Legge Levi: un bene per i librai o una disgrazia per i lettori?

13/04/2017 di Francesca R. Cicetti

Le proposte di modifica alla Legge Levi del 2011, tese a limitare la possibilità di sconto sul prezzo di copertina, fanno storcere il naso ad Amazon. Ma quali potranno essere le conseguenze per i lettori?

Ad Amazon proprio non va giù. Sarà perché questa modifica alla legge Levi, sul prezzo di copertina dei libri, sembra fatta proprio per danneggiare il colosso dello shopping online. La Levi del 2011, infatti, fissava il tetto massimo per lo sconto sul prezzo di copertina al 15%, 20% in alcuni casi particolari. Mentre la proposta recente suggerisce di abbassare drasticamente la percentuale: sconti non più alti del 5%. Eccezion fatta che per le fiere del libro, eventi letterari e vendita alle biblioteche pubbliche o private, dove lo sconto potrà raggiungere il 10 o il 20%. Insomma, una mossa per uniformare l’Italia all’andamento di gran parte dei paesi europei: dalla Francia all’Olanda, alla Spagna e alla Svizzera. E soprattutto, per impedire ad Amazon di succhiare via tutti gli acquirenti alle librerie, con le sue offerte succulente.

La ragione della manovra è quella di tutelare i piccoli e medi editori, le realtà più modeste schiacciate dall’e-commerce e dalla concorrenza imbattibile dei siti come Amazon Libri, calamite per i lettori attratti dai succosi sconti del 20%. E mentre le piccole librerie sono favorevoli alla modifica, tra i colossi la questione è più spinosa. Soprattutto Mondadori e il gruppo GeMs storcono la bocca. Il primo e il secondo editore italiani si dichiarano sfavorevoli: per loro la modifica non porterebbe alcun vantaggio al mercato editoriale italiano, ma anzi a pagarne il prezzo sarebbero proprio i lettori, che vedrebbero i prezzi dei libri crescere a dismisura.

In realtà, la stessa proposta di modifica di legge afferma il contrario. Sembrerebbe infatti che negli altri paesi dove è prevista una soglia per gli sconti, i prezzi siano in realtà calati. La Francia ne è un esempio. E anche in Italia ne abbiamo avuto un assaggio: dall’approvazione della Legge Levi e l’introduzione della soglia per gli sconti, il prezzo medio dei libri si è abbassato, per tornare a rialzarsi solamente nel 2016.

Resta incerto se sia davvero possibile paragonare il mercato francese a quello nostrano. Di sicuro lo stato della vendita libraria dei nostri cugini è molto migliore rispetto al nostro. Lì la grande distribuzione organizzata non ha subito il calo che ha vissuto da noi. Ma le incertezze sono ancora tante da non permetterci di dire se la modifica alla legge sia una benedizione per i piccoli editori o una maledizione per i lettori. Se incentivi, insomma, la vendita dei librai contro le grandi catene, o scoraggi lo sfortunato lettore occasionale attratto dalle fascette di saldi e offerte.

La questione si dirimerebbe facilmente, se fosse possibile capire gli svantaggi per i poveri acquirenti. Dovremo sopportare prezzi in rialzo per sfogliare un buon romanzo? Oppure avverrà l’esatto contrario? Insomma: sarà una spinta al mondo dell’editoria o un altro peso da trascinare? Quale che sia la risposta, il desiderio resta lo stesso: lasciateci leggere. A qualunque prezzo, ma permettetecelo.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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