La legge elettorale e la svolta del M5S

16/06/2014 di Federico Nascimben

Cosa c'è dietro l'annuncio a sorpresa di Grillo e Casaleggio: analizziamo le logiche politiche dietro alla scelta e confrontiamo la legge elettorale targata M5S con l'Italicum

Beppe Grillo

Ieri, Grillo e Casaleggio, attraverso il blog dell’ex comico, hanno comunicato a sorpresa che se il Presidente del Consiglio ritiene che la legge elettorale del M5S “possa essere la base per una discussione comune, il cui esito dovrà comunque essere ratificato dagli iscritti al M5S, [questi, ndri] batta un colpo. Il M5S risponderà”. Questo perché – proseguono i due – “la legge M5S è di impronta proporzionale, non è stata scritta su misura per farci vincere come è stato per l’Italicum, scritto per farci perdere”.

Lorenzo Guerini. Fonte: Wikipedia.
Lorenzo Guerini.
Fonte: Wikipedia.

Sempre secondo Grillo e Casaleggio, ci sono state due novità “che hanno cambiato lo scenario: il M5S ha una legge approvata dai suoi iscritti (e non discussa a porte chiuse in un ufficio del Pd in via del Nazareno) e Renzi è stato legittimato da un voto popolare e non a maggioranza dai soli voti della direzione del Pd. Quindi qualcosa, anzi molto, è cambiato”.

Poco dopo, Lorenzo Guerini, Portavoce e Vicesegretario del PD, ha risposto positivamente all’apertura del M5S (oltre a quella della Lega), suggerendo l’adozione dello streaming “visti i precedenti con i Cinque stelle”. Piuttosto a sorpresa, invece, Luigi Di Maio, Vicepresidente della Camera per il Movimento, inizialmente aveva ritenuto questa modalità “non necessaria”, per poi tornare sui suoi passi attraverso un tweet: “sono felice del fatto che il Governo abbia accolto la nostra proposta di incontro sulla legge elettorale. (lo streaming si farà)”. In serata, Renzi, intervistato dal TG5, ha confermato sia l’incontro che le modalità di trasmissione dello stesso.

Quanto accaduto nelle ultime ore rappresenta quindi l’ennesimo colpo di scena (o boutade, dato che le due espressioni sono spesso intercambiabili nella scena politica italiana) riguardante gli infiniti tentativi di riforma del nostro sistema istituzionale ed elettorale.

Ciò che ha spinto il duo Grillo-Casaleggio ad una retromarcia rispetto agli epiteti con i quali veniva finora dipinto Renzi, e rispetto all’impossibilità di aprire un qualsiasi tavolo di trattativa con lo stesso (si ricorderà infatti la famosa consultazione lampo in fase di insediamento del Governo, e le polemiche che questa scaturì anche internamente al M5S), è stato certamente l’esito delle elezioni europee che ha fermato il Movimento al 21% con circa 20 punti di distacco dal PD. Se quel “cambiamento culturale” del popolo italiano è davvero più lungo e difficile del previsto al cospetto del disegno rivoluzionario di G&C (parafrasando le dichiarazioni di Alessandro Di Battista del day after), ed ha portato come conseguenza al risultato delle europee, allora ad essere stata bocciata è stata la linea dura, pura ed intransigente del duopolio al comando, che dunque richiede un ammorbidimento ed una svolta che porti ad una percezione maggiormente propositiva (sulla scia delle indicazioni trapelate dall’ufficio Comunicazione del Movimento).

D’altra parte, inoltre, c’è molto probabilmente anche la volontà di mostrare all’elettorato l’impossibilità di conciliare la proposta grillina con l’Italicum, vista la diversità delle due e gli equilibri sui quali si reggono sia l’accordo di maggioranza che l’accordo del Nazareno (che dovrà essere ridiscusso in questi giorni con Berlusconi, e quindi vi è anche la volontà di provare a giocare d’anticipo). Ma approfondiamo meglio la questione contenutistica riguardante le proposte di legge elettorale al netto delle logiche politiche.

In sintesi, l’Italicum è un sistema di voto di base proporzionale valido solo alla Camera che suddivide l’Italia in 120 collegi attraverso un sistema a ripartizione nazionale con liste corte bloccate. Il premio di maggioranza (variabile) al primo turno scatta solo a condizione che il partito o la coalizione prenda almeno il 37% dei voti, in caso contrario si va ad un secondo turno fra i due partiti o le due coalizioni più votate in cui chi vince ottiene il 53% dei seggi, mentre i restanti vengono attribuiti su base proporzionale alle restanti forze politiche che abbiano superato le soglie di maggioranza: 12% per le coalizioni di partiti; 4,5 per i partiti coalizzati; 8% per i partiti che si presentano da soli. Si prevede inoltre la possibilità di un recupero per i partiti che abbiano una forte radicamento in determinate aree geografiche e la possibilità per i candidati di candidarsi fino in otto collegi differenti (c.d. candidature multiple).

La proposta di legge elettorale del M5S ha un impianto molto più proporzionalistico, è valida sia per la Camera che per il Senato, e suddivide il territorio nazionale in 42 circoscrizioni di natura intermedia, a loro volta suddivise in diversi collegi che eleggono dai 9 ai 13 Deputati (mentre per il Senato rispecchia la base regionale). Sono previste due schede: una per l’elezione della lista e una per esprimere fino a due preferenze (a seconda dell’ampiezza del collegio) verso i candidati. Oltre al voto disgiunto appena descritto, è prevista la possibilità di voto sfavorevole, cancellando fino a due nomi presenti in una lista. La soglia di sbarramento è sia naturale che flessibile a seconda della grandezza delle circoscrizioni (maggiore del 5% nelle 33 circoscrizioni che assegnano il 60% dei seggi, inferiore nelle restanti). Non sono previste le c.d. candidature multiple.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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