Legge elettorale, un riepilogo: cosa ci aspetta?

18/12/2013 di Luca Andrea Palmieri

La partita sulla legge elettorale va avanti, e si avvia ad essere uno dei punti di discussione più caldi dei prossimi tempi. Rilanciata da Matteo Renzi non appena è diventato segretario del Partito Democratico, la sua discussione è passata alla Camera.

La situazione – Ciò non risolve davvero i problemi del Partito Democratico, come ci spiega qui Federico Nascimben. Il passaggio alla Camera infatti ha una sola conseguenza: la discussione in commissione può avanzare, e si può arrivare a portare un testo in aula. Ciò grazie alla maggioranza che il Pd ha a Montecitorio, che potrebbe permettergli anche di votare una legge di propria totale fattura. Legge che però non avrebbe alcuna speranza di passare al Senato, dove c’è bisogno di una maggioranza corrispondente almeno a quella di governo. Il punto è che portarla davanti a un’altra commissione significa riavviare discussioni che erano ormai totalmente bloccate, con la certezza che, visto anche il contesto, si può arrivare a qualcosa. Giungere in Senato con un testo approvato dalla Camera, preferibilmente con l’appoggio di uno o più altri partiti, avrebbe tutto un altro peso, e la trattativa per l’approvazione definitiva della legge potrebbe ampliarsi anche ad altri fronti.

Matteo Renzi, Indulto e amnistia
Matteo Renzi, segretario del Partito Democratico

Le mosse di Renzi – E’ sulla base di questo che Renzi si sta giocando le sue carte: il suo obiettivo pare abbastanza chiaro: arrivare alle elezioni europee con dei risultati “di esempio” sul piano della stabilità e dei costi della politica, in modo da poter andare avanti, con questo governo o le elezioni con alle spalle una base che mostri la bontà del suo impegno. Per quanto si prospettino proposte, è infatti difficile arrivare a riformare il mercato del lavoro, o la pubblica amministrazione, nell’attuale contesto. Per questo il nuovo segretario del Pd è disposto a cercare un accordo soddisfacente con chiunque, anche a costo di mettere in pericolo la durata del governo : è notizia di questi giorni che ci sarebbe stato un incontro, poi smentito da entrambi, tra Brunetta e Dario Nardella, ex vicesindaco della giunta renziana di Firenze.

Le reazioni di Alfano – Sul tavolo ci sarebbe stato un possibile accordo per tornare al Mattarellum, quindi un sistema tendenzialmente maggioritario, con una correzione: via il meccanismo dello scorporo e trasformazione della quota del 25% proporzionale (a liste bloccate) in una sorta di premio di maggioranza. Dura la prima reazione del Nuovo Centro Destra: Formigoni ha minacciato la caduta del governo in caso di accordi fuori dalla maggioranza. La reazione del gruppo di Alfano è prevedibile: un sistema del genere, salvo accordi di desistenza interni al centrodestra, che potrebbero comunque essere molto penalizzanti, rischierebbe di produrre lo schiacciamento della nuova corrente politica da parte di Berlusconi. O più probabilmente si creerebbe una situazione per cui tutto l‘affaire scissione sembrerebbe una gran barzelletta: un nuovo matrimonio, magari non ufficiale, tra Ncd e Forza Italia sarebbe più che mai necessario, e per gli alfaniani il ritorno alla casa madre sarebbe con la coda tra le gambe. Tant’è che è notizia di queste ore il dibattito tra Alfano e Renzi durante la presentazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa: Renzi ha confermato che l’accordo deve essere il più ampio possibile, e non per forza solo di maggioranza, cosa che ha invece richiesto Alfano.

La crisi del Nuovo Centrodestra
I crucci del vice-premier Angelino Alfano

Il Mattarellum: problemi e possibili soluzioni – C’è da vedere specificamente quale potrebbe essere il sistema elettorale presentato. Vero è che il Mattarellum è una legge già praticamente pronta, e che tutti i leader delle principali forze (da Grillo a Berlusconi passando per lo stesso Renzi) si sono detti disposti a discuterne. Bisogna vedere quanto consenso ci sarà sulle eventuali modifiche. Queste sono però necessarie, per due motivi specifici. Il primo è che nel 25% proporzionale c’è il sistema della scorporo, che, come visto qualche mese fa, alla Camera è aggirabile: in pratica un sistema nato per ridurre i possibili eccessi maggioritari della legge finisce per incrementarli. Insomma, presa la legge, già pronto l’inganno. Il secondo punto riguarda proprio le liste bloccate di quel 25%: a vedere le dichiarazioni della Corte Costituzionale è possibile pensare che ogni genere di listino senza preferenze possa essere considerato illecito: problema che sarebbe comune a una sua conversione in premio di maggioranza, anche se alcuni costituzionalisti già dicono che, se solo per un 25% dei seggi, il punto potrebbe essere superato.  Per capirci di più bisognerà attendere le motivazioni della sentenza della Corte, a meno che non vi siano altri tipo di modifica.

Le insidie – C’è però un ultimo problema di fondo, che nella situazione attuale sarebbe difficilmente superabile: il rischio che nessun sistema, doppio turno incluso, possa permettere la governabilità. Se andiamo a osservare la distribuzione del voto nelle ultime elezioni, regione per regione, vediamo come i singoli partiti vincenti siano stati molto diversi a seconda della zona. Certo, accordi di coalizione possono aiutare a superare il problema, ma rimane il fatto che nell’attuale caos istituzionale c’è il rischio che la spaccatura nei voti tra le varie zone sia tale che nessuno abbia la possibilità di raggiungere la maggioranza in Camera e Senato. Altrimenti, in un sistema tripartito come quello attuale, il problema potrebbe essere persino opposto: immaginatevi 12 milioni di persone che votino il Movimento 5 Stelle che, in assenza di accordi di coalizione, non riesca ad ottenere che pochissimi seggi. Il rapporto voti ottenuti/seggi ottenuti sarebbe francamente poco democratico. In un doppio turno il problema invece verrebbe dall’imprevedibilità degli sconfitti al primo turno: chi voteranno al secondo turno i perdenti, che siano di Pd, Pdl o Movimento 5 Stelle? Insomma, con l’attuale status politico del paese, le larghe intese rischiano di diventare una necessità perenne: tutto è in bilico, a meno che una delle forze politiche non diventi distintamente maggioritaria.

 

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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