Legge elettorale: i perché delle scelte dei partiti

27/03/2015 di Luca Andrea Palmieri

C’è a chi conviene il maggioritario e a chi no. Chi guadagnerebbe dall’ingovernabilità e chi ha bisogno di una soglia di sbarramento alta: cerchiamo di vedere cosa guida i partiti nella grande trattativa che ruota intorno all’Italicum

Manca un mese al voto in aula per la legge elettorale: il 27 aprile, infatti, la Camera si esprimerà per quello che potrebbe essere l’ultimo passaggio prima che l’Italicum diventi ufficialmente il nuovo sistema di voto del nostro Parlamento, anche se da luglio 2016 (complice una clausola per l’attesa della fine delle riforme istituzionali).

La legge sarà quella che conosciamo oggi, con i suoi pregi o difetti, o ci saranno novità, che comporterebbero comunque un ulteriore passaggio al Senato? Difficile dirlo, perché, a sentir le voci, le trattative non mancano, e questo mese rischia di essere davvero infuocato.

D’altronde su una questione come questa c’è di che essere un po’ più cinici del solito. Diverse sono le proposte presentate sul tavolo, così come le idee portate avanti, ed alla fine l’ha spuntata la proposta renziana con un’abbondante spruzzata di Denis Verdini, senza contare un tocco, seppur minimo di NCD. Gli altri – minoranza Pd compresa – sono rimasti al palo, ed oggi lanciano i propri strali contro Matteo Renzi proprio sulla base del decisionismo con cui il premier ha portato avanti la sua idea, privilegiando gli alleati a volte contro il suo stesso partito.

Bersani legge elettorale
“Io così com’è non lo voto”: le ultime parole di Pier Luigi Bersani sull’Italicum

Il punto è che la legge elettorale fa parte del complesso delle “regole del gioco”, come spesso le ha definite lo stesso Renzi. E se non ne sono il pezzo più importante, poco ci manca: definiscono chi entra nella competizione parlamentare, in che modo e secondo quali rapporti di forza. Ovvio che tutti cerchino di portare acqua al proprio mulino. E le accuse di antidemocraticità, le critiche di ogni genere alla fin fine sono sincere fino a un certo punto: tutto sommato, per ciascun partito, il sistema ideale è quello che porta più acqua al suo mulino.

Non è solo un cinico slogan. Per capire cosa si intende, facciamo una piccola premessa: un sistema elettorale perfetto non esiste. Esistono i sistemi politici, che cambiano nel tempo (gli ultimi 20 anni italiani lo dimostrano bene), e con la loro mutazione cambiano gli equilibri e le capacità delle leggi elettorali di recepirli.

Molto ruota intorno a concetti come governabilità e rappresentatività. Un sistema perfettamente proporzionale ha sicuramente il vantaggio di riflettere alla perfezione le scelte dell’elettorato, ma chi governa? Ad oggi sarebbero ipotizzabili solo larghe coalizioni, poco credibili. Grillo e il Pd? Ancora il Pd con Berlusconi? Viceversa, un sistema maggioritario ha l’effetto opposto: un partito, o una coalizione, al governo ci va, ma a che prezzo? Il rischio è che i parlamentari eletti siano una montagna rispetto ai voti effettivamente presi. Ci sono tante possibili soluzioni (una su tutte, il doppio turno, previsto nell’Italicum e tanto amato dai francesi), ma trovare un vero equilibrio è questione molto complicata.

Alla fine, tutti vogliono partecipare al “gioco” e tutti vogliono farlo in modo da risultare più influenti possibile, anche nel lungo termine. Un esempio su tutti, il Pd: con percentuali tra il 38 e il 40% il partito di Matteo Renzi ha tutto l’interesse a portare avanti l’attuale legge elettorale. Col 40% dei voti andrebbe al governo direttamente, col secondo turno rimarrebbe comunque favorito, almeno con le attuali proporzioni. Non possono dunque stupire le periodiche dichiarazioni di Guerini, della Boschi o chi per loro in difesa del progetto elettorale attuale.

Viceversa, il Movimento 5 Stelle ha cambiato idea più di una volta, arrivando poi a una legge elettorale votata on-line, con la supervisione del prof. Aldo Giannuli. Si tratta di un sistema proporzionale, con collegi intermedi, soglia di sbarramento, e voto di preferenza. Tutto coerente con le idee del Movimento, in particolare il sistema proporzionale e le preferenze, capisaldi dell’idea politica stellata. Ma sono presupposti ottimi anche per il Movimento in sé: data la ritrosia di Grillo e i suoi per le alleanze, una legge proporzionale porterebbe gli altri a “non vincere”, o ad alleanze scomode. Risultato, una posizione migliore degli stellati con un elettorato sempre più stanco e scontento.

Forza Italia è ormai nel caos, e la situazione elettorale certo non aiuta. La prima bozza dell’Italicum, che prevedeva una sfida tra coalizioni, era forse la migliore per il Berlusconi del tempo, sopra il 20% nei sondaggi e con la possibilità di creare un’alleanza elettorale competitiva. Le cose, da allora, sono molto cambiate. FI è crollata al di sotto della Lega. Intanto le coalizioni per il secondo turno sono state sostituite dai singoli partiti. Quando fu presa questa scelta, ci si chiese cosa stesse passando per la testa di un Berlusconi già in difficoltà: non sorprende che i forzisti siano lontani dal testo che hanno loro stesso contribuito a formare, Mattarella o non Mattarella: tutto ciò nonostante i notevoli guadagni ottenuti in sede di trattativa. Il sistema dei collegi plurinominali, con capilista bloccati, era in sostanza un regalo a Berlusconi, una soluzione al suo problema dei candidati radicati sul territorio (buoni per preferenze o uninominale), che, al di là del carisma del leader, non sono poi molti.

E gli altri? La Lega non sembra volersi esprimere: Matteo Salvini a tempi alterni dichiara che l’Italicum è una “schifezza”, ma non va oltre. Il sospetto è che nel Carroccio non abbiano ancora le idee chiare: la questione probabilmente è capire qual è il potenziale elettorale e a cosa conviene puntare davvero. Viceversa ad NCD, bassissimo nei sondaggi e ancorato alla sopravvivenza del Governo, sembra star bene tutto, fino a che la soglia di sbarramento non è t

Legge elettorale Salvini
Non c’è ancora chiarezza sulle posizioni della Lega di Salvini su di una legge elettorale per l’Italia

roppo bassa. D’altronde, anche un esperto professore come Gaetano Quagliariello per ora non batte ciglio (mentre si avvicina, a quanto pare, al Ministero per gli Affari Regionali).

Sorprendentemente è la minoranza Pd a porre questioni rilevanti sul rapporto tra legge elettorale e riforma costituzionale, temendo un eccessivo peso decisionale del Governo: il problema sarebbero soprattutto preferenze e capilista bloccati. Tutto giusto, ma perché non prendersela anche con la riforma delle Camere? Il sospetto è che dietro ci siano i rischi per la rielezione di molti dei deputati di vecchio corso del Pd.

Forse, alla fin fine, è più coerente chi non ha niente da perdere. Scelta Civica ormai ha percentuali minime, e un’ottima fetta dei suoi parlamentari è migrata nel Pd, compreso il ministro Giannini. Probabilmente voteranno comunque per l’Italicum attuale. Fatto sta che la loro proposta di legge, ancora presente sul sito ufficiale del partito, prevede un sistema elettorale misto, per metà proporzionale e per metà maggioritario con collegi uninominali; in più, la possibilità di coalizioni, e premio di maggioranza col 42%: se nessuno lo raggiunge, secondo turno di coalizione. Infine, soglia di sbarramento al 4%. Una proposta interessante, ma mai discussa davvero. Ma questa in fondo è proprio la maledizione di chi i numeri, in Parlamento, non li ha.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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