La legge elettorale passa alla Camera

12/12/2013 di Federico Nascimben

Reciproco scambio fra Montecitorio e Palazzo Madama: al primo la riforma elettorale, mentre al secondo le riforme costituzionali

L’esame della legge elettorale, visto lo stallo politico al Senato, passa ora alla Camera. In una nota congiunta, i Presidenti di Palazzo Madama e Montecitorio, hanno dichiarato: “nel definire l’intesa sul passaggio della materia elettorale alla Camera dei deputati, hanno convenuto sull’esigenza, anche ai fini di un’equilibrata condivisione dell’impegno riformatore, che il Senato abbia la priorità nell’esame dei progetti di legge di riforma costituzionale già presentati e preannunciati, in particolare quelli concernenti il superamento del bicameralismo paritario e per l’avvio di un più moderno ed efficiente bicameralismo differenziato“.

Matteo Renzi
Il segretario del Pd Matteo Renzi

Qualcosa si muove… – Finalmente qualcosa si muove, e ovviamente (per l’ennesima volta) la politica si muove eterodiretta dalla recente sentenza della Corte Costituzionale che ha sancito l’illeggittimità di due aspetti chiave del Porcellum: premio di maggioranza e liste bloccate. Il passaggio avviene – come sottolineato nella nota congiunta – in un’ottica di scambio tra Camera e Senato: alla prima la riforma del sistema di voto; al secondo quella dell’intero assetto istituzionale, ma con un preciso focus “interno” (vedremo quindi “se” e “cosa” partorirà questa autoriforma). In ogni caso, nonostante questi dati positivi, occorre segnalare le dichiarazioni di Franceschini e Quagliariello seguite alla pubblicazione della nota. Il primo ha dichiarato: “Vorrei si ricordasse che le legittime opinioni diverse tra gruppi della maggioranza sull’iter dei provvedimenti, non c’entra nulla col principio ribadito dal presidente del Consiglio e dai leader dei partiti che sostengono il governo, a cominciare dal neosegretario del Pd Matteo Renzi, che sulle regole si parte ovviamente da un’intesa dei partiti di maggioranza, per poi doverosamente cercare un accordo più largo in Parlamento. Il secondo, collegandosi a quanto detto da Franceschini in precedenza, ha sottolineato: “L’ovviamente di Dario Franceschini chiude ogni polemica, ora accordo a partire dalla maggioranza e avanti tutta su riforme e legge elettorale!”.

…ma non troppo Le (dovute) precisazioni ci consentono di tradurre il politichese in: “spostiamo sì l’esame della legge elettorale alla Camera, ma senza un accordo politico di maggioranza sul quale e sul come sarà il nuovo sistema di voto non si va da nessuna parte, ergo il centrosinistra e Renzi – visti i numeri – non tirino troppo la corda a Montecitorio con il doppio turno, perché tanto l’aritmetica rende obbligatorio il consenso del centrodestra a Palazzo Madama”. Il problema di fondo quindi non è per nulla superato, e la voglia di un sistema che non sfavorisca i partiti più piccoli a favore del bipolarismo (leggi: proporzionale) appare invece in forte crescita dopo la rottura fra FI e NCD e Casini e SC, visto anche che Letta è pure, in un certo senso, debitore ad Alfano per aver tirato dritto sostenendo il suo esecutivo. Renzi quindi può si cantare vittoria… Ma non troppo.

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Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
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