Legge di stabilità: più deficit, meno tasse

22/10/2015 di Alessandro Mauri

La legge di stabilità presentata dal governo prevede meno tasse e più deficit: una scelta rischiosa che però potrebbe pagare

La Legge di stabilità approvata dal Consiglio dei ministri ha suscitato reazioni contrastanti, tra l’apprezzamento di Confindustria e le critiche di opposizioni e minoranza interna. Vediamo i punti di forza e i limiti della manovra del governo Renzi.

Le misure principali – Innanzitutto la voce più importante della Legge di stabilità, che si aggira tra i 26,5 e i 29,5 miliardi di euro (in base alla concessione o meno della “clausola migranti”), è rappresentata dalle clausole di salvaguardia previste per il 2016, che vengono disattivate per un valore di 16,8 miliardi di euro. Un secondo intervento particolarmente rilevante inserito nella legge di stabilità è rappresentato dall’abolizione delle tasse sulla prima casa per 3,7 miliardi di euro, oltre all’abolizione di IMU agricola e sugli imbullonati, per altri 900 milioni di euro. I comuni saranno tuttavia interamente compensati dallo Stato per i mancati introiti derivanti da IMU e TASI di loro pertinenza. Sono previste anche nuove regole relative al patto di stabilità, grazie alle quali sarà possibile sbloccare risorse che gli enti locali hanno in cassa per circa 1 miliardo di euro, a patto che vengano utilizzate per investimenti e non per spesa corrente.

Viene azzerata l’IRAP agricola e per il settore delle pesca. Importante anche la misura introdotta per incentivare gli investimenti in beni strumentali, il cosiddetto “super ammortamento”, che permette di dedurre il 140% delle spese per investimenti. Infine la riduzione dell’IRES dal 27,5% al 25% potrebbe essere anticipata dal 2017 al 2016 nel caso in cui le istituzioni europee riconoscano la cosiddetta “clausola migranti” per una maggiore flessibilità. Altri interventi riguardano la lotta alla povertà, l’assunzione di professori universitari e ricercatori e incentivi alle assunzioni, pur se ridotti rispetto a quelli vigenti nel 2015.

Le risorse a copertura – Prima di esaminare in dettaglio alcune misure previste dalla legge di stabilità, occorre valutare in che modo il governo intende trovare le coperture necessarie. Circa 14,6 miliardi di euro vengono dalla maggiore flessibilità concessa (quindi maggior deficit) per via delle risorse implementate dal governo, 2 miliardi arriveranno dalla voluntary disclosure e 8,9 miliardi dalla spending review e da “altri efficientamenti”. La riduzione della spending review a soli 5,8 miliardi dai 10 inizialmente previsti, unita al finanziamento in deficit della legge di stabilità costituisce il punto debole della manovra.

Premesso che, in ogni caso, ci si muove all’interno dei margini concessi dall’UE (e che molti altri Paesi europei ben si guardano dal rispettare), il governo punta a ridurre il debito non attraverso il contenimento del deficit, ma attraverso una ripresa più sostenuta, grazie agli interventi previsti dalla legge di stabilità. Si tratta di una motivazione certamente comprensibile, ma ci si poteva aspettare qualcosa di più dalla spending review: se è vero che buona parte di questa sarebbe giunta dalle tax expenditures (tagli di agevolazioni fiscali e, quindi, maggiori imposte), è altrettanto vero che con essa si sarebbe potuto anticipare al 2016 il taglio dell’IRES senza dover invocare la “clausola migranti”.

Punti di forza e di debolezza – Non ci sono dubbi sull’utilità (anzi la necessità) di abolire l’IMU sui terreni agricoli e sugli imbullonati, nonché l’IRAP su agricoltura e pesca, per sostenere le imprese, in particolare quelle agricole, che rappresentano una risorsa ancora non pienamente sfruttata all’interno della nostra economia. Una buona misura sembra essere anche il “super ammortamento” per gli investimenti industriale, che in altri Paesi dove è stato introdotto (per esempio la Francia) si è dimostrato molto utile: rilanciare gli investimenti, fermi al palo da molto tempo, è un ottimo strumento per rilanciare l’economia nel suo complesso.

Il capitolo più spinoso è quello legato all’abolizione dell’IMU/TASI sulla prima abitazione: lo stesso Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha affermato in un intervista al Sole24Ore che sarebbe stato meglio iniziare a tagliare le tasse sul lavoro o alle imprese prima di quelle sul patrimonio. Del resto anche le indicazioni dell’Unione Europea vanno da tempo in questa direzione. Il punto che però non viene colto è la specificità dell’Italia, in cui il tasso di cittadini con una casa di proprietà è molto elevato, e non si può certo sostenere che la maggior parte di questi posseggano patrimoni o redditi rilevanti. Dunque abolire le tasse sulla prima casa potrebbe dare spinta ai consumi dei ceti medi (bloccati anche dalla imprevedibilità delle tasse sugli immobili, cambiate sostanzialmente da ogni governo negli ultimi 4 anni) e ridare fiato ad un settore immobiliare stremato dalla crisi. La soluzione migliore sarebbe stata probabilmente legare le imposte sugli immobili anche al reddito, e introdurre detrazioni più elevate per famigliari a carico, ma il governo ha deciso di seguire una linea più politica, cercando di dare un segnale forte sul campo del taglio delle tasse.

In conclusione nella legge di stabilità si trovano misure in buona parte condivisibili, considerando le scarse risorse disponibili, sia per vincoli di bilancio, sia per le clausole di salvaguardia da disinnescare (e serviranno altri 36 miliardi di euro nei prossimi due anni). Restano i dubbi sulla riduzione della spending review e sull’aumento del deficit: se l’Italia dovesse effettivamente crescere significativamente sarà una scommessa vinta, altrimenti la riduzione delle tasse non potrà che essere effimera.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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