Se l’Italia è incapace di decidere anche sulla cannabis

09/01/2014 di Giacomo Bandini

La legalizzazione delle droghe leggere come spunto di riflessione sull'Italia

Dovuta premessa – Europinione non prende posizione in merito alla legalizzazione della cannabis. L’articolo è stato scritto per porre in luce l’ennesima mancanza di decisionismo tipica della politica italiana e del Paese in generale.

Marijuana sì o no? – Può sembrare strano o bislacco (per gli italiani più conservatori lo sarà sicuramente), ma la questione legata alla legalizzazione o meno della Cannabis investe molti più settori di quelli che si possono pensare fino a diventare la metafora di un Paese. In Italia il dibattito è improvvisamente riemerso sull’ondata di attenzione globale all’argomento e pare parzialmente riaperto. Nonostante siano ben lontani i tempi in cui Pannella distribuiva “erba libera” durante i comizi, la problematica è riuscita in questi giorni a dividere le parti politiche chiamate in causa. Insomma, piaccia o meno, lo scontro sulla legalizzazione delle droghe leggere rispecchia oggi un certo dissidio interno dei rinnovati partiti e della società che dovrebbero rappresentare, fra ultra-conservatori e ultra-libertari, passando per gli immancabili “possibilisti-moderati”.

Una parentesi di attualità – In America la questione è riuscita al contrario a mettere d’accordo esponenti Democratici e Repubblicani, avvicendati nel sostenere i pro della sua legalizzazione nel Colorado, dopo Washington, e nel continuare la campagna di favore in Oregon, Arizona e Michigan. Esiste persino una lobby a difesa degli interessi dei produttori e consumatori di Cannabis: è la National Cannabis Industry Association. Unico fermamente contrario sembra essere Obama assieme al suo staff. A farlo desistere dalla personale campagna di condanna non è servita nemmeno la previsione di introiti derivante dalla gestione del prodotto in Colorado. È previsto infatti un aumento del 64% tra il 2013 e il 2014 della vendita di cannabis legale con indotti pari a 2 miliardi e mezzo di dollari, oltre ad un non ancora prevedibile incasso derivante dalla tassazione dei venditori e dei consumatori. Per non parlare dei benefici portati direttamente alla guerra contro il narcotraffico. Un mercato illegale in meno di cui occuparsi e meno risorse sprecate nel bloccare l’arrivo dal Centro-Sud America. Chiaramente ciò non fermerà del tutto i cartelli della droga, ma può perlomeno rappresentare un risparmio sensibile di tempo e denaro, sostengono i favorevoli sostenuti dai riscontri positivi dei Paesi già predisposti al consumo legale.

SEL, partito guidato da Nichi Vendola, è uno dei più accesi sostenitori della legalizzazione delle droghe leggere.
SEL, partito guidato da Nichi Vendola, è uno dei più accesi sostenitori della legalizzazione delle droghe leggere.

La tipica indecisa Trimurti italiana – Nell’Italia della crisi infinita e della mancata ripresa, il potenziale benefico esaltato da economisti e politici di varia natura  viene ancora trattato con diffidenza e preso in considerazione solamente da pochi (probabilmente vecchi o abituali consumatori). Vendola in primis. D’altronde non potrebbe essere diversamente visto che la Puglia conta il più alto numero di comitati pro-cannabis a scopo terapeutico di tutto il Paese e possiede numerose serre per la coltivazione del prodotto finale. Si è svincolato poi dalla massa anche il leghista Fava, salito oggi alla ribalta per aver semplicemente proposto di dibatterne e subito zittito dal neosegretario Salvini, preoccupato di non rovinare ulteriormente i rapporti con la base leghista assai cattolica e di retaggio democristiano. Nell’ala degli ultra-conservatori troviamo di necessità il Nuovo Centrodestra di Alfano e Forza Italia. Contrari su tutta la linea e assai timorosi che vengano rispolverate le inadeguatezze e le incoerenze della legge Fini-Giovanardi; un danno d’immagine piuttosto considerevole. Infine va esaminata la terza parte in gioco. I “possibilisti-moderati” rappresentati dal condottiero Renzi, ma il partito è diviso. Non dimentichiamoci che al suo interno vive ancora forte una corrente di ex-democristiani, ben poco disposti a simili novità di stampo progressista.

La Fini-Giovanardi è ancora lì – E allora, come al solito, si veda ad esempio il ritorno o meno delle Case chiuse o il dibattito sulla Bossi-Fini, l’Italia improvvisamente si ferma un attimo, si guarda intorno e non decide assolutamente nulla. Tutti discutono, desiderano, elogiano. Allo stesso tempo rimandano al giorno seguente e a quello dopo ancora. Se questa volta l’argomento poteva perlomeno servire a porre l’attenzione sulla legge Fini-Giovanardi, le speranze allora sono state largamente deluse. A parte infatti le timide parole di un Renzi fin troppo indaffarato, il solo risultato ottenuto si traduce nell’iniziativa personale del senatore Manconi, depositario di un ddl sulla depenalizzazione del possesso di Cannabis. Nulla di strutturale, di veramente fondamentale, semplicemente la proposta di un interventino. E dunque a cosa serve parlare di Marijuana, droghe, economia e coraggio di cambiare, se non si è nemmeno mai capaci di  operare una scelta?

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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