Lega vincitrice. Con due incognite e la tentazione Zaia

02/06/2015 di Andrea Viscardi

Dalle urne esce un verdetto chiaro: la Lega Nord è al momento l'unico player competitivo della destra italiana. Ma il progetto di “Partito Nazionale”, con lo scarso risultato in Puglia, è il segnale che sfondare al Sud sarà ancora più difficile di quanto creduto. E l’astensione…

Lega Nord

Inutili i tentativi di ridimensionare il risultato. Le elezioni regionali hanno sancito che, chi esce veramente rinforzato a livello locale, risponde al nome di Matteo Salvini. E non è un caso, forse, che in una situazione come quella odierna i frutti migliori siano stati colti da un partito profondamente radicato e attivo sul territorio. Da una parte il PD di Renzi, troppo occupato nelle stanze del potere a far passare riforme spesso indigeste, ed incapace di rottamare veramente un partito che a livello locale è quasi ovunque caratterizzato da lotte intestine, e i cui volti, per la maggior parte, sono quelli di politici riciclati, magari in modo neanche troppo convinto. Il risultato è che, nelle città, poco o per nulla è stato vissuto, dopo un entusiasmo iniziale, un vero cambiamento nel fare politica.

Una Lega che, laddove si è presentata, fatta eccezione per la Puglia, non è mai andata sotto il 13%, distaccando un partito, quello di Forza Italia, che se oggi può parzialmente festeggiare a causa del risultato ligure, lo fa solo ed esclusivamente perché il Carroccio è stato in grado di sostenere Toti con il 20 per cento dei voti. Un risultato impensabile solo un anno fa. Se consideriamo il plebiscito veneto – dove il 17% è mitigato in modo sostanziale dalla lista Zaia -, l’inaspettato risultato toscano in asse con FdI e l’ottimo 13 per cento nelle marche, allora si può veramente dire che, in un’Italia caratterizzata da un forte astensionismo come quella di domenica, difficilmente la leadership a destra potrà essere ipotecata da qualcuno diverso da Salvini, con buona pace di Silvio Berlusconi.

Difficile, però, comprendere quanto il percorso di trasformazione del Carroccio possa giungere a compimento. Da una parte, infatti, il risultato è stato favorito dall’enorme astensione che ha caratterizzato la giornata elettorale. Storicamente, l’elettorato verde risente in modo inferiore del fenomeno, un fenomeno, però, che dubitiamo potrebbe ripetersi in occasione di eventuali elezioni politiche, qualora gli italiani fossero chiamati ad eleggere le camere dopo aver assistito a tre governi “non eletti”.

La seconda incognita, che pesa in modo ben maggiore, è quella di riuscire a portare la Lega oltre la linea gotica, ma soprattutto nel profondo sud. Il 2 per cento ottenuto in Puglia è una nota profondamente negativa, anche a fronte dei proclami di Salvini, che aveva parlato, quantomeno, di un 6-7%. Certo, occorre in questo caso valutare due questioni: da una parte lo strapotere di Emiliano, dall’altra il fatto che si trattava di elezioni Regionali e, qualora si andasse alle urne per le politiche, effettivamente sarebbe più facile per qualche pugliese votare carroccio, ma è innegabile che l’Italia del centrodestra risulta spaccata in due: al centro nord la Lega, al centro-sud, invece, Forza Italia, capace di affermarsi ancora intorno al 20 per cento sia in Campania che in Puglia.

Qualche punto in più non basterebbe, quindi, per avvallare la strategia di un Salvini che, ad oggi, non potrebbe in alcun modo giocarsi la partita di un eventuale ballottaggio, che sarebbe ottenuto – piuttosto facilmente – dal M5s. Una situazione pronta a ribaltarsi completamente qualora si trovasse un punto d’accordo proprio con Forza Italia, ipotesi al momento neanche presa in considerazione dal leader leghista, a causa delle posizioni verso Europa ed Euro.

Qualcuno, però, mormora che si starebbe pensando di completare la trasformazione del Carroccio attraverso un nome come quello di Luca Zaia. Un leghista di “amministrazione”, moderato, ben visto anche nel centrodestra. Se Salvini si accontentasse della possibile poltrona di sindaco di Milano, condurre la “marcia verde” su Roma, nei prossimi tre anni, con al vertice il governatore del Veneto, potrebbe rappresentare quell’asso capace di portare via a Forza Italia ulteriori voti, e magari di sfondare, veramente, anche al sud.

 

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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