Lega, Salvini vs. Tosi: il Veneto vale il centro-destra?

17/03/2015 di Edoardo O. Canavese

Salvini ostenta ottimismo: Zaia vincerà in Veneto, nonostante la cacciata di Tosi. Che non ci sta e scende in campo, minacciando di affondare la Lega Nord nel suo principale feudo; anche a costo di scompaginare nuovamente il centrodestra, anche a costo di favorire la Moretti.

Tosi e Salvini

Tutto da perdere – Alla prima, vera prova di maturità, la Lega Nord di Matteo Salvini si presenta spaccata in due. E’ vero, in occasione delle Europee ’14 il pur contenuto risultato si rivelò un trionfo rispetto al ridimensionamento generale della destra italiana. Tuttavia oggi Salvini è il leader del momento; il più presente nei salotti tv, il più twittato, il più discusso. E il Veneto è la regione più leghista. Se altrove sarà lecito attendersi un incremento percentuale che confermi l’ascesa della Lega, un successo indipendentemente dal risultato finale, in Veneto non ci si può attendere che un risultato: la vittoria. Diversamente, anche in caso di ballottaggio, le camicie verdi, e soprattutto Salvini, ne uscirebbero malconci. L’eurodeputato lo sa, e si lascia andare ad esternazioni al limite della tracotanza: “Zaia vince se mi candido io, ma anche se si candida Gesù bambino”, ha dichiarato. Zaia come Barabba?

Pasticciaccio veronese – E dire che oggi Luca Zaia sarebbe potuto esser vincente già sicuro sulla sfidante Moretti, con almeno trenta punti di vantaggio nei sondaggi. La cacciata del sindaco di Verona Flavio Tosi, però, ha rimesso tutto in discussione. Come si è arrivati a ciò? Per capire come Salvini sia arrivato a cacciare dal suo partito uno degli uomini più popolari del centrodestra, bisogna fare un passo indietro, alla segreteria Maroni. L’oggi presidente della Lombardia aveva in mente un progetto preciso: divenire il padre nobile di una nuova, giovane Lega, ripulita dagli scandali dei Bossi, guidata da un segretario carismatico e pronta a prestare al centrodestra un proprio candidato premier. I due furono presto trovati: il primo, Salvini, guida del partito dal dicembre 2013, il secondo Tosi. Un piano apparentemente perfetto, tanto più in virtù del vuoto leaderistico del centrodestra. Un piano che il Salvini piglia-tutto e lo stesso Maroni, scalzato dal protagonismo del suo segretario, hanno compromesso, rischiando di compromettere le elezioni venete.

Il Tosi furioso – Tosi non è solo uno dei sindaci più amati d’Italia. E’ soprattutto il segretario della Liga Veneta, ventricolo orientale del cuore leghista, da sempre in rapporto concorrenziale con i colleghi lùmbard. Quello del 2014 è un Tosi indispettito dall’incapacità di Maroni di contenere l’entusiasmo di Salvini, anche quando si tratta di gestire il partito regionalmente. Non piace al sindaco la carta bianca che il suo segretario dà a Zaia per la ricandidatura; la Lega in Veneto si chiama Liga, e lui ha diritto di parola in proposito. Tosi reclama un maggior coinvolgimento, Salvini snobba lo scaligero, Maroni prima difende Tosi poi scompare, assorbito dal salvinismo. A febbraio arriviamo allo scontro: Tosi minaccia di candidarsi, Salvini lo accusa di aver fatto della sua fondazione, “Ricostruiamo il Paese”, un partito embrionale, e paventa la cacciata. Detto fatto: l’accordo tra i due non si trova e il 10 marzo Tosi è accompagnato alla porta. Eccesso di prepotenza di un atteggiamento politico, quello di Salvini, che non conosce diplomazia.

Candidatura kamikaze – Oggi il sindaco di Verona è candidato alla guida del Veneto. Una discesa in campo che scompagina una battaglia elettorale che pareva già scritta. In via Bellerio, nella sede della Lega Nord, trapela preoccupazione; Tosi gode di grande popolarità nella sua regione, ad oggi si attesterebbe al 15-20% delle preferenze. La candidata Pd Alessandra Moretti brinda: partita con tutti gli sfavori del pronostico, rischia seriamente di conquistare almeno il ballottaggio, crepando lo strapotere verde del nord-est. Se non addirittura di vincere. Se si immaginasse un testa a testa Zaia-Moretti, Tosi potrebbe dirottare i propri voti verso l’ex eurodeputata dem, in un’operazione magari sostenuta anche da Forza Italia, in un clamoroso tentativo di Berlusconi di ridimensionare Salvini e riprendersi il centrodestra.

La “spallata” destra – Tosi e Berlusconi non si son mai amati. Il sindaco, come Fitto, appartiene a quella categoria di destri che reclama ricambio generazionale e nuove regole per il centrodestra. Ma Salvini rappresenta un pericolo ancora maggiore per l’ex Cav; negli ultimi mesi lontano dalla politica, l’ex premier ha perso contatto col proprio elettorato, a tutto vantaggio dell’eurodeputato, che oggi è il leader più carismatico della destra italiana. Silvio non si accontenta del secondo posto e sa che un’imbarcata leghista in Veneto significherebbe una tragica sconfitta per Salvini. Due le strade: o restare con Zaia, ma imporsi come determinanti per la riconferma in Veneto e riportare coi piedi per terra Salvini; o passare con Tosi e condannare Zaia. In entrambi i casi, Berlusconi sa che un’ampia vittoria di Zaia vorrebbe dire l’estinzione di FI al nord, e quindi ben venga una pur leggera spallata.

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Edoardo O. Canavese

Classe '91, milanese. Diplomato al liceo classico Giovanni Berchet, laureato in Storia presso l'Università degli Studi di Milano. Ossessionato dalla politica italiana dalla sfiducia al secondo governo Prodi, ne fa oggetto privilegiato della sua grande passione, la scrittura. E' ottocentista, saudosista, floydiano.
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