Lega Nord, quale immagine arriva da Pontida?

10/04/2013 di Giacomo Bandini

Gli umori a Pontida – Da una manifestazione ripetutasi puntuale nel corso degli anni si possono capire gli umori e le dinamiche interne a un partito. Situazione tragicomica, allora, quella della lega. In un teatro dell’assurdo, a Pontida, bossiani e maroniani non solo hanno scaldato gli animi insultandosi a vicenda, ma si è sfiorata addirittura la rissa. Neanche a dirlo, i media si sono leccati i baffi. Chi è stato a Pontida sa quali siano i personaggi presenti, i loro modi di fare, spesso specchio di quella tendenza sanguigna dei loro rappresentanti politici – soprattutto quelli della prima ora.  Nonostante questo le immagini degli spintoni è capace di dare perfettamente l’idea di cosa stia avvenendo all’interno del movimento. La Lega Nord infatti sembra non essersi ancora ripresa dalla crisi aperta con gli scandali corruzione e non riesce più a unificarsi sotto il nome  di un solo condottiero, stratificandosi in varie realtà.

Lega Nord, Bossi e Maroni
Lega Nord, Bossi e Maroni

Le correnti – Bossiani contro Maroniani, leghisti lombardi contro leghisti veneti ,veneti per Zaia e veneti per Tosi e infine filoberlusconiani contro antiberlusconiani: questo il panorama formatosi nel tempo e acuitosi con l’addio forzato di Bossi alla segreteria del partito. Il risultato del consolidamento di queste correnti ha poi determinato una serie di espulsioni nei confronti di dissidenti dalla linea maroniana e continue minacce di secessione (termine a loro assai caro). Normale conseguenza del cambio di vertice rocambolesco e drammatico avvenuto in seguito alla ormai perduta credibilità della famiglia lombarda, il cui “cerchio magico” fu spazzato via pezzo dopo pezzo causando persino, l’anno passato, il rinvio del tradizionale appuntamento a Pontida. Da quel momento, la storia della Lega è segnata da dinamiche contraddittorie: il raggiungimento, certo, di obiettivi fondamentali come la presidenza lombarda, non accompagnata, però, dal riconsolidamento interno sperato da Bobo Maroni. La ricostruzione cominciò proprio dalla  sua contestata e traumatica, quanto scontata, nomina a segretario. Seguita dalle promesse di pulizia con le ramazze, di cambiamento nello stile e nei toni, la cosiddetta Lega 2.0, e di distacco da Silvio Berlusconi. Cosa è cambiato realmente?

Le epurazioni – Per quanto riguarda la pulizia interna, essa si può considerare come un’operazione in parte eseguita con successo e positivo clamore, le espulsioni di Rosi Mauro e Belsito su tutti, in parte dilagata nella vera e propria faida interna. È il caso ad esempio di Santino Bozza, consigliere regionale del Veneto, fedele uomo di Zaia e acceso contestatore di Flavio Tosi durante la recente campagna elettorale, sul quale ora pende la scomunica del sindaco di Verona. Non la prima né l’ultima visto che lo stesso Tosi, dopo i risultati elettorali a dir poco disastrosi nel Veneto padano, ha deciso di commissariare le sezioni e i direttivi dell’intera provincia di Venezia, facendo seguire una serie di “eliminazioni” eccellenti a livello locale. Il messaggio è: non c’è spazio per i detrattori, né per coloro che non hanno fatto la campagna elettorale nel modo dovuto. Luca Zaia è stato costretto a guardare inerte, mentre alcuni della vecchia guardia lasciavano le sedi storiche per far posto ai commissari di Tosi. Mantenere la pace ed evitare l’implosione letale della Liga Veneta era fondamentale in vista dell’ultimo week-end di febbraio. I malumori e i rancori però sono rimasti e sono ancora caldi sotto le ceneri.

L’alleanza con il Pdl – Un elemento di continuità col passato invece è rimasto. Ed è l’alleanza con Silvio Berlusconi, mal digerita dalla base, conveniente dal punto di vista politico. Maroni ha difatti chiesto in cambio il sostegno indispensabile per ottenere la Lombardia e conquistare, così, le redini della terza super regione leghista del Nord Italia, dopo Veneto e Piemonte. La conseguenza è stata il verificarsi di un paradosso: un partito fortemente ridimensionato, nel consenso e nei numeri elettorali, è comunque arrivato a vincere le elezioni regionali nella regione più produttiva d’Italia. Dando così vita al progetto di macroregione padana. Una sorta di stato nello Stato. Il traino dell’Italia è stanco di mantenere e assistere il resto del Paese, questo sembra un messaggio piuttosto chiaro. Dunque una rinnovata alleanza strategica con il Pdl, nella quale, però la Lega è stata – a differenza che in passato – relegata ad un ruolo di subalternità, vista la percentuale scarsa di voti ottenuti e visto l’alto costo strategico della Lombardia.

Linguaggi – In un partito come la Lega, il progetto della versione 2.0 passa, soprattutto, da un cambiamento nel linguaggio. Pontida, allora, non è forse l’esempio migliore. Rappresenta la parte più “celtica” e “folkloristica” del movimento – mal digerita anche da Maroni – dove regnano le ampolle e i verdi vessilli sui prati. In secondo luogo perchè le parole rivolte alla base storica non hanno riscosso un grande successo. Roma ladrona, oramai, è un tema strappato al Carroccio da Beppe Grillo, il federalismo sembra aver perso appeal, anche perché è considerata – anche se soprattutto a parole – una strada percorribile e sulla quale lavorare da tutti i principali partiti. Nulla di innovativo dunque. Eccetto la trovata dei diamanti di Belsito, mostrati alla folla dal segretario con le promesse di utilizzarli per il movimento e i suoi militanti. L’unico ancora in grado di entusiasmare il popolo padano sembra essere, neanche a dirlo, Umberto Bossi. Il suo attacco alla stampa – accusata di mentire perché non vi sarebbe alcuna crisi interna – e i soliti discorsi sulla futura indipendenza padana, sono stati accolti da un boato. La domanda, però, è se siano state le parole a fare questo effetto o più semplicemente il simbolo rappresentato dal fondatore del movimento, dal padre di tutti i militanti presenti

Immortale? – Il quadro è incerto. Le fratture appaiono giorno dopo giorno destinate a ingrandirsi, rischiando di aprire voragini incolmabili fra le varie correnti. Questa è una Lega che sembra aver perso non solo l’equilibrio interiore, bensì la forza e la voglia di dialogare con il suo elettorato. Ha perso la forza e la carica antisistema, strappatale non a caso dal Mov. 5 Stelle. Non è più capace di elaborare proposte innovative per il Nord – sempre più in crisi – né di ritrovarsi come partito di sistema in un’ottica competitiva. Per la macroregione, però, non c’è tempo da perdere. Le parole di Zaia sono significative: “Il modello produttivo del Nord-Est non resisterà oltre, diventerà presto obsoleto, servono nuove idee”. Maroni, in conclusione del suo discorso, si lascia andare ad un :“La Lega è immortale”, ma il pensiero serpeggiante fra le fila è che questa potrebbe essere stata una delle ultime Pontida.

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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