Lega Nord, le amministrative come canto del cigno

12/06/2013 di Giacomo Bandini

Dove va il Nord? -Dopo le recenti amministrative pare lecito chiedersi dove stiano andando gli elettori del nord, specialmente quelli di quel Nord verde a cui tutti eravamo abituati. Quel Nord che voleva il Federalismo fiscale, trattenere tutta la ricchezza a casa propria, togliere le asfissianti tasse dirette al sostegno del Sud o di Roma “ladrona”. Quella parte di nord Italia che gridava più di tutti la sua indipendenza dal resto del Paese.

Sconfitte pesanti – Considerazione imprescindibile è la durissima sconfitta della Lega Nord nella tornata elettorale amministrativa . Ha perso a Vicenza e, in particolare, a Treviso, dove lo Sceriffo Gentilini, quello del “io non me ne andrò mai”, ha ammainato la bandiera, dichiarando “non correrò più come candidato sindaco” e regalando un’immagine perfetta della situazione interna al suo partito. La notizia ha percorso clamorosa tutta la Penisola e in molti, fra cui gli stessi trevigiani, ancora si domandano: ma come, ha perso Gentilini? Il preferito di tutti, colui che ha tolto le panchine dalla stazione per non farvi bivaccare gli immigrati e ha promesso la castrazione chimica per gli stupratori? Già, proprio lui, un vecchio leone che ora appare stanco e sconsolato.

I dissidi interni – Alle urne in ogni caso la Lega c’è andata al canto del cigno. Le settimane precedenti hanno infatti visto l’ennesima guerra intestina targata Bossi e Maroni. Col primo a gridare la propria indignazione per la cattiva gestione di Bobo e il tradimento verso i veri valori della Lega Nord. Il secondo invece, seguito dal fido Salvini, cercava di sopire l’animo ribelle del Senatur con pacate dichiarazioni: “così rende i ballottaggi più difficili” o “in questo modo fa del male alla Lega”. Insomma, niente di nuovo rispetto alla tesa riunione padana di Pontida, dove gli spiriti della base erano stati provocati e messi l’uno contro l’altro. Liga Veneta e Lega Nord d’altronde non sono mai andate del tutto d’accordo e i tentativi di ricompattamento non hanno ottenuto i risultati sperati, anche per via delle personalità contrastanti ed emergenti tanto da oscurare sia Bossi che Maroni. Si parla ad esempio di Tosi, un leghista quasi anomalo e amatissimo a Verona, ma non dai suoi colleghi nazionali dei quali ha denunciato spesso difetti e debolezze politiche. Troppe personalità, poche idee.

Un’amministrazione immobile – Il problema non è solamente interno al partito. L’immagine oramai compromessa e un apparato che ha rivelato di essere simile a Roma “ladrona”, hanno determinato una fase di progressivo allontanamento, culminata con una profonda disaffezione persino a livello locale. Proprio dove la Lega è sempre apparsa solida e vincente. La crisi si è poi rivelata un fattore da non sottovalutare. Le amministrazioni leghiste spesso non si sono dimostrate in grado di intercettare le istanze di una popolazione sofferente per il netto calo produttivo e martoriate da una pressione fiscale capace solo di distruggere la piccola-media impresa. Treviso fa ancora una volta al caso nostro per alcune riflessioni. Una città da sempre grata a Gentilini e al suo delfino, sindaco uscente, Gobbo, per aver energicamente affrontato l’emergenza sicurezza e immigrazione. Ma Treviso non ha gradito l’eccessivo immobilismo, anche culturale, caratterizzante gli ultimi anni di governo leghista dove nulla è stato fatto, ad esempio, per valorizzare il potenziale turistico del capoluogo.

Il futuro del Nord e della Lega – Se dunque la Lega sembra ormai avere perso tutto il suo appeal per gli stanchi elettori del Nord è perché non ha saputo innovarsi come aveva promesso ai tempi del movimento delle ramazze. Una volta conquistate le tre grandi regioni, con il fiore all’occhiello della Lombardia, le ramazze sono state accantonate e si è tornato al solito scenario di dissidi e giochetti interni che, francamente, non piacciono a nessuno. Il Nord allora ritorna territorio elettoralmente libero, pronto ad accettare una nuova stagione politica in cui il vincitore sarà colui in grado di proporre una riforma radicale della pubblica amministrazione locale, di combattere per la riduzione delle tasse e reinventare un modello produttivo funzionante e non più immobile, conservatore e obsoleto. E del futuro della Lega Nord? Maroni rinvia tutto al Congresso nazionale di venerdì, ma parte del destino sembra già segnato.

 

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Giacomo Bandini

Nasce a Ravenna il 1/9/1989 e si trasferisce a Udine nel 2003. Ivi si diploma col punteggio di 78 al Regio Liceo Classico Statale “Jacopo Stellini”. Consegue la Laurea Triennale all’Università degli Studi di Trieste in “Scienze Politiche”. Attualmente laureando presso la facoltà di Scienze Politiche, ramo “Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica - profilo Istituzioni Politiche e Amministrative” all’Università LUISS Guido Carli.
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