Lega Nord e Forza Italia: storia di un matrimonio lungo 21 anni

11/02/2015 di Luca Andrea Palmieri

Europinione presenta un reportage in due parti su una delle alleanze più lunghe della storia politica del nostro paese: Salvini e Berlusconi si sono riavvicinati, torna l'alleanza tra Lega Nord e Forza Italia. Rispetto al passato però, i rapporti di forza oggi sembrano invertirsi. Ma come si è sviluppata quest'alleanza, tra crisi, abbandoni, ritorni, successi e sconfitte?

Lega Nord e Forza Italia. Torna l’asse ormai più “antico” del nostro sistema politico, l’unico ad essere sopravvissuto nei nomi e, in parte, nei volti fin dal 1994 (non dimenticando la parentesi PdL). I due partiti di centro-destra sembrano la più classica delle coppie turbolente. Si lasciano, anche per periodi abbastanza lunghi, poi si riprendono. Nel frattempo flirtano con altri, hanno altre storie, anche durevoli. Loro stessi cambiano, nelle idee, anche se non nella base. Ed alla fine tornano sempre insieme.

Così è stato anche stavolta. E se il protagonista di una delle due forze è sempre Silvio Berlusconi – per quanto più anziano e più debole politicamente, ma soprattutto elettoralmente – dall’altro lato la leadership è quella di Matteo Salvini. Molto più giovane il secondo, coi suoi quarantadue anni. Ma che ha portato la Lega a somigliare, più nell’involucro che nei contenuti, un po’ a quella originale. Niente secessione né federalismo nei messaggi di oggi, anzi: mai prima d’ora il Carroccio aveva avuto una vena così nazionale (se funzionerà, è tutto da scoprire). Tuttavia il messaggio di protesta, la vicinanza all’elettorato di riferimento (piccola e media borghesia, operai e lavoratori del primario, forza nei moltissimi piccoli centri del nord) sa di un ritorno al passato. Per l’appunto, cambiano le idee, cambiano i messaggi (non che ci fosse l’Euro nel 1994) ma non il cuore.

La spinta a destra della Lega di Matteo Salvini potrebbe schiacciare Berlusconi sempre più verso Renzi
L’attuale leader del Carroccio, Matteo Salvini

Nuove realtà – La storia d’amore tra Lega e Forza Italia nasce come accennato nella prima metà del 1994. Berlusconi era appena “sceso in campo”, fondando dal nulla un partito che voleva accogliere l’eredità abbandonata della destra della DC contro lo “spettro comunista”. La Lega invece era nata ben prima, a inizio degli anni ’80, e dalla sua fondazione – come federazione di piccoli partiti autonomisti del nord – la sua crescita era stata inarrestabile, fatta di messaggi chiari e diretti, di accuse al sistema politico e della volontà di “rovesciare tutto”. Un messaggio che dovrebbe ricordare qualcosa di recente, anche se in un contesto diverso. Il Carroccio nel ’90 già era terzo partito alle amministrative in Lombardia, con un importante 18,9%. Già nel 1993, tra l’altro, un giovanissimo Matteo Salvini otteneva i primi incarichi pubblici, diventando consigliere comunale a Milano.

I primi approcci – L’alleanza tra Berlusconi e il leader storico leghista, Umberto Bossi, non fu scontata, ai primi tempi. Il problema principale era che nel centro-destra c’era AN di Gianfranco Fini, un alleato poco digeribile al Carroccio: un po’ per l’eredità politica missina del nuovo partito, ma anche perché, a tutti gli effetti, nel nord AN era una concorrente della Lega. Allearsi significava spartire un consenso che Bossi e i suoi non volevano dividere. Questo non fu l’unico ostacolo: Il gruppo centrista di Mario Segni – in seguito grande sconfitto di quelle elezioni – aveva incontrato Roberto Maroni, già tra i leader del Carroccio, e l’alleanza sembrava fattibile. Tuttavia Bossi stoppo tutto subito dopo aver visto Silvio Berlusconi. Se fu amore a prima vista, non lo sappiamo. Di certo c’è che per la Lega il patto fu un affare.

La prima vittoria… – Alle elezioni del ’94 il centro-destra andò diviso in due coalizioni: una per il nord, che ruotava intorno all’asse Forza Italia – Lega, e una del sud, concentrata sul patto tra Berlusconi e AN. Inoltre, esordiva il nuovo sistema elettorale, il Mattarellum, per tre quarti maggioritario e per un quarto proporzionale. Al nord, la parte maggioritaria venne praticamente regalata al Carroccio, che espresse ottima parte dei candidati nei collegi uninominali. Il resto è storia: il centro-destra vinse le elezioni, Berlusconi formò il suo primo governo e la Lega, con l’8,4% nazionale, ottenne 180 Parlamentari (il 19% del totale), di cui 107 solo col maggioritario. Come bonus, Bossi ottenne anche ben 5 ministeri (tra cui Maroni agli Interni e vicepresidente del Consiglio). Sembrava l’inizio di un idillio, ma non fu così.

… e la prima rottura – I litigi cominciarono presto, ed a novembre l’amore era già finito. La goccia che fece traboccare il vaso fu una violenta polemica sulla riforma delle pensioni, che portò Berlusconi ad attaccare aspramente in diretta televisiva Bossi, il quale lo accusò a sua volta di non aver rispettato gli accordi sulla riforma per il Federalismo. Erano il 21 e il 22 dicembre del 1994, quasi nove mesi dopo il trionfo elettorale. Voci di corridoio raccontarono di un problema non solo politico. Era in gioco anche la leadership sui voti al nord. Berlusconi si stava aggiudicando le “spoglie” elettorali di Tangentopoli, e la Lega rischiava di finire in un angolo, lontana dai suoi sogni di dominio padano: uno strappo, secondo alcuni, serviva anche a ribadire l’autonomia del Carroccio. Questi arrivò il giorno dopo, il 23 dicembre: D’Alema, Buttiglione e Bossi si incontrarono e formarono il “Patto delle sardine”, che portò alla salita del governo tecnico di Lamberto Dini. La Lega con la sinistra: un tradimento terribile, che avrebbe richiesto anni per risanarsi.

Nel frattempo, nel 1996, il Carroccio aveva ottenuto il suo risultato migliore, un 10,4% che fruttò 87 Parlamentari, con percentuali record in Veneto (circa il 30%) e in Lombardia (circa il 25%). Un risultato tanto ottimo quanto disgraziato, sia per i piani di Berlusconi che per quelli di Bossi. Perché il leader leghista, correndo da solo, sperava di trovarsi ad essere l’ago della bilancia laddove né centro-sinistra né centro-destra avessero avuto i numeri per governare. Invece l’exploit nordista fece perdere troppi voti a Berlusconi, e il Governo lo formò Romano Prodi.

Solo nel 2001 Berlusconi e Bossi tornarono dalla stessa parte in un’elezione di livello nazionale. Il primo decennio del 2000 sarà quello in cui, più che mai, l’asse di centro-destra tra Lega e Forza Italia prima, e PdL poi, dominò la politica italiana. Ma questo lo vedremo nella seconda parte di questo reportage, che verrà pubblicata domani.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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