L’economia Spagnola e la ripresa

29/04/2014 di Giovanni Caccavello

Dopo due anni di recessione il paese iberico ha ritrovato la via della crescita. Nonostante questi segnali positivi la strada da fare sembra essere ancora molto lunga

0,4% – La ripresa economica spagnola sembra finalmente prendere slancio. Secondo gli ultimissimi dati, rilasciati in questi giorni, il Prodotto Interno Lordo del Paese iberico è infatti cresciuto dello 0,4% nel primo trimestre dell’anno. Secondo le stime storiche, la crescita fatta registrare tra gennaio e marzo 2014 risulta avere il tasso più alto degli ultimi sei anni. Tutto questo nonostante – tra i mille problemi di un economia ancora fragile – il bassissimo tasso di inflazione che a marzo ha fatto registrale un livello pari al -0,2% (qui il link).

L’umore dei mercati – Secondo gli ultimi dati provenienti da Madrid, l’umore degli investitori sembra essere notevolmente cambiato. Se nel 2010-2011, il pessimismo del mercato portò la Spagna in una fortissima recessione, che tra il 2010 ed il 2013 ha fatto perdere al Paese circa il -3% del PIL reale (escludendo il -3,8% del 2009), oggi è proprio l’ottimismo invisibile degli operatori a decretare il successo delle politiche spagnole.

Le importanti riforme del Governo Rajoy stanno incominciando a produrre i loro effetti benefici e anche la notizia, a lungo attesa, della collocazione da parte del governo  portoghese di €750 milioni di Euro ad un tasso del 3,57% è un fattore importante da tenere in considerazione. A questo poi si deve aggiungere il fatto che il tesoro spagnolo abbia venduto durante l’ultimo collocamento circa 5,6 miliardi di Bonos ad un rendimento del 3.07% (minor rendimento storico).

Mariano Rajoy, Capo del Governo spagnolo.
Mariano Rajoy, Capo del Governo spagnolo.

Un mercato nuovamente “stabile” – Grazie alle riforme del governo Rajoy, nonostante un Euro “forte”, la crescita spagnola è guidata da un boom nelle esportazioni. I dati suggeriscono che la ripresa stia diventando sempre più equilibrata e sostenibile. La domanda interna, che nel corso degli ultimi anni si è contratta sensibilmente, nel corso degli ultimi mesi si è stabilizzata ed il tasso di disoccupazione, che nel corso della crisi ha raggiunto livelli solo secondi alla Grecia, sta incominciando lentamente a calare.

Secondo una stima ufficiale da parte della Banca di Spagna, pubblicata mercoledì 16 Aprile (qui il link), il prodotto interno lordo nei primi tre mesi dell’anno ha subito un aumento (su base trimestrale) al ritmo più veloce dall’inizio del 2008. Rispetto all’anno passato l’incremento è stato dello 0,5% (prime trimestre 2012 pari a -0,1%) mentre l’economia iberica è tornata a crescere per la prima volta dopo due lunghi anni di recessione.

L’attività economica spagnola prosegue il suo percorso di lento recupero in un ambiente caratterizzato da stabili progressi nella normalizzazione dei mercati finanziari e da un graduale miglioramento del mercato del lavoro”, viene riportato dal “Banco de Espana” nel suo bollettino economico di Aprile.

Tra presente e futuro – La Banca di Spagna prevede che l’economia del Paese crescerà del 1,2% per cento quest’anno e 1,7% per cento nel 2015. Anche se alcuni istituti internazionale, in particolare il Fondo Monetario Internazionale, sono meno ottimisti rispetto all’istituto centrale, il recente ritorno alla crescita potrebbe dare una forte spinta al governo di Mariano Rajoy, in cerca di una riconferma alle prossime elezioni generali del dicembre 2015.

Tra le cause della crisi spagnola, il settore bancario ne fu forse la principale. Ad oggi, però, le banche sembrano dare i primi segnali positivi. Fino a poco tempo visto come una debolezza lampante per l’economia più ampia. Come parte dei loro risultati trimestrali, CaixaBank e Banco Sabadell hanno rivelato che i loro prestiti “cattivi” sono scesi per la prima volta dall’inizio della crisi.

Questo trend positivo, incominciato nell’ultimo trimestre del 2013, si è già riflettuto, seppur in modo molto marginale, sul mercato. Alla fine di Febbraio, l’agenzia di Rating Moody’s ha promosso l’operato del governo Rajoy migliorando il suo guidizio sulla Spagna: da Baa3 a Baa2 con outlook positivo per il prossimo futuro (qui il link).

Il giudizio dell’IMF – La Spagna continua ad avere un deficit su PIL ben superiore rispetto al 3% grazie agli accordi raggiunti dal governo di Madrid e l’Unione Europea che hanno permesso al governo iberico di prorogare tale rientro nel 2016, due anni dopo quando era stato inizialmente richiesto. Il debito pubblico, al 94% del PIL, risulta essere comunque in linea con la media dei paesi membri dell’Unione Europea. Secondo quanto riportato da Christine Lagarde poche settimane fa durante un summit del Global Forum a Bilbao, la Spagna dovrà presto intervenire, attuando ulteriori riforme per rendere più flessibile il mercato del lavoro, garantendo più opportunità anche a chi oggi risulta essere ai margini, alzando le tasse, soprattutto quelle sui consumi, e soprattutto effettuando riforme per rendere più facile il “fare impresa”. Secondo il World Bank Group, infatti, la Spagna si trova al 52esimo posto della classifica “doing business”. Ad oggi, secondo tale rapporto (qui il link), risulta molto difficile aprire una nuova attività (142esimo posto) così come ottenere energia a bassi costi (98esimo posto) e proteggere gli investitori, soprattutto quelli stranieri (98esimo posto).

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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