L’economia è il mezzo ma vanno cambiati cuore e anima

13/05/2014 di Giovanni Caccavello

Nel corso di questi ultimi anni il dibattito economico, filosofico, politico e mediatico italiano ha completamente perso la bussola. Tutti propongono rivoluzioni e cambiamenti epocali ma mancano delle vere soluzioni

Economia e paese, come cambiare

La riscoperta delle virtù – “Economics are the method; the object is to change the heart and soul”. Con questa frase, di incredibile effetto, Margaret Thatcher, il 3 maggio del 1981, concludeva un’intervista del “The Sunday Times” condotta dal giornalista Ronald Butt.

Secondo la “Iron Lady”, e come ben ricordato da Gideon Rachman il 27 aprile 2009 sul Financial Times in un suo articolo, “i Britannici dovevano riscoprire la virtù dei valori tradizionali come il duro lavoro, il risparmio e la parsimonia. La società dell’ “ottenere qualcosa senza contribuire” era terminata”.

Aria di rivoluzione – Calandoci nella società italiana di oggi, potremmo dire che la sentenza Thatcheriana sia di grande attualità. Nel corso di questi ultimi anni molte cose sono cambiate – la maggior parte in peggio – ma il vento di rivoluzione imposto a suon di populismo, tweet, impensabili promesse e urla sembra essersi esteso da Torino a Bari, da Venezia a Palermo, da Milano a Roma.

L'ex Primo Ministro del Regno Unito Margareth Thatcher.
L’ex Primo Ministro del Regno Unito Margareth Thatcher.

Seguendo il ragionamento presente in modo ormai persistente nel dibattito economico, filosofico, politico e mediatico italiano, l’economia si è trasformata da “mezzo e metodo” a “problema e capro espiatorio di tutti i mali”. I banchieri ed i tecnici sono diventati di colpo tutti cattivi – peccato che poi si finisce quasi sempre per invocare l’aiuto delle banche centrali dove, caso davvero strano, ci lavorano i banchieri più potenti del mondo ed i tecnici più teorici di tutti -, la moneta unica è diventata un nemico da abbattere senza pietà – trasformando il passato a proprio modo e piacimento -, si è fatta di tutta l’erba politica un gigantesco fascio – basti pensare alle migliaia di bravi e coraggiosi sindaci che amministrano in modo esemplare molte città, grandi e piccole nonostante le problematiche di tutti i giorni – e si è gridato, con tutta la voce possibile, ai complotti internazionali e ai piani di distruzione dell’Italia – non si sa ancora con certezza da chi, visto che ognuno ha le sue idee e le sue risposte.

L’unica cosa certa è che nel corso di questi ultimi anni è nata una verità assoluta della quale molti esponenti della classe politica e dirigente del paese si stanno facendo promotori.

Dal finto Cambiamento… – Tutti propongono grandi cambiamenti rottamazioni e rivoluzioni dimenticandosi però che le grandi rivoluzioni rischiano sempre di trasformarsi in un deludente nulla di fatto, oppure rischiano di creare una situazione peggiore di quella precedente: uno degli esempi più famosi, da un punto di vista storico, è la rivoluzione francese che si concluse con il “Regime del Terrore” di Robespierre e l’ascesa al potere di Napoleone Bonaparte. Le grandi rivoluzioni, se male organizzate, mal gestite e mal condotte da leader poco capaci e poco vicini al popolo, nonostante l’aurea di “grandeur” con la quale si autocelebrano, possono portare a nuovi periodi fortemente ideologici, dove la libertà individuale si trasforma in obbligo verso la comunità e verso il leader.

…Alla vera rivoluzione – Per raggiungere un livello di maggiore libertà individuale e maggior benessere economico non è necessario promettere ai cittadini e ai potenziali elettori la luna. E’ vero, “la politica è anche questo” qualcuno obietterà, ma le promesse non sono sufficienti. Dietro le promesse, qualunque queste possano essere, serve una visione d’insieme che non miri ad una società ideale – anche quella proposta da Marx o quella proposta da Hitler era una tale – ma che miri al pragmatismo e al realismo.

Questi due concetti, vengono spesso concepiti in modo negativo ma risultano essere invece l’essenza fondamentale per chi vuole cambiare veramente qualcosa. Per trasformare veramente la nostra società in una migliore, più trasparente, più meritocratica, più giusta e più aperta bisogna partire dalle piccole cose e da quei provvedimenti che aggiustino i meccanismi del nostro modo di concepire l’economia e la società alla base. E’ necessario analizzare le cause del nostro declino e non le ultime conseguenze, come invece si continua a fare.

Educazione – L’ambito essenziale al fine di incominciare un lungo, bello, seppur faticoso e tortuoso cambiamento è il sistema educativo. La scuola e l’università devono essere al centro di questa rivoluzione culturale che – come pronunciò Margaret Thatcher – deve cambiare, attraverso l’economia, il cuore e l’anima. I giovani e le nuove generazioni devono essere in grado di poter tornare a competere a livello globale non solo da un punto di vista dell’insegnamento, ma anche da un punto di vista morale. Serve una riorganizzazione dell’intero sistema scolastico ed una semplificazione del sistema universitario – rendendolo più simile al sistema anglosassone. E’ inoltre assolutamente necessario una ristrutturazione delle spese in ambito educativo al fine di migliorarne il servizio e garantire ai “cittadini del domani” un’istruzione di primo livello che ponga al centro la ricerca, la meritocrazia ed i valori tradizionali della cultura, storia, tradizione italiana ed europea.

Tra le misure che più potrebbero beneficiare la futura società italiana è poi l’insegnamento obbligatorio dell’educazione civica che permetta agli studenti delle medie e delle superiori non solo di capire come ci si dovrebbe comportare all’interno di una società libera, ma anche e soprattutto alcuni dei meccanismi essenziali alla base della democrazia come l’analisi dei sistemi elettorali, i diversi modelli di società e lo studio degli avvenimenti contemporanei, permettendo così di sapersi orientare in un mondo sempre più globale e interconnesso.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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