Le società oggi: alla ricerca di orientamenti

01/03/2014 di Mara Biral

Ideologie, valori e teorie - un mix completo assente nei sistemi sociali contemporanei?

Disorientamento sociale

Tutto il mondo, non solo l’Italia, oggi si trova in una situazione di grande crisi che non permette di progettare il futuro nel migliore dei modi. Il disorientamento è la causa primaria, ma perchè? Gli uomini e le donne hanno perso ogni punto di riferimento: non essendo più in grado di cogliere il senso profondo delle cose, sono meno consapevoli (rispetto a un tempo) di cos’è bello e cos’è brutto, cos’è buono e cos’è cattivo, cos’è sacro e cos’è profano. Diversi i politologi ed economisti che hanno provato a trovare delle spiegazioni al momento storico che si sta vivendo, ma senza ottenere grandi risultati.

Disorientamento socialeTutte le società passate sono nate sulla base di un progetto, una sorta di paradigma; la post-industriale invece, che caratterizza quella contemporanea, è l’unica costituitasi senza un vero e proprio modello di base. Il nostro problema oggigiorno è: il “fallimento degli Intellettuali”. In questo quadro sarebbe impossibile fornire, come accadeva un tempo, fondamentali “pilastri ideologici” da porre alla base di progetti attuali e futuri in grado di indirizzare la società verso la Rinascita. Di conseguenza, il quesito da porsi è: la fine delle dottrine, intese come un insieme di valori che orientano un determinato gruppo sociale, è un bene?

Il Sistema Internazionale, oggi come oggi, ha tanti piccoli problemi concreti che unendosi tra loro  diventano enormi tanto da non aver più il bisogno di domandarsi quale modello di società sarebbe giusto “mettere in azione”. L’assenza delle teorie è causato da un anti-intellettualismo piuttosto evidente all’interno della popolazione, generato a sua volta da una “polverizzazione” della comunicazione e dell’informazione. Quest’ultima, non permetterebbe la salda produzione di concetti politici ed economici volti a modificare l’intero sistema.

Ciò che si constata, è la mancanza di strumenti volti a poter mutare il modello societario. La mancata presenza di tali elementi – principalmente destinati al compimento di determinate attività nelle collettività – è provocata in parte dal livello d’ingnoranza (la non conoscenza) insito nella comunità moderna che implica l’adozione di decisioni, talvolta sbagliate, destinate a rendere il sistema sempre più stabile non alimentando quindi una sua progressione in termini di “prospettiva positiva futura”.

C’è qualcosa che non va nella contemporaneità disorientata. La società odierna è definita complessa dal momento in cui al suo interno convivono differenti e numerose culture. Si può ora affermare, dopo le riflessioni appena espresse, che essa non è in grado di svilupparsi seguendo un filone logico ben delineato. Diversi i modelli vigenti all’interno del sistema-mondo, ma quanti sono in realtà? La risposta è – secondo il noto Sociologo Domenico De Masi – quindici, almeno tra i più importanti elaborati dall’uomo nel corso dei secoli, mantenendo di ciascuna epoca memoria e senso. Tra questi, lo studioso rileva: l’umanesimo spirituale indiano, la grandezza composta dei cinesi, la bellezza della civiltà mediterranea, il ruolo delle religioni, il modello liberale, cattolico, capitalista, socialista, comunista ed il giovane modello brasiliano.

Sicuramente importante è rilevare che oggi il sistema-mondo. nelle sue sfaccettature, vede segnarsi dal problema della distribuzione della ricchezza: se nell’era industriale si presentava la lotta di classe dei poveri contro i ricchi, oggi vi è la guerra dei ricchi contro i poveri. Sembra assurdo, ma la ricchezza che ora si produce è quasi il doppio di quella che serve per “stare tutti bene”. Il vero problema è che, in questo periodo storico, la ricchezza è così tanto finanziaria che si ripete il paradosso de “i soldi che fanno i soldi attraverso i soldi” – il dominio della finanza sopra l’economia – senza più avere quell’effetto dei cicli di produzione che indubbiamente provocava sfruttamento. Sostanzialmente, è come se invece di evolversi si progredisse in un clima internazionale gestito interamente dai “colossi finanziari” che, mettendo in primo piano il meccanismo del denaro, andrebbero ad oscurare qualsiasi altra forma di socializzazione fondata su ideologie, metodi e valori nuovi.

La riflessione appena sopra citata, aiuta a comprendere a pieno quanto affermato finora: l’incapacità della popolazione contemporanea di superare il suo livello di arretratezza mentale attraverso il mal utilizzo degli strumenti innovativi che senza dubbio dominano la scena mondiale; il mancato superamento di una filosofia concentrata maggiormente sul denaro. Tutto questo non genererebbe la possibilità di modificare l’assetto sociale attuale dando vita a nuove “strategie di pensiero”. Quali le soluzioni? Indubbiamente, la coesione sociale giocherebbe un ruolo di grande importanza: le persone, le loro storie, ma soprattutto la loro cultura permetterebbero di tenere unita la comunità, creare nuovi principi da seguire e cambiare, o meglio, dar vita a un modello societario “nuovo di zecca” all’interno del quale il sapere risulterebbe essere la “colonna portante”.

(copertina: Isaac Cordal)

 

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Mara Biral

Nasce il 15 ottobre 1990 a Torino, dopo la maturità in Perito Aziendale e Corrispondente in Lingue Estere s'iscrive all'Università degli Studi di Torino presso la quale è attualmente Laurenda del Corso in Scienze Internazionali dello Sviluppo e della Cooperazione con una tesi in fase di realizzazione in Diritto Internazionale dell'Economia. Diverse le sue esperienze lavorative in Italia e all'estero, tra le più significative l'Inghilterra che le ha permesso di ottenere un master in Management e Marketing e il Brasile dove ha avuto modo di collaborare con le Istituzioni Italo-Brasiliane presenti sul territorio nordestino, Le sue aree d'interesse sono diverse e spaziano dalla tutela dei diritti umani, all'internalizzazione delle imprese, alla comunicazione internazionale.
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