Le rotte dei migranti: uno sguardo d’insieme sul Mediterraneo

14/06/2015 di Marco Cillario

Dopo aver “viaggiato” dall’Africa all’Asia per analizzare la situazione economia e politica dei principali (e meno conosciuti) Paesi d’origine dei migranti, vediamo cosa succede a chi parte. E a chi arriva.

Migranti

L’isola di Lampedusa. Le coste di Pozzallo. Il porto di Palermo. Sono diventati i luoghi simbolo degli sbarchi, dei barconi pieni di profughi, delle vicende spesso tragiche di chi è arrivato e di chi non ce l’ha fatta. Ma le storie di chi passa da qui hanno un prima e un dopo, spesso meno conosciuti. E hanno un contesto, politico e istituzionale, nazionale ed europeo, che sembra sempre più confuso. Cerchiamo di fare un po’ d’ordine.

Perché si emigra via mare? – Le ragioni che portano migliaia di persone a fuggire dai propri Paesi sono molto diverse (ne abbiamo parlato nello specifico negli articoli precedenti): da Siria e Mali si fugge principalmente per la guerra civile; da Gambia ed Eritrea per la dittatura e la violazione dei diritti umani; da Nigeria e Somalia per le violenze jihadiste; da Mauritania e Pakistan per la povertà. E questi sono solo motivi e Paesi principali: ogni singolo migrante porta naturalmente con sé la propria storia particolare e le sue motivazioni individuali, in cui spesso si mescolano tutte queste ragioni; da tante altre zone del mondo si registrano flussi minori ma costanti (Palestina e Burundi ne sono un esempio). Ma perché si emigra proprio attraverso il mare, su imbarcazioni precarie e sovraffollate, a rischio della vita? Bisogna innanzitutto precisare che i profughi che attraversano il Mediterraneo sono solo una quota relativamente piccola dei migranti: i regolari (che sono la maggioranza), molti rifugiati e richiedenti asilo arrivano in aereo; persino gli irregolari sono per la maggior parte persone arrivate attraverso canali legali che restano in Europa oltre la scadenza del proprio visto. Già, il visto: proprio qui sta il punto fondamentale. Chi un visto non riesce ad ottenerlo, per l’opposizione delle strutture del Paese d’origine (o la loro totale latitanza) o del Paese di destinazione, ha poche alternative al mare, soprattutto se viene dall’Africa. E’ stato osservato che (in modo solo apparentemente paradossale) proprio l’irrigidimento europeo nella concessione di visti e di asilo politico e l’intensificarsi dei controlli alle frontiere terrestri dell’Unione è uno dei fattori dell’aumento della migrazione via Mediterraneo. Il traffico illegale di esseri umani è una conseguenza dei blocchi alle frontiere più che una causa delle migrazioni: nessuno salirebbe sui barconi della morte se avesse un’altra possibilità per arrivare in Europa.

Quali sono le rotte? – I barconi che salpano dalle coste africane e (in misura minore) asiatiche raccolgono migranti provenienti dai più diversi Paesi: questo significa che chi arriva dall’Africa centro-meridionale e dall’Oriente ha già compiuto un viaggio via terra durato settimane o mesi, di cui la fase marittima rappresenta l’ultima (e più pericolosa) tappa. L’agenzia europea Frontex individua quattro rotte principali nel Mediterraneo seguite dalle imbarcazioni. La “Western Mediterranean Route” include sia l’attraversamento dello stretto di Gibilterra sia il passaggio delle frontiere di Ceuta e Melilla, due enclave spagnole sulle coste del Marocco. Le immagini di chi tentava di scavalcare le recinzioni di Melilla sono diventate nel 2005 il simbolo della migrazione irregolare. L’irrigidirsi dei controlli spagnoli alle frontiere e l’irrompere della disoccupazione nel Paese hanno frenato i flussi negli anni successivi, tornati però a crescere negli ultimi cinque anni: in più di 7800 hanno percorso questa strada nel 2014, provenienti principalmente dall’Africa subsahariana e dalla Siria. Ma questi numeri impallidiscono se li si confronta con quelli della “Central Mediterranean Route”, dove nel 2014 si è superata quota 170 mila migranti e nei primi 4 mesi del 2015 si è andati oltre i 26 mila. Di questi, quasi la metà sono siriani ed eritrei; poi maliani, nigeriani e originari di altri Paesi dell’Africa centrale. E’ questa la rotta che ci tocca più da vicino, perché il suo approdo sono proprio le coste di Palermo, della Sicilia meridionale e di Lampedusa (oltre a quelle maltesi). Le ragioni che fanno di questa rotta la più trafficata sono note e si legano principalmente alla situazione di semi-anarchia che si registra in Libia in seguito alla caduta del regime di Gheddafi nell’agosto 2011, che rende il Paese il luogo migliore per organizzare gli spostamenti illegali. Non è possibile stabilire numeri esatti per le migrazioni attraverso la cosiddetta “Apulia and Calabria Route”: non si può infatti individuare da dove siano partite le imbarcazioni arrivate sulle coste pugliesi e calabresi con a bordo principalmente siriani e pakistani: se dalla Libia (rientrando quindi nella rotta del Mediterraneo centrale) o da Turchia ed Egitto (facendo più propriamente parte di questa rotta); la “Route” include anche gli spostamenti dalla Grecia all’Italia di migranti di origine mediorientale. Non prevede invece l’attraversamento del mare (se non per brevi tratti) la “Eastern Mediterranean Route”, definita dal passaggio di siriani, afghani e somali dalla Turchia a Grecia, Bulgaria o Cipro e percorsa lo scorso anno da più di 50 mila persone.

Quanti si imbarcano e quanti arrivano? – Una semplice somma dei numeri appena visti ci porta a concludere che più di 220 mila profughi hanno attraversato il Mediterraneo nel 2014. Che il numero sia in aumento lo dimostra il fatto che nei primi 5 mesi del 2015 il numero dei migranti approdati in Italia ha già superato quota 50 mila e la quantità più alta di arrivi si registra di solito nei mesi estivi, quando le condizioni del mare sono migliori. Ma il numero degli sbarchi è sempre notevolmente inferiore a quello delle persone che partono. Lo scorso anno in 3000 sono annegati, quest’anno si registrano già più di 1700 decessi. La strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013 e quella del 19 aprile 2015 (la più grande tragedia in mare dell’era moderna) rappresentano solo i fatti più eclatanti. Le tragedie in mare sono quasi all’ordine del giorno: il progetto giornalistico “Migrant’s files” ne raccoglie dati e cifre.

Cosa succede a chi sbarca? – Concentriamoci ora sull’Italia. Chi riesce ad arrivare sulle nostre coste, nella maggior parte dei casi dopo essere stato recuperato da una nave italiana o europea, viene portato innanzitutto nei Centri di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), dove riceve le prime cure e può richiedere protezione internazionale; si trovano a Lampedusa, Elmas, Otranto e Pozzallo. Nei Centri di accoglienza (Cda) i migranti vengono identificati e viene accertata la loro regolarità; gli irregolari hanno due destinazioni diverse, a seconda che abbiano diritto all’asilo o meno: nel primo caso, vengono trasferiti nei Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), dove vengono avviate le procedure per l’ottenimento dello status di rifugiato; nel secondo, spostati nei Centri di identificazione ed espulsione (Cie), da dove, dopo un periodo massimo di 18 mesi, vengono rimpatriati.

“Immigrato”, “profugo”, “clandestino”, “richiedente asilo” e “rifugiato” sono termini che vengono spesso confusi ma che hanno significati differenti. Se “immigrati” sono tutti coloro che arrivano in un Paese diverso da quello d’origine e “profughi” quelli che lo fanno a causa di guerre, persecuzioni o catastrofi naturali, “rifugiato” è chi, in base alla Convenzione di Ginevra del 1951 (e alla Costituzione italiana), ha diritto a restare perché nel proprio Stato è minacciato a causa della propria razza, religione, cultura o idee politiche; “richiedente asilo” è invece chi si trova in attesa di vedersi riconosciuto lo status di rifugiato; solo chi non ha diritto a rientrare in queste categorie è un “clandestino” e solo per lui devono essere attivate le procedure di rimpatrio.

Abbiamo così inquadrato il contesto che si trovano di fronte i migranti che attraversano il nostro mare. Resta da capire cosa stia facendo l’Europa di fronte a tutto questo. E resta da vedere cosa accadrà nei prossimi mesi, quando, con l’estate, gli sbarchi raggiungeranno, con ogni probabilità, numeri record. Insomma, delle rotte dei migranti ci sarà ancora molto da parlare.

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Marco Cillario

Nato a Roma nel 1989. Laureato in Filosofia presso l'Università "La Sapienza". Ha studiato e lavorato in Germania. Le sue più grandi passioni sono la politica, la storia e la lingua tedesca. Sogna di passare la vita viaggiando ed esplorando il mondo.
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