Le rotte dei migranti: la Mauritania

16/05/2015 di Marco Cillario

E’ luogo di transito per i migranti verso le isole Canarie. Ed è profondamente segnata dal dramma della schiavitù. La Repubblica Islamica di Mauritania e le sue contraddizioni.

E’ impossibile parlare della Mauritania senza nominare subito l’elemento di cui il Paese è ancora oggi il triste simbolo: la schiavitù moderna. Nel Global Slavery Index pubblicato nel 2014 lo Stato è indicato come quello con la più alta incidenza del fenomeno sulla popolazione complessiva. Anche la democrazia sembra essere un miraggio lontano, in un Paese in cui, dei sette presidenti succedutisi a partire dal 1960 (anno dell’indipendenza dalla Francia), solo uno è stato votato in elezioni regolari, governando per appena un anno prima di essere rovesciato dai militari.

Dove si trova e come è fatta – Si capisce poco della Mauritania se non ci si fa un’idea della sua geografia fisica: il territorio ci spiega molto del suo passato e del suo presente. Affacciata sull’Oceano Atlantico, confina a sud con Senegal e Mali, a Nord con Algeria e Sahara Occidentale. Il 90% del territorio è desertico; le uniche zone coltivabili sono quelle meridionali, nei pressi dell’unico fiume Senegal (che segna il confine con lo Stato omonimo); un terzo degli abitanti risiede nella capitale Nouakchott, affacciata sull’Oceano. Nel deserto si trovano piccoli villaggi formati da popolazioni che, al termine della dominazione francese, erano ancora in prevalenza nomadi e che ancora oggi sono solo marginalmente toccati dalle leggi centrali. Quasi la metà della popolazione vive con meno dell’equivalente di due dollari al giorno.

Politica e storia – La Mauritania è una Repubblica Islamica sunnita, considerata “moderata” dalla maggior parte dei Paesi occidentali; i governi si sono dimostrati generalmente disponibili a collaborare nella lotta ad Al-Qaeda nel Maghreb Islamico, da cui il Paese è costantemente minacciato. Dopo l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, Moktar Ould Daddah, salito al potere con l’appoggio degli stessi francesi, instaurò un regime a partito unico e portò il Paese al disastro impegnandosi in un sanguinoso conflitto con i Saharawi per il possesso del Sahara Occidentale[2], risoltosi con il ritiro delle truppe nel 1979. Fu rovesciato nel ’78, anno che inaugura un lungo periodo di colpi di Stato e governi militari, l’ultimo dei quali, al potere dal 2005, si fece promotore di una transizione democratica. Nel 2007 si sono svolte le prime (e finora uniche) elezioni libere, vinte da Sidi Ould Cheik Abdallahi. Ma, poco più di un anno dopo, l’ennesimo colpo di Stato ha posto fine al suo governo, portando al potere l’attuale presidente, il generale Mohamed Ould Abdel Aziz; sulle elezioni dell’anno successivo, con le quali ha cercato di legittimarsi agli occhi della comunità internazionale, pesano forti dubbi di irregolarità.

Il passaggio dei migranti – Le isole Canarie rappresentano la porta d’Europa più vicina all’Africa occidentale subsahariana. I porti della Mauritania si trovano a metà strada tra l’arcipelago e Paesi come Senegal, Gambia e Mali, da cui partono forti flussi migratori. E’ per questo che all’inizio degli anni 2000 si è registrato un progressivo aumento dei migranti in transito dalla Mauritania; difficile stabilire quanti di loro venissero originariamente da qui e quanti ci fossero solo passati. Tra le rotte che collegano l’Africa al nostro continente, quella verso le Canarie è la più pericolosa perché attraversa un oceano e ha inghiottito, nel corso degli anni, migliaia di vittime. Raggiunto il picco nel 2006, il numero delle migrazioni verso le isole spagnole è progressivamente diminuito, anche perché il governo della Mauritania ha intensificato il controllo delle proprie frontiere, sia in entrata sia in uscita.

Il dramma della schiavitù – Più della povertà, dell’instabilità politica, dei flussi migratori, ciò che rende drammatica la situazione in Mauritania è l’emergenza umanitaria connessa alla schiavitù. Il Global Slavery Index del 2013 presentava cifre impressionanti, fissando al 20% la fetta di popolazione in schiavitù; l’edizione dell’anno successivo parla di un’incidenza più bassa, pari al 4%; ma, con 155.600 persone in stato di schiavitù su poco più di 3 milioni e mezzo di abitanti, la Mauritania resta il Paese con il più alto tasso di schiavi al mondo. In cosa consiste la schiavitù moderna praticata qui? Come mostra un recente reportage della CNN, gli schiavi sono proprietà privata dei loro padroni, sono costretti a lavorare nei campi o negli allevamenti; le principali vittime sono le donne, di fatto al completo servizio di chi le possiede, spesso violentate o costrette a matrimoni forzati. Il governo nega la presenza di tale fenomeno e tende a nascondere ai cronisti internazionali le realtà dei piccoli villaggi del deserto, dove simili pratiche sono comunemente accettate. La Mauritania è stato l’ultimo Paese al mondo ad abolire la schiavitù, nel 1981, ma la ha dichiarata un crimine solo nel 2007. Le radici di tutto questo sono lontane: i White Moors, popolazione berbera di origine araba, secoli fa hanno ridotto in schiavitù i Black Moors, originari della zona del fiume Senegal; il possesso degli schiavi da parte dei padroni si è trasmesso di generazione in generazione, fino ai giorni nostri. Poco è cambiato con l’inizio e la fine della dominazione francese, o con i governi degli ultimi 50 anni, perché le caratteristiche stesse del territorio, formato da una sola grande città e da tanti piccoli centri abitati isolati, rende complicata l’applicazione delle leggi centrali.

Le difficoltà di una soluzione – Ad oggi esiste un solo caso noto di possessore di schiavi condannato da un tribunale, e non è difficile capirne il motivo: le leggi contro gli schiavisti varate a partire dal 2007 prevedono la necessità che siano le vittime a far causa ai propri padroni prima che posa essere avviata un’indagine; ma la maggior parte degli schiavi è analfabeta, vive nella stessa condizione da generazioni, in villaggi isolati: pochi di loro sanno che sia possibile una vita diversa. Diffusa è la convinzione che la schiavitù faccia parte dell’ordine naturale delle cose. Se a tutto questo si aggiunge la povertà del Paese, che rende complicato per gli schiavi guadagnarsi vitto e alloggio una volta liberi, emerge con chiarezza quanto sia difficile immaginare una soluzione al dramma della Mauritania.

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Marco Cillario

Nato a Roma nel 1989. Laureato in Filosofia presso l'Università "La Sapienza". Ha studiato e lavorato in Germania. Le sue più grandi passioni sono la politica, la storia e la lingua tedesca. Sogna di passare la vita viaggiando ed esplorando il mondo.
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