Le Regioni non ci stanno. Chiamparino si dimette dalla Conferenza: scontro con il Governo

23/10/2015 di Ludovico Martocchia

Centro e periferia, accentramento contro decentramento. È una lotta che si rinnova, quella tra Governo e Regioni. Sanità, tasse e Costituzione i maggiori terreni di sfida.

Governo, enti territoriali, cittadini. È il triangolo della legge di Stabilità: uno scontro senza risparmio di colpi tra i primi due, con i terzi a rimetterci. Le risorse sono poche, a contendersele sono lo stato, in forza di legge e riforme costituzionali, le Regioni e i Comuni, con la carta delle tasse. L’ultimo sparo è arrivato proprio ieri. Questa volta è stato Sergio Chiamparino, l’attuale governatore del Piemonte. Si è dimesso dalla presidenza della Conferenza delle Regioni, sebbene la polemica non riguardi direttamente l’esecutivo.

Ufficialmente ha rassegnato le dimissioni «perché è evidente che, dopo il giudizio di parificazione della Corte dei Conti che ha riscontrato un disavanzo di 5.8 miliardi nel 2014, una Regione in queste condizioni non può stare in testa alle altre». I conti in rosso del Piemonte sono causati soprattutto dalla sentenza della Corte Costituzionale, che ha classificato come debiti le anticipazioni di liquidità acquisite dalle Regioni per il pagamento dei crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione. Da qui è arrivata la stangata della Corte dei Conti che ha bocciato il bilancio della Regione del nord-ovest – probabilmente toccherà anche alle altre con un peggioramento di 20 miliardi. Anche se Chiamparino si è onorevolmente addossato le colpe di cattiva gestione, dimettendosi da presidente della Conferenza, il contrasto, secondo alcuni come Roberto Petrini su la Repubblica, riguarderebbe il Governo Renzi, che aveva promesso un decreto legge «volto a neutralizzare dal punto di vista contabile la sentenza» della Consulta. Così Chiamparino ha fatto sapere che prossimamente si dedicherà di più al Piemonte. La rimozione dall’incarico sarà effettiva solamente dopo l’approvazione della legge di stabilità.

Eppure il contrasto non è così superficiale. Matteo Renzi e l’esecutivo, rappresentante del centro dello Stato, stanno bacchettando le periferie, Regioni ed enti locali. Il premier non vuole ricevere la solita accusa: abbassare le tasse a livello nazionale, per poi tagliare le risorse e imporre nuove imposte a livello regionale e locale. Infatti ha ribadito: «Nessun Comune o Regione potrà abbassare le tasse, per legge». È il blocco delle addizionali Irpef comunali e regionali previsto per la prossima legge di stabilità. Insomma Renzi cerca di salvaguardarsi. Saranno però escluse dallo stop dell’innalzamento dell’imposta sul reddito quelle regioni con un deficit sanitario in rosso. Lo ha affermato anche il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti.

Il fronte più critico, tuttavia, è quello della sanità. Il fondo sanitario nazionale è stato portato a quota 111 miliardi, con un aumento di un solo miliardo, contro i tre che erano stati previsti. Chiamparino è stato molto critico su questo punto: «Questo miliardo parrebbe vincolato per almeno 800 milioni dalla definizione dei nuovi Lea (livelli essenziali di assistenza, ndr), che noi comunque stiamo sollecitando ma questo è un punto da chiarire, perché se c’è un vincolo vuol dire che l’aumento è condizionato». Da qui deriva lo scetticismo del presidente Dem del Piemonte e degli altri governatori: «A questo punto lo Stato si riprenda la gestione della sanità».

La legge di stabilità 2016 è solo una delle ultime testimonianze di un ritorno al maggior accentramento dello Stato. La riforma del Titolo V della Costituzione, approvata tra il 2000 e il 2001, sarà superata con le modifiche volute dal Governo Renzi, che punta sempre più ad una diminuzione dei poteri locali. Spariscono le province, ricompaiono le clausole di supremazia per lo Stato, il potere impositivo degli enti territoriali si assottiglia anche con l’abolizione dell’Imu. Arrivederci decentramento.

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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