Le Quirinarie del Movimento 5 Stelle: vince Milena Gabanelli

16/04/2013 di Luca Andrea Palmieri

Democrazia online – La più votata alle “Quirinarie” online del Movimento 5 Stelle è Milena Gabanelli. La giornalista di Report, programma di inchieste giornalistiche che va in onda domenica sera su Rai 3, ha superato Gino Strada, arrivato secondo, e Stefano Rodotà. I risultati definitivi del voto non sono ancora disponibili, fatto sta che la scelta ufficiale è stata pubblicata sul blog di Beppe Grillo: chissà che l’ultima puntata del suo programma, che ha svelato profondi intrecci tra la criminalità organizzata romana e le amministrazioni pubbliche, non abbia giovato alla scelta.

Milena Gabannelli vince le Quirinarie M5S
Milena Gabannelli vince le Quirinarie M5S

Milena Gabanelli – Nasce a Nibbiano, provincia di Piacenza, il 9 giugno 1954. Laureata al DAMS con una tesi in storia del cinema, entra in Rai nel 1982, dove è stata fino ad oggi. Ha lavorato con Giovanni Minoli in Speciale Mixer ed ha condotto Professione Reporter, programma sperimentale che mandava in onda i servizi realizzati da neo-videogiornalisti. E’ stata inviata di guerra della RAI in molti paesi teatro di conflitti armati, tra cui l’ex-Jugoslavia, la Birmania, il Sudafrica, l’Azerbaijan, il Mozambico, la Somalia e la Cecenia. Nel 1997 crea e inizia a condurre Report, evoluzione di Professione Reporter che diventa negli anni il programma più noto di giornalismo investigativo in Italia, di cui ancora oggi è conduttrice.

Politica? No, grazie – La scelta della Gabanelli da parte degli attivisti del Movimento 5 Stelle è una sorpresa molto relativa. Quel che può stupire è che si tratti di una giornalista Rai: può apparire come una contraddizione che la vituperata azienda televisiva nazionale, su cui Beppe Grillo ha spesso lanciato strali lamentandone la forte politicizzazione, e chiedendone una privatizzazione quasi totale, sia la casa storica del “candidato a 5 stelle” al Quirinale. Ma la Gabanelli, che comunque lavora nel lato più “pubblico” dell’impresa (l’informazione, a differenza dell’intrattenimento, viene finanziata con soldi pubblici), è un po’ un modello dell’ideale del candidato stellato: oltre alla vita tra le popolazioni in guerra, contano molto gli ormai 16 anni di denunce dei problemi della giustizia, degli sprechi della politica, della mala-amministrazione, etc. Si tratta inoltre del candidato percepito più direttamente “lontano” dalla politica. Una sorta di “anti-Boldrini” insomma, in risposta alla scelta simbolica effettuata dal Pd con le elezioni dei presidenti delle camere. Contattata, la giornalista ha detto: “Quando pensano che tu sia all’altezza di un compito così grande si può solo essere onorati, perché è altamente gratificante”, aggiungendo inoltre di sentirsi “assolutamente commossa e anche sopravvalutata”. Va notato, tra l’altro, che è anche la più giovane dei candidati della rosa finale dei 10, con i suoi 58 anni. Tutti gli altri candidati vanno oltre la sessantina (con la punta degli 87 anni di Dario Fo, arrivato ultimo).

Strategie del movimentoIl M5S ha così il suo riferimento per le votazioni in Parlamento, che inizieranno il 18 aprile. Le prime dichiarazioni dei parlamentari stellati hanno fatto intendere che questi voteranno, in tutti i turni, esclusivamente il loro candidato. Sembra effettivamente minore la possibilità che, come nel caso dell’elezione del presidente del Senato, lo scrutinio segreto infici sull’unità del gruppo parlamentare. Va ricordato infatti, che l’elezione del Presidente si svolge a camere riunite, con l’aggiunta di due delegati per regione. Ai primi due turni la votazione richiede una maggioranza dei due terzi dei presenti. Se non si arriva ad una soluzione, dal terzo scrutinio in poi basta la maggioranza assoluta, che è di 504 membri. La coalizione di centro-sinistra ha a sua disposizione 490 voti: ne basterebbero 14 per ottenere le cifre richieste. Una maggioranza dunque raggiungibile attraverso un nome che sia gradito anche alla Lista Civica di Mario Monti, che tra le due camere raccoglie 63 parlamentari. Solo gravi contrasti potrebbero portare ad avere bisogno dei voti stellati per arrivare all’elezione (ricordiamo che si vota a oltranza, fino al raggiungimento di una soluzione): una situazione che, salvo sorprese, dovrebbe permettere al Movimento di mantenersi coerente senza incidenti; senza contare le contrattazioni del Pd con il Popolo della Libertà, che parrebbero presupporre una scelta di “larghe intese”.

Competenza o immagine? – Sul piano politico nazionale a conti fatti pare cambiar poco: la Gabanelli è un nome sicuramente importante per la sua onestà, ma troppo lontano dalle istituzioni. Il presidente della Repubblica, almeno in teoria, deve essere un personaggio che le conosce bene, che le abbia sperimentate e che ne comprenda i meccanismi, così da poter garantire il mantenimento dell’equilibrio di tutto il sistema; caratteristiche che la Gabanelli, tra le sue molte qualità, non ha. Il direttore del Tg di La7, Enrico Mentana, ha infatti così commentato su twitter dal suo account personale: “Milena Gabanelli candidata al Quirinale è una bella scelta. Più che alla Presidenza della Repubblica però la vedrei bene a quella della Rai”.

PD e PdL – Si tratta quindi di un nome che il centro-sinistra, per quanto possa tutto sommato apprezzare, difficilmente appoggerà (salvo situazioni attualmente imprevedibili), preferendo concentrarsi su una rosa di nomi più nota istituzionalmente e più vicina al partito. Di contro, il centro-destra ha subito espresso dissenso. Daniele Capezzone, coordinatore dei dipartimenti Pdl, ha infatti dichiarato: “Con la candidatura grillina di Milena Gabanelli al Quirinale, la Repubblica Italiana avrebbe bisogno di un nuovo simbolo: le manette. Non abbiamo bisogno di un’Italia fondata sul giustizialismo”. Una reazione attesa: già la rosa dei 10 candidati era stata definita inaccettabile. Insomma, pare che le trattative continueranno sulla stessa linea dei giorni scorsi.

Rifiuto? – Va notato un particolare: la Gabanelli ha dichiarato che “in merito alla candidatura quando i proponenti mi chiederanno però risponderò”. Sorge il dubbio che sia possibile un rifiuto. Se così fosse, il posto dovrebbe essere preso da Gino Strada, per il quale varrebbe lo stesso ragionamento fatto finora. Altro invece succederebbe nel caso anche quest’ultimo rinunciasse, e il pallino passasse a Stefano Rodotà. Il giurista difficilmente rinuncerebbe alla candidatura, e per il Pd si prospetterebbe una sorta di “moral suasion” a favore del suo nome, notoriamente gradito agli ambienti di centro-sinistra: in quel caso la trattativa per un nome a “larghissima condivisione” rischierebbe uno stop inaspettato.

Insomma, il “Romanzo Quirinale” con oggi ha aggiunto un nuovo capitolo, ma è ancora ben lungi dalla conclusione. Attendiamo solo, dal blog di Beppe Grillo, il computo reale dei voti: capire le proporzioni dei voti può dare un’idea più precisa di quel che gli attivisti del Movimento hanno pensato. Casomai qualcuno volesse fare una “moral suasion” al contrario.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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