Le problematiche del voto all’estero

19/01/2013 di Luca Andrea Palmieri

Il D.L. 223/2012 ha definito le modalità di voto dei cittadini all’estero permettendo, in sostanza, che possano recarsi alle urne i cittadini temporaneamente fuori dal territorio italiano per missioni internazionali, per motivi di servizio (dipendenti statali, regionali etc) e, in taluni casi, anche i Professori universitari. Ha fatto scalpore l’esclusione degli studenti Erasmus (e non solo), circa 25.000 secondo le stime, ribadita dal Ministero degli Affari Esteri sul proprio sito. Il riferimento che il Ministero fa alle problematiche della normativa vigente e alla necessità di iscriversi all’AIRE, l’Anagrafe Italiani residenti all’estero, porta alla ribalta l’annoso dibattito sul voto dei cittadini italiani residenti all’estero. Questi è regolato dalla legge n. 459 del 2001, utilizzata già due volte per le elezioni politiche: nel 2006 e nel 2008. Al tempo della sua discussione vi fu un forte ostruzionismo da parte del centro-sinistra, all’epoca minoranza in Parlamento, dovuto al sospetto che fosse voluta dal centro-destra per sfruttare un supposto vantaggio presso i cittadini italiani all’estero. La storia ci insegna che non andò proprio così, visto che nel 2006 fu proprio la scissione delle liste estere del centro-destra, operata da Mirko Tremaglia, ad impedire a Berlusconi di ottenere la maggioranza al Senato necessaria a impedire la formazione del Governo Prodi.

voto-italiani-esteroAll’interno della legge, una prima enorme contraddizione appare subito evidente: possono registrarsi all’AIRE, e dunque votare, tutti i nati in Italia attualmente residenti all’estero, tutti coloro che hanno acquisito la cittadinanza all’estero e tutti i cittadini italiani nati all’estero e da sempre residenti al di fuori del territorio italiano. E’ quest’ultima categoria a far sorgere parecchi dubbi: com’è possibile che persone che potrebbero non aver mai visto l’Italia, non conoscerne la lingua ed a maggior ragione le problematiche siano nelle condizioni di eleggere parlamentari? Tra l’altro il sistema utilizzato, cioè quello postale, ha a sua volta sollevato critiche e dubbi: riduce infatti la possibilità di voto segreto e non manipolato. Il Parlamento ha in più occasioni provato a risolvere, ma non vi è mai riuscito. Dubbi sorgono anche sul numero di Parlamentari eletti: 6 al Senato e 12 alla Camera. Una quantità che, data la forte frammentazione del sistema elettorale, potrebbe risultare decisiva, in particolare al Senato, nelle prossime elezioni.

D’altronde così è stato, con riferimento ai Senatori, in occasione dell’ultimo Governo Prodi, uscito dalle urne nel 2006. Inevitabilmente scoppiò il caso: già alla prima finanziaria, nel novembre 2006, il senatore Pallaro riuscì ad ottenere che 14 milioni di euro venissero stanziati per gli italiani all’estero. In caso contrario, accusò con molta forza il centro destra, non avrebbe dato il suo voto al testo, essenziale per la sopravvivenza della maggioranza, che sarebbe comunque durata poco più di un altro anno.

Vi sono criticità riguardanti anche la struttura della circoscrizione estero: si parla di macro aree riferite all’Europa, all’America Meridionale, all’America Settentrionale e Centrale, ed all’Africa insieme con Asia, Oceania e Antartide. Ognuna, di base, elegge un senatore e un deputato. Il resto viene ripartito secondo il criterio della proporzionalità riguardante il numero di residenti registrati in ogni macro area. Ma come fa un italiano residente a Los Angeles a conoscere il candidato di New York, o di Città del Messico? Come fa quello di Cape Town a conoscere le idee, e le proposte di quello di Pechino? E’ vero che nell’epoca di internet reperire informazioni è semplice, ma è allo stesso tempo difficile pensare che persone di  una certa area geografica possano effettivamente esprimere gli interessi di aree a tutti gli effetti molto lontane da loro. Così chi si trova in aree con minore concentrazione di italiani vede il suo voto, a conti fatti, valere di meno. Con buona pace del principio di uguaglianza.

Un altra questione che si presenta riguarda l’influenza dei parlamentari eletti all’estero. Anche se questi fanno l’interesse di cittadini italiani che magari in Italia hanno intenzione di tornare, allo stesso tempo possono essere espressione di chi, l’Italia, non la ha mai neanche vista, o non la vedrà per molto tempo ancora. E di certo il loro voto non riguarda solo materie di puro interesse internazionale: il caso Pallaro è emblematico. Così ci si ritrova senatori e deputati messi in condizione di votare per atti legislativi che riguardano questioni esclusivamente interne. Se da un lato una possibile appartenenza ideologica può dare un senso al voto, dall’altro il principio della rappresentatività risulta violato: perché un senatore eletto all’estero, che rappresenta persone che non fanno parte della vita sociale ed economica del paese può incidere su politiche interne, se rappresenta persone che in Italia probabilmente non torneranno?

Insomma, è evidente che la legge 459 del 2001 porta ancora in seno una serie di criticità, che ne richiederebbero una riforma importante da parte del legislatore: magari insieme alla tanto decantata riforma delle legge elettorale. Il principio di far votare gli italiani residenti all’estero di per sé non è sbagliato: sono migliaia i cittadini fuori dal paese per motivi di lavoro che, una volta che sarà loro possibile, desiderano rientrare nel paese con la possibilità di un buon futuro professionale. E’ giusto che queste persone vogliano poter eleggere un proprio rappresentante, magari in grado di influire sulla vita pubblica in modo da avvicinare il loro rientro.

Risulta però quantomeno dubbia la logica insita nella possibilità per nati all’estero e ivi da sempre residenti di votare. Si potrebbe obiettare che in fondo è necessaria l’iscrizione all’AIRE, e che senza di questa non vi è possibilità di voto. Al sottoscritto invece sovvengono ulteriori dubbi: c’è il rischio che qualche personaggio particolarmente influente nelle comunità di origine italiana, amico di un qualche politico nazionale, possa convincere la sua cerchia a iscriversi all’AIRE e a sostenere la sua candidatura. Così, in cambio di sovvenzioni, il politico estero si impegnerebbe a sostenere quel dato partito. Una possibilità importante nel nostro sistema elettorale, tanto facile all’instabilità. Una possibilità del genere richiama alla mente i problemi da noi storicamente presenti del voto di scambio, ma con un’aggravante: i votanti iscritti all’AIRE hanno tutto da guadagnarci nel votare qualcuno che porterebbe i loro interessi in Parlamento. Dopotutto le politiche nazionali che questi voterà non li riguardano in prima persona.

Il principio alla base della legge 459 a parere di chi scrive non è sbagliato: la rappresentanza degli italiani all’estero ha un suo perché. Dubbi, oltre che sulle categorie ammesse al voto, sorgono sulla quantità di questa rappresentanza (12 deputati e 6 senatori sono tanti: ed anche se la proporzione sul numero di abitanti del paese è giusta, bisogna ricordare che l’influenza dell’azione dei suddetti parlamentari è inferiore sulla vita dei loro rappresentati), e sulla selezione dell’elettorato passivo. Un senatore che vive all’estero e rappresenta gli italiani all’estero, ha diritto di influire quanto può sulla vita dei cittadini italiani? E soprattutto, che senso ha una situazione del genere per poi impedire agli studenti Erasmus di votare, se non spendendo appositamente i propri risparmi in un costoso biglietto aereo? Dopotutto sono i più interessati tra i residenti  fuori dal paese (per quanto temporanei) a vedere valere la propria opinione politica. Un ripensamento del sistema di voto all’estero dunque, pare quantomeno necessario.

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Luca Andrea Palmieri

Nasce a Napoli il 3/11/1984 e decide a 7 anni di voler diventare giornalista, ma è troppo curioso per non svariare tra gli interessi più diversi lungo tutto il suo periodo di formazione. Dopo varie fluttuazioni tra lavoro, studi ed esperienze all’estero si laurea presso la LUISS Guido Carli in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica, indirizzo Istituzioni Politiche e Amministrative. Continua ad avere problemi col fatto di essere interessato più o meno a tutto lo scibile umano.
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