Le possibilità di una vita sintetica

24/08/2015 di Pasquale Cacciatore

Le biotecnologie in materia di genoma, si sa, compiono passi da gigante ogni giorno. E se fino a pochi anni fa lavorare con il materiale genetico era cosa ardua, oggi si riesce ad incorporare materiale completamente artificiale nei piccoli segmenti ribonucleici che compongono la vita.

DNA

Lo scorso anno, su Nature, un gruppo di ricercatori dimostrò di essere riuscito a creare un batterio in modo (quasi) totalmente artificiale, ovvero mettendo insieme una serie di “mattoncini” che non erano mai stati parte di nessuna specie vivente sulla terra. Qualche tempo prima, un team di genetisti aveva modificato un batterio causante la polmonite nei bovini, aggiungendo alle quattro basi azotate che compongono gli acidi deossiribonucleici (ovvero, i DNA) altre due basi artificiali (X ed Y), riuscendo persino a promuovere la trasmissione delle basi a nuove generazioni di batteri. Una nuova specie vivente creata in laboratorio capace di riprodursi.

Letta così, la storia sembra quasi fantascientifica, e può far accapponare la pelle. Ma se si pensa in termini pratici, aver la possibilità di parlare un alfabeto costituito da qualche lettera in più rispetto alle quattro classiche basi azotate non può che essere un vantaggio. Lo stanno dimostrando alcune aziende farmaceutiche.

Qualche mese fa una startup ha infatti utilizzato una variante del batterio Escherichia Coli, contenente nel genoma anche i “mattoni” artificiali X e Y, per la sintesi di una proteina, a cui risultava più semplice legare un farmaco da veicolare. I vantaggi sulla sintesi proteica sono infatti enormi.

In termini semplici, i batteri sono utilizzati dall’industria farmaceutica per produrre farmaci; si sfrutta la loro capacità di sintetizzare materiale proteico (informazioni costituite mettendo insieme combinazioni di aminoacidi) sfruttando l’informazione codificata dal DNA. L’aggiunta di nuove basi, come X e Y, aumenta il numero di aminoacidi diversi che una cellula può sfruttare per sintetizzare le proteine. Un grande vantaggio, se si pensa quanto l’industria abbia speso per sintetizzare aminoacidi artificiali (senza grande successo). Il traguardo, dunque, è realizzare proteine valide a livello terapeutico sfruttando informazione artificiale codificata da “unicorni batterici”.

C’è di più: organismi sintetici potrebbero essere sfruttati in vaccini. Si pensi ad un ceppo virale che contenga materiale batterico “contaminato” da basi artificiali di tubercolosi. Sarebbe un virus autentico, completamente vitale, ma innocuo. Un vaccino perfetto, insomma.

Ovviamente, ambiti di ricerca di questo genere aprono ad interrogativi grandissimi di tipo scientifico, etico e morale. Nessuno sa cosa succederebbe iniziando a popolare il mondo di nuovi organismi creati in laboratorio; un po’ la diatriba che da decenni si vive in ambito agricolo con gli organismi geneticamente modificati, con la grande differenza, però, che qui si tratterebbe di creare ibridi dal nulla. Un gioco da demiurgo di cui non si conoscono le conseguenze sull’ecosistema e la popolazione umana.

Quando i primi, concreti risultati terapeutici arriveranno, allora sarà necessario affrontare in modo deciso la questione, bilanciando rischi ed efficacia. Senza dimenticare, per l’appunto, la questione etica.

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Pasquale Cacciatore

Nato a Gallipoli nel 1991, entusiasmato da scienza e tecnologia sin dalla tenera età. Laureato in Medicina e Chirurgia ed ex-borsista presso il Collegio Universitario “Lamaro-Pozzani” della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, attualmente è Resident Doctor in Igiene e Medicina Preventiva presso l'Istituto di Sanità Pubblica dell'Università Cattolica del Sacro Cuore (Roma). È un appassionato delle tematiche di salute globale, politica sanitaria ed health technology.
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