Le maras: la marcia delle formiche

01/09/2015 di Francesca R. Cicetti

Machismo, narcotraffico, traffico di armi, esclusione sociale, affermazione della violenza e della guerra. I due gruppi più influenti, il Barrio 18 e la Mara Salvatrucha, potrebbero raggiungere gli ottantacinquemila membri solo nel Northen Triangle, secondo l’Ufficio per il Controllo della Droga e delle Azioni Criminali.

Maras

 

La mara è la folla scomposta, una fiumana di passanti che travolge e trascina. La mara è la formica marabunta, una bestiolina minuscola e crudele, che nella migrazione divora tutto ciò che incontra. Come i membri delle maras, i ragazzi sudamericani violenti e vendicativi, tatuati sul volto. Anche loro ingurgitano e distruggono nella loro marcia, come formiche. Non hanno più di venticinque anni, si trovano in Belize, Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama. I più feroci sono presenti anche negli Stati Uniti. Portano addosso i numeri delle persone uccise, impressi con l’inchiostro. O i marchi tipici delle loro maras, le figure dei teschi, degli ospedali, degli obitori. Chi vuole entrare a far parte della gang ha una sola possibilità: sottomettersi a un pestaggio, se si è uomini. Le donne, invece, devono lasciarsi violentare. A turno, da tutti i membri della mara.

Machismo, narcotraffico, traffico di armi, esclusione sociale, affermazione della violenza e della guerra.  I due gruppi più influenti, il Barrio 18 e la Mara Salvatrucha, potrebbero raggiungere gli ottantacinquemila membri solo nel Northen Triangle, secondo l’Ufficio per il Controllo della Droga e delle Azioni Criminali. Ogni gang ha il suo territorio e i suoi rituali. A San Salvador, negli anni Novanta, i membri della Salvatrucha si incontravano di fronte al mercato Modelo. Chi faceva parte di Barrio 18, sapeva di trovare il resto del gruppo al parco Libertad. Eterni rivali, nati entrambi a Los Angeles, tra gli anni Settanta e gli Ottanta. I Barrio 18 erano giovani messicani emigrati in California e scartati dalle altre bande ispaniche. I membri della Salvatrucha, o MS-13, venivano da El Salvador. Di colpo, negli anni Ottanta, la guerra. Nessuno ne sapeva la ragione, nessuno conosceva l’origine dell’odio. Ma la guerriglia urbana, quella era sotto gli occhi di tutti.

Il processo di espansione di entrambi i gruppi criminali fu accelerato dall’entrata in vigore dell’Illegal Immigrant Reform and Immigrant Responsability Act, nel 1996. Il governo statunitense decretò che gli immigrati clandestini fossero rimpatriati, ciascuno nel Paese d’origine. La maggior parte erano pregiudicati, ed esportarono nel Centro America la cultura delle gang. Arruolarono ragazzini, rinvigorirono i gruppi. Moltiplicarono esponenzialmente i numeri di membri della bande. Ripopolarono il formicaio.

Le maras si finanziano con lo spaccio, l’estorsione, l’omicidio su commissione, i sequestri. Vendono droga per strada, la maggior parte la destinano agli Stati Uniti. Viaggia in piccole dosi, con il sistema della hormiga. La formica. La stessa che investe e divora con violenza nella sua migrazione. Ancor più guadagnano dall’estorsione, che ha messo in ginocchio il settore pubblico. Almeno due aziende al giorno sono costrette a chiudere, sommerse dai ricatti delle maras.

Molte delle attività sono affidate alle donne. I mareros sono convinti destino meno sospetti. Ma anche una volta entrate nel gruppo, subiscono fortemente la cultura patriarcale: si occupano delle stesse attività degli uomini, con l’aggiunta delle faccende domestiche, la cucina, l’ordine, l’educazione dei bambini. Hanno l’obbligo di assoluta fedeltà all’uomo. Molte di loro, per conquistare autorevolezza, scelgono di entrare nella mara con lo stesso trattamento subito dagli uomini. Percosse, invece di violenza carnale.

E una volta entrati nella gang è praticamente impossibile uscirne. L’unica via che i mareros rispettano è quella della religione. Al di fuori, non esistono programmi riabilitativi, non esiste reintegro. Le formiche del narcotraffico si riversano con ferocia per le strade di San Salvador, e la loro marcia non lascia scampo.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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