Le fiabe non passano mai di moda

07/05/2015 di Ginevra Montanari

Negli ultimi anni, il cinema ha riportato di moda la fiaba. Ma forse non tutti sanno che i racconti originali differivano di gran lunga sia dalle versioni classiche della Disney, che da quelle riportate sul grande schermo.

Fiabe, Grimm

“Il linguaggio è il pensiero incarnato; la fiaba è l’anima incarnata. L’uno è strumento del pensiero, l’altra ne è l’essenza” diceva Hubert Howe Bancroft, nel suo scritto Native Races, miths and languages (1893). Nulla sembra essere cambiato, considerando che le favole di tutto il mondo sono ben più vecchie di un secolo.

Negli ultimi anni, poi, a livello cinematografico c’è stato un vero e proprio exploit fiabesco. Tutti sanno, però, che la maggior parte del repertorio Disney proviene da fonti antiche, tra cui gli scritti dei celeberrimi fratelli. E tutti sanno, chi più, chi meno, che molte delle favole che conosciamo, grazie alla trasposizione animata, sono un po’ diverse da come erano state pensate.

Illustrazione originale della Sirenetta
Illustrazione originale della Sirenetta

La Bella Addormentata Nel Bosco (Rosaspina) non viene baciata dal bel principe, ma violata da un re che passava di lì, mentre scontava la maledizione; le sorellastre di Cenerentola si tagliano dita e talloni dei piedi per poter calzare la preziosa scarpetta e gli uccellini, amici di Cenerella, cecano entrambe a suon di beccate, per punirle delle loro malefatte; inoltre, non esiste alcuna Fata Turchina: la ragazza si reca alla tomba della madre adorata, dove, grazie alle continue lacrime versate, è cresciuto un grande albero magico che incarna il suo spirito; la Sirenetta, in realtà, non sposa il suo amato umano, ma finisce col morire tra le onde del mare; Biancaneve non viene salvata dal fatidico bacio – come, a quanto pare, predilige la regia – ma grazie a un puro caso, che le permette di sputare il boccone della mela avvelenata. Per non parlare del Gobbo di Notre Dame o di Pocahontas, in cui entrambi i protagonisti fanno una brutta, bruttissima fine.

Spesso poi, quelle che sono le favole originali, hanno tratto spunto da altre fiabe, ancora più antiche: in una prima versione di Cenerentola, ad esempio, – La Gatta Cenerentola (1643, Giambattista Basile) – la protagonista arriva ad uccidere la sua prima matrigna, prima di avere il suo lieto fine.

Alcuni risvolti non sono certo adatti ai bambini, direbbero alcuni. È stato più saggio modificare le storie per i più piccoli. Tuttavia, è stato alterato anche l’impatto visivo, e l’intento pedagogico di alcuni racconti. Un approccio considerato ancora rivoluzionario, è quello iniziato nel 1986 dal terapeuta e cantastorie francese Jean-Pascal Debailleul, che ha riportato in auge un metodo antico di utilizzo delle Fiabe come strumento magico. Queste, infatti, non sono state create per addormentare i bambini, ma per diffondere la saggezza millenaria racchiusa nel profondo dell’io, e risvegliare il senso del miracolo. La fiaba, secondo il terapeuta, non è altro che la nostra storia sotto forma metaforica. Questa concretizza gli aspetti profondi ed essenziali di una persona, la sua vera identità, in particolare i desideri, i timori, i bisogni comuni a tutti gli esseri umani. Per questo elementi considerati da molti ansiogeni, come la paura, non sono da condannare ma anzi da incoraggiare nella crescita dei piccini. La paura è un elemento insito in ognuno di noi, e reprimerlo fin dall’infanzia potrebbe portare a risvolti spiacevoli, una volta adulti.

Cappuccetto Rosso
Cappuccetto Rosso

Al di là delle tematiche forti, della violenza di alcune immagini, le favole avranno sempre qualcosa da insegnare, a grandi e piccini. Pensiamo a Cappuccetto rosso, che introduce astutamente alla scoperta della sessualità: alla paura del sesso, in primis, ma anche all’attrattiva che offre, alla curiosità che suscita in tutti i bambini. La morale originale non è “Disubbidisci ai genitori, e saranno guai”, ma piuttosto “Se non sei pronto all’esperienza del sesso, una maturazione precoce può farti regredire piuttosto che crescere”. Come sempre, ci sono altre chiavi di lettura subordinate a questa, come ad esempio la rassicurazione: il piccolo lettore si sente sollevato quando scopre che la bambina e la nonna non muoiono; il finale scioglie le sue ansie, e lo aiuta a convincersi che, anche se si fanno errori, la conseguenza non è certo la morte; al limite, in caso di necessità, ci sarà sempre qualcuno pronto ad aiutarti: come il cacciatore, che rappresenta la figura paterna. Infine, è chiara la similitudine tra il ventre del lupo e quello materno: in questo senso, l’oscurità è quasi accogliente, e permette a Cappuccetto Rosso di crescere, per poi rinascere non più bambina, ma donna.

Altro simbolo di oscurità presente in tutte le fiabe è il bosco: all’inizio può spaventare, e al suo interno si incorre in numerose difficoltà, ma non è altro che l’emblema della vita, dei suoi ostacoli; una volta fuoriusciti dal bosco, transizione tra fanciullezza e mondo adulto, se ne esce completamente cambiati, più maturi.

Cenerentola
Cenerentola

Un’altra favola molto indicata per i bambini è quella di Cenerentola: i piccoli si immedesimano molto nella sfortunata ragazza, specialmente se hanno un rapporto conflittuale con la madre (Matrigna), nel periodo adolescenziale, o con fratelli e sorelle. Affronta poi il tema della morte di un genitore. Anche qui si affronta il tema della trasformazione, del passaggio dalla fanciullezza alla maturità. Basti pensare al fatto che Cenerentola va al ballo per ben tre volte (i balli duravano più di un giorno, solitamente), e fugge sempre dal suo principe. Scappa perché non è sicura di volerlo, di voler cambiare vita, lasciandosi tutto alle spalle, nonostante le sofferenze in cui incorre quotidianamente. E poi, non dimentichiamo il primo livello di lettura, quello più immediato: la bellezza non è importante come il buon cuore.

I racconti incantati sono talmente apprezzati, nel mondo intero, da rientrare nel Patrimonio dell’Unesco. Parafrasando la canzone “Children will listen” cantata dalla “strega” Maryl Streep, cosa racconterete? Non esiste solo il nero, o solo il bianco. Non esistono solo il bene, o solo il male. Come farete a dire che ci sarà un lieto fine, quando potrebbe non essere vero? Cosa farete? Bisogna stare attenti alle cose che si dicono, i bambini ascolteranno. Non possono sempre obbedirvi, ma pensateci bene, prima di dire “Ascoltatemi”, perché lo faranno. State attenti alla favola che raccontate, quello è l’incantesimo, e i bambini vi ascolteranno.

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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