Le difficili scelte della Banca Centrale Europea

18/03/2014 di Giovanni Caccavello

Il Comitato Esecutivo della BCE sta pensando di introdurre nel corso dei prossimi mesi ulteriori politiche monetarie “non convenzionali”. In realtà il comitato spera di non doverle utilizzare

Divergenze di visione – Nel corso dei mesi precedenti abbiamo scritto diversi articoli sulle mosse e sulle decisioni della Banca Centrale Europea. Come previsto alcuni mesi fa, le Banche Centrali più influenti a livello globale (Federal Reserve, Banca d’Inghilterra, Banca del Giappone e Banca Centrale Europea) hanno avviato politiche monetarie divergenti dopo che per alcuni anni, sia a seguito della crisi dei “sub-prime” del 2007-2008, sia a seguito della crisi dei debiti sovrani scoppiata in Europa nel 2011, hanno tutte cercato, in modi più o meno convenzionali, di “iniettare moneta” all’interno dell’economia reale. Questa modificazione nel comportamento delle Banche Centrali è avvenuta in modo graduale ma le differenze, con il passare dei mesi, di sono fatte sempre più evidenti.

Il percorso ad ostacoli della BCE – Sotto la guida di Mario Draghi (definito in un nostro articolo “il leader europeo solitario”), la BCE, nonostante le critiche, ha adottato misure coraggiose. Il 22 dicembre 2011, poco più di 2 anni fa, infatti, la BCE lanciava il suo primo “piano di rifinanziamento del sistema bancario a lungo termine” (LTRO). Questo programma, equivalente ad un’asta di liquidità a favore delle banche, consisteva in un prestito della durata di tre anni agli istituti di credito ad un tasso di interesse pari all’1%. Una secondo rifinanziamento a lungo termine fu implementato per la seconda volta il 29 febbraio 2012. Secondo quanto riportato dai bollettini della Banca Centrale stessa, il totale dei prestiti è stato superiore ad 1 trilione di euro e così suddiviso: 489,191 miliardi nel dicembre 2011 ad un totale di 523 banche europee e 529,23 miliardi di nel febbraio 2012 ad un totale di 800 banche europee. Oltre a questo, nel luglio 2012 Mario Draghi, comunicò ai mercati come la BCE avrebbe fatto tutto il necessario per salvare la moneta unica che era e rimane un progetto irreversibile. Questa frase, implementata poi dal programma OMT (mai utilizzato fino ad oggi) viene ritenuta da moltissimi economisti ed analisti la principale causa (positiva) del raffreddamento dei tassi di interesse sui titoli di stato dei paesi periferici dell’Euro-Zona.

Mario Draghi, attuale presidente della Banca Centrale Europea
Mario Draghi, attuale presidente della Banca Centrale Europea

Inflazione bassa – Tutto queste decisioni hanno fatto fatica a riflettersi sull’economia reale. Questo è il vero problema che si è venuto a creare. Nel corso degli ultimi dodici mesi, infatti, l’inflazione è scivolata dal 2,2% allo 0,9%, ben al di sotto dell’obiettivo numero uno della BCE che consiste nel perseguire “politiche monetarie che mantengano il tasso di inflazione inferiore ma prossimo al 2%“. A causa di un inatteso e forte calo dell’inflazione nel corso dell’anno appena chiusosi, la BCE, nel novembre 2013, ha tagliato ulteriormente il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale dallo 0,5% allo 0,25%, portandolo così al minimo storico. Essa ha inoltre esteso il suo impegno a fornire alle banche una quantità illimitata di finanziamenti a breve termine fino a metà 2015 e ha ribadito, in più di un’occasione, che il tasso di interessi rimarrà ai livelli attuali o addirittura a livelli più bassi per un periodo molto prolungato. Inoltre, secondo le previsioni della BCE, l’inflazione, che si è attestata in media all’1,4% nel 2013, dovrebbe raggiungere un tasso dell’1,1% nel 2014 per poi tornare a crescere nel 2015 (1,3%-1,4%).

Agire oppure no? – Queste previsioni sono state accolte in modo poco favorevole dalla BCE, la quale, se da un lato rifiuta qualsiasi critica sul basso tasso di inflazione, dall’altro spera di non dover utilizzare ulteriori politiche monetarie non convenzionali al fine di evitare nuove contrapposizioni tra i singoli governi europei. Ciò nonostante, il Comitato Esecutivo della BCE è ben consapevole dei rischi della deflazione e anche secondo quanto riportato sui principali quotidiani economici-finanziari pochi giorni fa dalla tedesca Sabine Lautenschlager, nuovo membro del board al posto di Asmussen, a Francoforte sappiamo cosa possiamo fare e abbiamo ancora ampi spazi di manovra”.

Rafforzamento dell’orientamento – Guardando al raggio d’azione della BCE, tre sono le soluzioni possibili: rafforzamento dell’attuale “orientamento”, tassi di interesse negativi e “quantitative easing”. La decisione più fattibile, al momento, sembra quella che punta al rafforzamento dell’attuale “orientamento”. Questo non significherebbe altro che abbassare ulteriormente il tasso di interesse portandolo dallo 0,25% odierno allo 0,1%. Questa scelta potrebbe aprire spiragli interessanti nel caso in cui la FED decidesse di continuare con le sue operazioni di “tapering”, cioè di riduzione degli stimoli non convenzionali.

Tassi di interesse negativi – L’introduzione di tassi negativi sarebbe più radicale, ma coerente con il rafforzamento dell’attuale “orientamento” monetario. Al momento attuale le banche hanno la possibilità di depositare i loro soldi per una notte (mercato overnight) presso la Banca Centrale Europea ad un tasso dello 0%. Un tasso di deposito negativo equivarrebbe, quindi, ad una tassa per le tutte quelle banche che decidessero di continuare a “parcheggiare” i loro soldi presso la BCE. Molti altri però sono i dubbi che riguardano una politica monetaria simile. Il più comune è che mai una banca centrale influente come la BCE ha utilizzato tassi di interesse negativi. La Banca Centrale Danese, va ricordato, al momento applica un tasso di interesse negativo per mantenere la sua moneta ancorata all’Euro.

Quantitative Easing – Queste preoccupazioni sull’introduzione di tassi negativi potrebbero portare la BCE a considerare la terza ed ultima opzione: il Quantitative Easing. Questa politica monetaria, ad oggi, sarebbe la più corretta da implementare visto l’effetto positivo che decisioni simili hanno avuto nel Regno Unito. Simili forti operazioni di mercato aperto potrebbero contribuire a scongiurare lo spettro della deflazione abbassando i tassi di interesse a lungo termine dei paesi dell’Euro-Zona e migliorando l’offerta di moneta che nel corso degli ultimi anni è cresciuta debolmente nonostante gli sforzi fatti dalla Banca Centrale.

Anche in questo caso, però, alcune difficoltà esisterebbero. Il primo problema riguarda il fatto che alcuni paesi, capeggiati dalla Germania, si oppongono all’acquisto di obbligazioni da parte della BCE. Il secondo è consistente con il fatto che, se la BCE dovesse acquistare titoli di stato osservando il peso economico dei singoli Stati membri, il 27,7% delle obbligazioni sul mercato secondario che verrebbero acquistate dalla BCE dovrebbero essere tedesche, il 20% francesi, il 17,7% italiane, il 12% spagnole e solo il 2,6% greche, 2,1% portoghesi e 1,4% irlandesi.

Ripensamento delle politiche monetarie nel lungo periodo – Nonostante tutto, però, al momento il quantitative easing potrebbe essere la migliore soluzione. Ad ogni modo crediamo in modo ancora più forte che, una volta risolte queste distorsioni macroeconomiche, sia fondamentale promuovere politiche monetarie che riportino sotto controllo il potere delle banche centrali. Nel corso di questi ultimi decenni (a partire dalla fine degli anni ’80/inizi anni ’90) esse hanno infatti distorto in modo troppo evidente l’economia globale, “drogandola” e rendendo il mercato incapace di sopravvivere e di crescere in modo sostenibile senza che (come scriveva Milton Friedman) “gli elicotteri aprissero i loro sportelli e lasciassero cadere moneta nell’aria”.

Breaking News –Di poche ore fa la decisione della Corte Costituzionale Tedesca che ha dichiarato legale l’utilizzo del Fondo Salva-Stati, Questa importante decisione, presa dopo i dubbi di incostituzionalità avanzati da Berlino, può quindi essere considerata anche un’altra mezza vittoria per la BCE che quindi potrà preparare le future mosse monetarie con un po’ più di tranquillità“.

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Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
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