Le dichiarazioni di Schäuble. La Germania si assuma le sue responsabilità

26/04/2013 di Andrea Viscardi

Il personaggio – Wolfgang Schäuble è un esponente politico di primo piano, ministro federale delle finanze del governo Merkel. Uno dei massimi sostenitori della moneta unica, sin dai tempi di Kohl, e figura di spicco della CDU. Wolgfanf Schäuble, però, è anche il perfetto esempio dell’arroganza, della tendenza tedesca a porsi ad un gradino superiore e del fallimento del progetto europeo. Il simbolo di una distanza, culturale e politica, che colpisce ogni singolo stato dell’Eurozona. La Germania, in particolar modo, ha tentato e continua a tentare di indirizzare la crisi e i mezzi per risolverla nell’interesse tedesco. Non si può dare a Berlino la colpa di quanto accaduto negli ultimi anni, ma sicuramente il suo ruolo è stato fondamentale e il suo comportamento teso unicamente all’interesse nazionale piuttosto che a quello europeo.

Germania ed EuropaLetta – Così, in risposta alle dichiarazioni di Letta tese a sottolineare come, tra i principali obbiettivi del prossimo governo, vi sarà una rinegoziazione delle politiche di austerity imposte dall’Europa, il ministro delle finanze tedesco si è lasciato andare a dichiarazioni ben poco illuminanti. “Il problema in Italia è stata l’irritazione dell’economia per i ritardi nel formare il governo. Scaricare sugli altri i propri problemi è comprensibile umanamente, e per alcuni la Germania è appropriata nel ruolo, ma è una sciocchezza”. Insomma, il motivo della crisi sempre più profonda del nostro Paese consiste unicamente nel vuoto istituzionale del mese passato. Certo, la politica ha un ruolo importante in ciò che è accaduto negli ultimi anni, ma l’austerity imposta a Monti ha portato alla definitiva distruzione del tessuto economico delle pmi italiane. Non è così, invece, per il ministro tedesco. Poco conta come lo stesso FMI abbia, pochi mesi fa, sottolineato quanto le misure anticrisi abbiano soffocato l’economia degli stati dell’Eurozona e impedito crescita e sviluppo. Poco importa anche come Rehn, Commissario per gli affari economici europei, sia perfettamente d’accordo con Letta. Indicativo, invece, come Letta non avesse assolutamente accusato Berlino, né scaricato sui tedeschi le colpe. Aveva parlato di Europa, non di Germania. Questo sentirsi chiamati in causa, oltre a dimostrare una certa coda di paglia, sottolinea come per Berlino non esista un’Europa degli Stati, ma unicamente un’Europa tedesca, un’Unione considerata come estensione della Germania stessa.

Schäuble, non è la prima volta – Ma non è la prima volta che il ministro si lascia andare ad interventi di questo tipo. Lo aveva già fatto prima delle elezioni, quando dimostrando, lui sì, scarsa intelligenza e senso del proprio ruolo, aveva dichiarato: “Sarà un efficiente stratega elettorale Silvio Berlusconi. Ma il mio consiglio agli italiani è di non ripetere l’errore già fatto e non continuare a votarlo”. Ma la vera chicca, comunque, era arrivata solamente due giorni fa. “In Italia si vive ancora bene, per questo anche noi tedeschi ci andiamo ancora in vacanza tanto volentieri”. Commento rilasciato dopo la pubblicazione dello studio dalla BCE sulla ricchezza dei cittadini dell’Eurozona.

Lo studio Bce – Il dossier in questione ha fatto molto discutere, sottolineando come la ricchezza pro-capite italiana sia di poco superiore a quella tedesca e a quella francese. Dopo tale pubblicazione, allora, le dichiarazioni da parte di politici tedeschi si sono sprecate. Schäuble non è stato l’unico, c’è chi ci ha accusato di essere dei piagnoni, di essere i veri ricchi d’Europa, dei bamboccioni. “Parlate di chi si toglie la vita ma siete più ricchi di noi” questo l’orribile titolo del Der Spiegel di dieci giorni fa. Peccato, poi, che analizzando ogni dato, la situazione assuma dei contorni diversi. Infatti, il reddito familiare medio per una famiglia tedesca, dati 2011, è di 43.531 euro, contro i 34.344 italiani. La quota di poveri della Penisola è del 16,5% contro i 13,4% tedeschi. Uno dei veri fattori determinanti della differenza di ricchezza pro-capite consiste nella propensione italiana ad avere un’abitazione di proprietà, al contrario di quanto avviene in Germania. La nostra colpa, dunque, sarebbe quella di aver faticato per anni così da poter acquistare un’abitazione, o di non essere troppo propensi, oggi, a svendere i nostri sacrifici. Il tutto mentre nel Paese le aziende falliscono, la recessione continua e lo sviluppo e la crescita sono solo un miraggio lontano.

Spagna? Disastro sociale – Intanto a Madrid, ieri, è stata la giornata della manifestazione “Occupiamo il Congresso”. La protesta è sfociata, come sempre più spesso avviene, in tafferugli contro le forze di polizia. Le misure imposte dall’Europa hanno reso necessaria, per il 2013, una finanziaria da 40 miliardi di euro. Il tutto in cambio di aiuti indirizzati soprattutto alle banche ma pagati dai cittadini di tasca loro. Più di uno spagnolo su quattro è disoccupato (27,2%) e 13 milioni di cittadini vivono in situazione di povertà, un milione in più rispetto al 2012 e due milioni rispetto al 2011. Negli ultimi mesi hanno protestato ogni tipo di lavoratori: medici, giudici, poliziotti, insegnanti, avvocati, trasportatori. Mentre lo stato è entrato ufficialmente in recessione e per quanto ora le banche siano salve, non vi sono prospettive di crescita e di sviluppo. Il Paese è sull’orlo di un collasso sociale, i giovani emigrano, la fiducia nel futuro non esiste.

Corrida e Mandolino – Poca sensibilità da parte europea, ancora di meno da chi detiene realmente le redini del potere a Bruxelles. La Germania e i tedeschi continuano a venire in vacanza in Italia senza comprendere chi vi abita e senza guardare oggettivamente allo sfaldamento sociale in atto nel resto d’Europa: Portogallo, Spagna, Italia. Senza osservare la distruzione del settore delle pmi italiane, fiore all’occhiello per oltre quarant’anni.  Le nostre aziende non hanno saputo stare al passo coi tempi, con il Mondo globalizzato? Forse, ma le misure imposte dall’Europa e dalla Germania hanno portato un grande contributo alla loro distruzione.  Curioso, allora, pensare a chi sia venuto a fare shopping e a comprarle una volta che il loro valore era crollato. Basti prendere il caso Ducati, acquistata l’anno passato dall’Audi, o alle acquisizioni della Muller in Grecia. E pensare come, sino a pochi anni fa, eravamo uno dei principali competitor di Berlino. Quella stessa Berlino che ha imposto a tutta l’Europa i provvedimenti anti-crisi da prendere e che, a pensar male, sembra averlo fatto anche e soprattutto per favorire la propria economia, a discapito degli altri Paesi . Ma forse han ragione i personaggi come Schäuble, o i titolisti dello Spiegel. Siamo noi del sud Europa a piangerci addosso, tra flamenco e mandolino, tra corride e pizza, tra suicidi immotivati e famiglie distrutte.

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Nasce a Torino il 13/09/1988, appassionato di politica, dopo essersi diplomato al Liceo Classico Beccaria di Milano, si iscrive al corso di Studi Internazionali all’Università degli Studi di Torino, dove si laurea nel 2011. Completa il suo percorso di studi laureandosi con lode al corso specialistico in Relazioni Internazionali dell'università LUISS Guido Carli.
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