Brexit – Le conseguenze economiche e finanziarie

25/06/2016 di Redazione

Cerchiamo di analizzare, insieme, i principali temi interessati dalla Brexit: commercio, sterlina, debito pubblico e settore finanziario, e sfatiamo il mito che vede in questi ultimi due punti un danno per l'UK

Brexit

Commercio. Dal punto di vista commerciale, le strade che si pongono innanzi al Regno Unito sono sostanzialmente tre:

1. Opzione “Svizzera“. La rinegoziazione totale degli accordi commerciali con l’Unione Europea, su base bilaterale, seguendo l’esempio della Svizzera, è l’opzione più gettonata. Un’opzione non propriamente immediata, alcuni parlano addirittura di sei/sette anni per portare a termine una rinegoziazione completa.

2. Opzione “Norvegia”. Un’alternativa per il Regno Unito sarebbe tornare a far parte dell’EFTA per poi aderire allo Spazio Economico Europeo (seguendo l’esempio di Norvegia, Islanda, e Liechtenstein). Ciò permetterebbe a Londra di acquisire pieno accesso al mercato interno dell’UE, accettando, però di assorbire passivamente le decisioni del legislatore europeo su alcune materie sensibili.

3. Opzione “Turchia”. Una terza via potrebbe consistere nella costituzione di un’unione doganale tra l’UK e l’UE, seguendo l’esempio dell’accordo UE-Turchia del 1996. In questo caso non esisterebbero barriere al commercio tra la Gran Bretagna e i paesi dell’Unione, inoltre le due aree manterrebbero la medesima tariffa doganale verso i paesi terzi. L’accordo UE-Turchia copre oggi tutti i prodotti industriali ma non i servizi e gli appalti pubblici.

4. Opzione WTO. La strada più immediata sarebbe commerciare all’interno del regime del World Trade Organization (WTO), del quale l’UK e gli altri 27 dell’Unione sono membri. L’UK otterrebbe accesso al mercato interno dell’Unione (e viceversa), seppure con alcune barriere, tariffarie e non, sugli scambi. In generale, molto dipenderà dagli atteggiamenti reciprochi. Infatti il rischio è quello – ipotizzato da molti commentatori – di un atteggiamento punitivo dell’UE nei confronti dell’UK, con Bruxelles pronta ad imporre barriere consistenti all’ingresso delle merci britanniche; atteggiamento che evidentemente porterebbe Londra a rispondere allo stesso modo per quanto riguarda l’ingresso dei prodotti europei nel Regno Unito. Un’occhiata approfondita ai saldi commerciali, rende però tale possibilità poco realistica, e di certo non conveniente per l’Unione. Il Regno Unito è importatore netto di beni e servizi dell’Unione Europea. Se l’UE decidesse di avviare una guerra commerciale verso l’UK, a perdere non sarebbe certo Londra, dato che Bruxelles dovrebbe accettare di perdere oltre 118 miliardi di euro esportazioni nette. Come se un negoziante rifiutasse di far entrare nel proprio negozio un cliente desideroso di fare compere.

Bilancia Commerciale
Elaborazione Europinione, Dati Eurostat

Sterlina. Ieri la valuta britannica ha perso circa il 7% verso l’euro e il 8% verso il dollaro. Un crollo sostanziale rispetto alle normali fluttuazioni giornaliere, ma inferiore ad altri episodi nella storia monetaria britannica. Nel settembre 1992, ad esempio, quando la sterlina usci dal Sistema Monetario Europeo, si svalutò, rispetto al dollaro, di circa il 20%. Le fluttuazioni odierne seppure significative non fanno pensare ad una crisi valutaria in corso. Piuttosto, l’enorme e crescente deficit commerciale britannico è un segnale forte di una sopravvalutazione della sterlina che ha retto sino ad oggi, sostenuta dall’afflusso di capitali dall’estero. Una  svalutazione, quindi, potrebbe paradossalmente essere benevola per le esportazioni britanniche e riportare il conto con l’estero più vicino all’equilibrio.

BGP-USD
Fonte – bloomberg.com

Debito pubblico. Partiamo da un presupposto molto semplice: il debito pubblico britannico è emesso in valuta nazionale. La svalutazione della sterlina, di conseguenza, non accresce il peso del debito. In generale, una crisi del debito simile a quella avvenuta in Grecia o Argentina, per il Regno Unito, è assolutamente da escludere. Se gli investitori dovessero dubitare della solvibilità di Londra e iniziassero improvvisamente a vendere i titoli di Stato britannici, il governo potrebbe certamente forzare la Banca d’Inghilterra ad acquistare tali bond sul mercato. Così assicurerebbe la liquidità necessaria per finanziare il suo debito. Ciò significa che gli investitori non possono far precipitare il Regno Unito in una crisi di liquidità, che potrebbe costringere il governo al default. C’è una forza superiore di ultima istanza, la Banca d’Inghilterra. Le capacità di intervento della banca centrale in questo senso sono teoricamente illimitate. I mercati sembrano esserne consapevoli: infatti i tassi di interesse a 10 anni sul Gilt non mostrano alcun segno di fuga dai titoli di stato britannici.

Uk Bonds
Fonte – bloomberg.com
Andamento mercati
Europinione.it

Settore finanziario. La Gran Bretagna è un esportatore netto di servizi finanziari. L’uscita dall’UE può danneggiare il settore finanziario britannico? Le grande banche di investimento abbandoneranno l’UK per trasferirsi a Francoforte o a Parigi? Un’ipotesi circolata già due decenni fa quando l’UK rifiutò di adottare l’euro. Il settore dei servizi finanziari in GB è di certo importante, soprattutto nell’area di Londra, ma meno di quanto generalmente si creda. I servizi finanziari valgono il 7.6% del valore aggiunto britannico. Una quota simile al peso della finanza in altri paesi europei, quali Olanda (7.4%) e Belgio (6.2%), e significatamente inferiore al peso  dell’industria finanziaria in Lussemburgo (28,4%). Impossibile, al momento, fare previsioni sul comportamento dell’industria finanziaria. Molto dipenderà, infatti, dalle condizioni concordate dall’UK con l’UE. Ciò che possiamo affermare è che guardando l’andamento delle borse oggi, non appare che i mercati credano ad una fuga da Londra verso il Continente: il CAC di Parigi ha perso circa l’8%, il Dux di Francoforte quasi il 7%, il FTSE di Milano e l’IBEX di Madrid oltre il 12%. Il FTSE 100 di Londra “soltanto” il 3%.

Attività finanziarie

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