Le commedie francesi e l’ingrediente “segreto” del successo: la qualità

09/07/2013 di Jacopo Mercuro

Nell’immaginario collettivo ogni volta che si pensa al grande cinema il pensiero va immediatamente agli Stati Uniti d’America. Per cultura e tradizione non è poi così sbagliato essendo, gli states, i maggiori produttori di film, ma spesso non occorre attraversare l’Atlantico e fare un viaggio così lungo. Basta attraversare le Alpi e arrivare in terra francese dove i nostri “cugini” continuano ad inanellare successi grazie alle loro divertenti commedie. Non è così facile da accettare per noi italiani visto che da sempre non corre buon sangue con i transalpini, questo però non è il momento di comportarsi come chi osserva il prato sempre più verde del vicino. Visto il basso livello che il nostro cinema sta esprimendo dovremmo fare un bagno di umiltà ed imparare da chi in questo momento è più bravo.

Un tempo la commedia all’italiana era un piacevole raggio di sole che illuminava il bel paese. Dopo la metà degli anni 50 il nostro cinema era in grado di incuriosire. Nacque quel neorealismo che portava sul grande schermo la vita di tutti i giorni condita con dei contenuti comici e con un’amara satira. A questo si aggiunsero i grandi interpreti, davanti e dietro la macchina da presa, che consacrano il cinema italiano come: Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Nino Manfredi, Monica Vitti, Vittorio de Sica e moltissimi altri. Purtroppo a distanza di tempo la situazione è cambiata molto, come un giovane senza testa che sperpera tutto il patrimonio lasciato dai genitori non siamo stati in grado di gestire l’enorme eredità che i grandi del passato ci hanno lasciato. Oggi ci limitiamo a sfornare commedie volgari e di basso livello, tutto si basa sui continui equivoci che strizzano sempre l’occhio al sesso riuscendo a renderlo ridicolo e privo di comicità.

Toccato il fondo si può solo risalire, verrebbe da pensare, ma a quanto pare non è così semplice. Continuiamo invece ad accettare questa situazione ridicola in cui a farne le spese non è solamente il pubblico. Visti i successi dei colleghi francesi non dovrebbe poi essere così difficile fare qualcosa di buono, basterebbe un ingrediente dimenticato e che faccia prendere sapore alle pietanze di cui noi appassionati di cinema ci nutriamo: la qualità. Una volta il simpatico Renè Ferretti (Francesco Pannofino) nella serie Boris intuì che per rendere piacevole la sua fiction occorreva ritrovare l’ormai smarrita qualità. Un’intuizione scontata e banale a tal punto da non essere mai presa in considerazione. I francesi lo hanno capito da tempo, e, dopo aver gettato le basi e lavorato duramente, stanno ora raccogliendo i frutti dei tanti sacrifici. Commedie spensierate, piacevoli da vedere, ma che non perdono la loro fattura. L’astuzia è stata quella di proseguire una cultura che risale addirittura alle opere teatrali del Seicento. È stato un esempio Molière, che con le sue commedie satiriche riuscì ad ammaliare il pubblico che, oltre a divertirsi, era portato a riflettere sulle problematiche del tempo. Fu un rinnovamento teatrale al quale gli sceneggiatori francesi dei nostri anni sembrano ispirarsi. Proprio come accadde nella rivoluzione francese con la presa della Bastiglia, anche oggi il vero protagonista è il popolo. Le commedie di oggi non fanno altro che presentare spaccati di vita quotidiana, e hanno per questo motivo una grande capacità d’immedesimazione, riuscendo a coinvolgere ed abbracciare il grande pubblico. Da sempre i nostri vicini hanno avuto grandi doti nella creazione di commedie, ma i recenti incassi che hanno fatto registrare evidenziano come siano riusciti ad affinare e migliorare la loro tecnica. Dopo la metà degli anni novanta hanno iniziato a creare un nuovo tipo di commedia, in grado di far sorridere anche in situazioni drammatiche, e che ha rappresentato le solide fondamenta del successo odierno. Nel 1999 La cena dei cretini ha fatto divertire tutto il mondo, tanto da spingere gli americani a girare un recente remake. Non da meno è L’apparenza inganna, con Daniel Auteuil e Gèrard Depardieu, e Il favoloso mondo di Amélie (tanto per citarne alcuni). Si aprì, in questo modo, un piccolo spiraglio in una porta in cui molte altre commedie sono riuscite a passare, fino ad aprirla definitivamente mostrandosi al mondo intero per la sua grande bellezza. Si tratta di una rivoluzione durata anni, costruita di successo in successo, senza mai fare un passo indietro, per arrivare alla definitiva consacrazione con la vittoria del premio Oscar di The Artist. È stata una vera e propria onda di ottimi risultati, che i francesi continuano a cavalcare con divertimento e passione. Pellicole come Giù al nord, Quasi amici e Niente da dichiarare non fanno altro che testimoniare il continuo rinnovamento e il voler proseguire una strada intrapresa da anni. In questo modo si continua nel proporre opere sempre tanto differenti quanto interessanti, senza cadere nella monotonia dei nostri cinepanettoni.

Il mondo continua a rimanere in poltrona per ammirare lavori che trionfano con la critica e nei box office. Ora, però, non basta più alzarsi e battere le mani, bisogna prendere esempio da un paese che dimostra, giorno dopo giorno, che si può fare buon cinema anche oltre i confini statunitensi. Occorre ritrovare quell’ingrediente ormai dimenticato, la qualità, di cui i francesi stanno facendo buon uso per la lunga e ardua scalata al successo. Dopo anni di letargo è arrivato il momento di svegliarsi e cominciare a fare, anche noi, qualcosa di nuovo perché questa volta l’erba del vicino è davvero più verde.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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