L’avvento del sonoro nel cinema

04/11/2014 di Jacopo Mercuro

Breve storia di un'innovazione che oggi diamo tutti per scontata, ma il cui avvento fu tutto tranne che semplice

Nel mondo del cinema, l’introduzione del sonoro, fu un processo molto lungo e complesso. Già nel 1923 Lee DeForest introdusse il suo Phonofilm, ma decise di rimanere una piccola società indipendente e non sfruttò a pieno la sua invenzione. Nel 1925 la Western Electric mise in commercio un sistema innovativo di registrazione su disco, ma la maggior parte degli studios preferì aspettare ulteriori sviluppi. La Warner Bros., che in quel momento era in piena espansione, sfruttò il nuovo sistema sonoro solo come alternativa all’intrattenimento dal vivo, così da contenere i costi di gestione. Poi, nel 1926, la Warner Bros collaudò il metodo Vitaphone, dando vita a ben otto cortometraggi. La vera svolta arrivò solo nel 1927, quando sui grandi schermi approdò Il cantante jazz, la prima pellicola in cui parte delle sequenze erano accompagnate dalla musica e dalle parole dell’artista. Dal grande successo dei Warner si intuì il grande consenso che riscuoteva il sonoro e nel 1928 uscì il primo film interamente sonorizzato: The lights of New York di Bryan Foy.

Negli stessi anni, la Fox, ideò un sistema alternativo che si ispirava all’idea di DeForest: il Movietone.

Un terzo sistema alternativo fu  brevettato dalla Radio Corporation of America: il Fotophone, ma nel 1927 i cinque grandi studi hollywoodiani firmarono un accordo con il quale decisero di adottare il Vitaphone come unico sistema.

La nuova tecnologia mise a dura prova tutti gli addetti ai lavori, e per i primi anni gli studios decisero di far uscire i film in due versioni: muto e sonoro, per poi rendersi conto che nel 1932 l’innovazione del sonoro aveva già conquistato l’intero paese.

Come già accennato, inizialmente il sonoro creò non poche difficoltà durante le riprese. I microfoni fissi registravano tutto, anche i rumori delle apparecchiature che dovevano essere isolate, inoltre limitavano molto la mobilità della macchina da presa. Per non perdere lo stacco tra il suono e il movimento delle labbra degli attori, vennero posizionate più macchine da presa. Il ricorso alla cinepresa multipla non restituiva lo stesso stile del muto, poiché le cabine usate per isolare le macchine non permettevano una totale libertà di movimento. I microfoni, poco sensibili, costrinsero gli studios ad obbligare gli attori a frequentare scuole di dizione così da recitare in modo chiaro e scandito, causando recitazioni rigide e innaturali. Una grande svolta arrivò nel 1931, con la possibilità di registrare su diverse piste sonore, permettendo di aggiungere i suoni in sede di montaggio.

L’avvento del cinema sonoro creò molti problemi anche alle esportazioni, a causa delle barriere linguistiche difficili da superare. I primi doppiaggi ebbero scarso successo dato che il labiale non corrispondeva al suono e nemmeno i sottotitoli erano graditi al pubblico. Nel 1929 si prese la drastica decisione di girare i film in più lingue; finita una versione entravano altri attori per rigirare le scene, ma dopo poco tempo, a causa dei costi elevati, si capì che non era la soluzione migliore. Dal 1931 il mixaggio su piste audio migliorò molto, permettendo di sincronizzare la voce con il movimento delle labbra. Il sistema sonoro era finalmente pronto ad accompagnare i film sul grande schermo per gli anni a venire.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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