Lavorare meno, lavorare tutti (?)

05/10/2015 di Federico Nascimben

Esercita un notevole fascino la sperimentazione avviata in Svezia che prevede la riduzione della giornata lavorativa da 8 a 6 ore giornaliere. Cerchiamo però di smontare i falsi miti

Forse qualcuno ricorderà che uno degli slogan elettorali proposti dal candidato alla presidenza del Consiglio del 2008 per il PD, Walter Veltroni, in tema di fisco era “pagare meno, pagare tutti”. Ebbene, la Svezia ha iniziato a sperimentare la possibilità per imprese e uffici pubblici di far lavorare i propri dipendenti sei ore al giorno, anziché le classiche otto, e pare che i risultati siano positivi.

Non si tratta neppure della prima volta per il Paese scandinavo: a livello locale infatti la città di Kiruna iniziò i primi esperimenti già negli anni ’90, poi fu la volta di Stoccolma che sperimentò l’orario ridotto negli asili e nei centri di cura per anziani e disabili. Per quanto riguarda le imprese, invece, la sede di Göteborg della Toyota utilizza le sei ore da ormai tredici anni; la Filimundus, infine, una società che sviluppa app, ha ridotto l’orario da un anno.

Secondo quanto si apprende – oltre agli indubbi benefici relativi al maggior tempo da poter dedicare a famiglia, amici e passioni – sembrerebbe che tale misura abbia avuto ricadute estremamente positive sia per i dipendenti che per le imprese: maggiore produttività e meno malattie per i primi ed aumento dei “profitti” per le seconde. Tale esperienza/narrazione ha subito affascinato una moltitudine di persone/personaggi in Italia (e non solo, scommettiamo).

Ciò è oggettivamente aiutato dal fatto che flussi economici più brevi e incerti contribuiscono a far aumentare il tempo passato in ufficio, tant’è che sempre più spesso nei contratti collettivi e individuali l’orario di lavoro – un tempo componente fondamentale per la determinazione del costo del personale – sta sempre più perdendo la sua centralità, schiacciato da rimodulazioni e flessibilità. A ciò si aggiunge il ruolo cruciale giocato dalla tecnologia che consente con estrema facilità di portarsi il lavoro dovunque.

Sulla base di quanto si legge però è anzitutto necessaria una considerazione di ordine generale: se la produttività dei lavoratori aumenta in maniera adeguata non è necessario aumentare la forza lavoro creando così nuovi occupati; bensì questo si rende necessario dove la presenza fisica del lavoratore è necessaria e non può essere evitata tramite riorganizzazioni. Ma parrebbe anche che, almeno negli uffici pubblici svedesi, lo stop alle precedenti sperimentazioni sia stato dovuto all’aumento dei costi del personale, proprio perché legati alla necessaria presenza del personale.

Relativamente alle possibili esportazioni del modello, invece, l’impostazione nordica che da sempre prevede minori orari, è indubbiamente legata ad una maggiore produttività e ad un’efficiente organizzazione del sistema-Paese. Infatti, è ormai famosa la statistica secondo la quale un tedesco lavora molte ore per settimana in meno rispetto ad un greco, ma ciò di per sé vuol dire poco o nulla, perché il mondo del lavoro non può essere considerato come un qualcosa di isolato dal contesto nel quale vive, e cioè la capacità di un’economia di essere efficace ed efficiente.

Senza contare che una realtà come quella italiana, caratterizzata in via quasi esclusiva da Pmi, ha oggettivi limiti nell’organizzazione della propria forza lavoro, scontando inoltre un tasso di “managerializzazione” molto basso. Checché ne dica chi vede l’occupazione come una torta a somma fissa, nonostante un consistente livello di sottoutilizzazione della forza lavoro.

The following two tabs change content below.
Nasce a Pordenone nel 1989 il giorno della Santa Pasqua. Dopo aver terminato gli studi ragionieristici si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche a Trieste. Conclude il suo percorso laureandosi con il massimo dei voti in Scienze di Governo e della Comunicazione Pubblica alla LUISS "Guido Carli" con una tesi in diritto del lavoro dell'Unione Europea. In accordo col Maestro, pensa che sia "difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore". Mail: federico.nascimben@europinione.it
blog comments powered by Disqus