Lasciate che la libertà regni

25/04/2014 di Francesca R. Cicetti

Libertà: società e politica

“Libertà” è una parola che ci piace molto. Tre sillabe semplici, in grado di evocare un universo di idee.  Libertà è la condizione di chi ha la possibilità di agire senza essere soggetto all’autorità o al dominio altrui, dice il vocabolario. Di chi è libero da vincoli, da impedimenti, da costrizioni. Dal potere dispotico limitante dei diritti e dell’espressione e della persona. Un cosmo di valori, insomma, irrinunciabili. Noi occidentali, soprattutto –  ma è valido per chiunque – non possiamo concepire l’idea di mettere da parte, neppure in minima parte, la nostra libertà.

E la libertà è anche una calamita da voti. I nomi dei partiti sono ed erano una sfilata di promesse: Popolo delle Libertà, Sinistra Ecologia e Libertà, Futuro e Libertà, Fronte di Liberazione Nazionale. E così via. Come se non votare per loro significasse rinunciare a qualcosa. Alla libertà, appunto. E farlo, invece, significasse conquistarla. Un nome, una promessa, e non è un caso che si punti proprio su questo. È la stessa polemica che infiamma gli euroscettici, all’alba delle elezioni: questa Europa, noi, non l’abbiamo scelta. L’abbiamo subita. Certo, possiamo ancora votare il nostro parlamento, ma a che pro se le decisioni più importanti vengono dall’Unione? E perché essere schiavi della Troika? Insomma, dicono loro, non siamo liberi.

Da molti anni ci siamo convinti che le nostre azioni siano frutto di coincidenze libere, che non ci sia un ordine circoscritto, che tutti possano fare quel che vogliono, quando vogliono. Che esista il libero arbitrio, appunto. E che, di conseguenza, il mondo sia governato dall’insieme casuale delle azioni dei singoli. In realtà, non c’è nulla di casuale nel comportamento umano. Le nostre azioni sono, in verità, schemi naturali e riproducibili, nonché ripetibili. Insomma, pur rischiano di deludere Forrest Gump, la vita non è come una scatola di cioccolatini. Se fai attenzione, sai precisamente quello che ti capita.

Nessun cataclisma, è semplicemente la natura umana. La ragione per cui aneliamo così tanto alla libertà, probabilmente, è proprio perché il nostro inconscio ci ricorda costantemente che, pur potendola avere, non è nella nostra natura sceglierla. Il nostro smisurato desiderio di libertà ci nutre e ci divora al tempo stesso. Non a caso parola più usata per descrivere la nostra società è proprio questa: libertà. Forse perché siamo, tra le altre cose, la società della rete. E niente, secondo alcuni, ci rende più liberi del web. Più liberi di comunicare, più liberi di conoscere, più liberi di esprimerci. Più liberi anche, perché no, di confrontarci con le notizie del mondo, con i progetti del futuro, in maniera più comoda e più rapida.

Persino la rete di internet, che dovrebbe essere il paradigma della libertà per eccellenza, ci conferma che il libero movimento è un’illusione. I colossi del web come Google e Yahoo si sono messi al lavoro (scavalcando un po’ la privacy, ma glielo perdoniamo) per mappare la maniera in cui interagiamo, in cui comunichiamo, in cui mandiamo mail e facciamo ricerche. E ne sono emersi solo schemi, schemi e schemi. Insomma, un protocollo che ci guida, e che non ha nulla a che vedere con il caso.

Ma avere regole profonde non significa essere burattini amorfi, guidati da una mano invisibile che fa di noi quello che vuole e crede. Significa, semplicemente, essere umani. E, come umani, continuare a desiderare la libertà, a restarne ammaliati, affascinati. Ad ascoltare le sue promesse, a lasciarci cullare dal pensiero di possederla.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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