L’ascesa al potere dell’Homo Sapiens: grazie, immaginazione.

22/09/2015 di Ginevra Montanari

Yuval Noah Harari, docente di storia presso l'Università Ebraica di Gerusalemme, propone una spiegazione riguardo l'evoluzione degli esseri umani: se siamo arrivati dove siamo oggi, è tutto grazie all'immaginazione (e alla flessibilità)

Homo Sapiens

N el suo libro “Sapiens: A Brief History of Humankind”, Yuval Noah Harari, docente di storia presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, propone una sorprendente spiegazione riguardo l’evoluzione degli esseri umani. Harari è specializzato in storia del mondo, storia medievale e storia militare. La sua ricerca attuale si concentra sulle questioni macro-storiche: qual è il rapporto tra storia e biologia? Qual è la differenza essenziale tra Homo Sapiens e gli altri animali?

Oggi, è innegabile che gli uomini dominino il pianeta. Si sono diffusi in ogni continente. Le loro azioni determinano il destino di tutte le specie, se non della Terra stessa. Com’è successo? La cosa è a dir poco strabiliante visto che, 70.000 anni fa, i nostri antenati erano esemplari pressoché insignificanti. Proprio così: l’uomo preistorico non era importante. Il suo impatto sul mondo era pari a quello delle meduse, o delle coccinelle. Cosa è successo da 70.000 anni fa ad oggi?

In genere, ricerchiamo la differenza tra noi e tutti gli altri animali sul piano individuale. Vogliamo credere che ci sia qualcosa di speciale nel corpo, nel cervello, a renderci così diversi e, se vogliamo, superiori a un cane, o a una scimmia. La verità, però, è che “sul piano individuale somigliamo a uno scimpanzé in modo imbarazzante”. Se ci trovassimo su un’isola deserta, o in mezzo alla giungla, e dovessimo lottare con una scimmia per sopravvivere, le probabilità di vittoria sarebbero davvero misere. L’analisi di Harari non sottolinea la straordinarietà del singolo umano, perché di fatto non è questo l’elemento da ricercare, per spiegarne l’evoluzione. La vera differenza fra gli umani e tutti gli altri animali non si trova a livello individuale, ma a livello collettivo. “Gli umani controllano il pianeta perché sono gli unici animali capaci di collaborare in modo flessibile e in grandi masse”.

Certo, esistono altri animali – le api, le formiche, ad esempio – che possono collaborare in grandi numeri, ma non lo fanno in modo flessibile. Collaborano solo in forme rigidamente predefinite: in pratica, l’alveare funziona in un solo modo, e se si presenta una qualche variabile, un problema, le api non riescono a reinventare il loro sistema velocemente. Non possono, per esempio, giustiziare la regina e fondare una repubblica di api, fare una crociata contro i bonobi, o istituire una dittatura comunista di api operaie. Altri animali, come i i lupi, gli elefanti, i delfini, o gli scimpanzé, sono in grado di collaborare in modo molto più flessibile, ma lo fanno solo in piccoli numeri, perché in questi esemplari la collaborazione poggia su un’intima conoscenza reciproca. Se non conoscono l’altro esemplare, non collaboreranno mai, neanche per il più nobile degli ideali. L’unico animale in grado di combinare queste due abilità, spiega Hasari – collaborare in modo flessibile e farlo anche in grandi numeri – è l’Homo Sapiens. Siamo noi.

Quando si tratta di uno contro uno, o di dieci contro dieci, gli scimpanzé possono sicuramente averla vinta, ma se mille umani dovessero scontrarsi con mille scimpanzé, cambierebbe tutto. Questo perché, com’è ovvio, mille scimpanzé non sanno in alcun modo collaborare. Proviamo a immaginare mille, centomila scimpanzé stipati nel Colosseo, o per le strade del Centro Storico: follia allo stato puro, regnerebbe il caos. Gli umani si radunano a decine di migliaia in tantissimi casi – stadi, concerti, aule d’università – e il risultato è decisamente più ordinato, solitamente. Nella maggior parte dei casi, riusciamo a costruire una rete di collaborazione sofisticata ed efficiente.

Tutti i grandi risultati raggiunti dall’umanità, non sono dovuti ad abilità individuali, ma a questa capacità di collaborare flessibilmente e in grandi numeri. Anche l’articolo che state leggendo ne è l’ennesima riprova: sono qui, seduta, a scrivere su un computer, per persone che principalmente non conosco. Quanti umani leggeranno? Di questi ne conoscerò una decina, circa. La maggior parte mi è sconosciuta. Allo stesso modo, non conosco realmente la redazione, le persone che hanno lavorato affinché questo sito diventasse operativo. Non conosco chi ha costruito il computer, né chi stava alla guida della metro che mi ha riportata a casa, oggi. Non conosco il professore che ha ispirato l’articolo, né tutti quegli intellettuali che hanno formato, attraverso il mio studio, parte della conoscenza sull’argomento. Non ci conosciamo l’un l’altra. Tuttavia, possiamo lavorare congiuntamente, nella creazione di questo grande circolo di idee. I delfini, anche se intelligentissimi, non riescono a farlo. Certo, la collaborazione non porta solo a cose belle. A progresso. Tutte quelle azioni orribili, costellate nella storia, hanno alla base una collaborazione su vasta scala. Pubbliche esecuzioni. Mattatoi. Campi di concentramento. Sfido a trovare cose del genere in natura.

Ma come funziona esattamente? Perché l’essere umano è capace di fare questo? La risposta, per Harari, è la nostra immaginazione. Riusciamo a collaborare flessibilmente e con un numero infinito di estranei perché solo noi, tra tutti gli animali del pianeta, siamo in grado di creare e di credere in finzioni, in storie immaginate. Se tutti credono alla stessa finzione, allora tutti obbediscono e seguono le stesse regole, le stesse norme, gli stessi valori. Tutti gli altri animali usano il proprio sistema di comunicazione unicamente per descrivere la realtà (Pericoli, cibo, acqua, alberi etc).  Gli uomini, invece, usano il linguaggio non solo per descrivere la realtà, ma anche per creare nuove realtà, realtà immaginarie. Realtà a cui nessun animale crederebbe, motivo per cui noi controlliamo il mondo, mentre gli scimpanzé sono rinchiusi negli zoo e nei laboratori di ricerca.

Le realtà fittizie di cui parla Harari non sono solo di tipo religioso. Milioni di persone si uniscono per erigere una cattedrale o una moschea, per lottare in una crociata o nella jihad, perché credono alle stesse storie su Dio, sul paradiso e sull’inferno. Ma non è solo questo. La legge. Molti sistemi legali si basano sul principio dei diritti umani. Cosa sono i diritti umani? Proprio come Dio e il paradiso, sono una storia inventata da noi. Non sono una realtà oggettiva, non sono una caratteristica biologica dell’Homo Sapiens. Se aprite un essere umano per guardarci dentro, trovate cuore, reni, neuroni, ormoni e DNA, ma non trovate alcun diritto. I diritti li trovate soltanto nelle storie che abbiamo creato e diffuso durante gli ultimi secoli. Possono anche essere storie molto valide, possono essere giuste, credibili, ma rimangono storie inventate da noi.

Lo stesso vale per la politica. Nella politica moderna, stati e nazioni fanno da protagonisti. Ma cosa sono stati e nazioni? Non sono una realtà oggettiva. Un fiume è una realtà oggettiva. Una montagna. Una foresta. Si possono vedere, toccare, potete persino sentirne l’odore. Uno stato o una nazione, invece, come Italia, Iran, Stati Uniti, o Germania, sono solo una storia che abbiamo inventato e a cui siamo enormemente affezionati. Lo stesso vale per l’economia. Gli agenti più importanti oggi nell’economia globale sono le imprese e le multinazionali. Molti oggi lavorano per una multinazionale come Google, Toyota, o McDonald’s. Cosa sono esattamente queste cose? Gli avvocati le chiamano finzioni legali. Sono storie inventate. Cosa fanno le imprese tutto il giorno? Per lo più cercano di fare soldi. Ma cosa sono i soldi? I soldi non sono una realtà oggettiva, non hanno valore oggettivo. Prendete e guardate una banconota da 50 euro, o una carta di credito. Non hanno valore. Non si possono mangiare, bere, indossare. Un giorno sono arrivati questi geniali cantastorie, i grandi banchieri, i ministri delle finanze, i primi ministri, e ci hanno raccontato una storia molto convincente: “Vedete questo pezzo di carta? In realtà vale dieci banane.” Se io ci credo, se voi ci credete, se tutti ci credono, allora funziona davvero. Si può prendere questo inutile pezzo di carta, andare al supermercato, darlo a un completo estraneo e ottenerne in cambio delle vere banane. È qualcosa di straordinario. Non funzionerebbe mai con gli animali. Le altre specie scambiano, ma con beni oggettivi, con cibo. Non scambierebbero mai dieci banane per un misero pezzo di carta con strani disegni. “Il denaro è, di fatto, la storia di maggior successo mai inventata e raccontata dagli uomini, perché è l’unica storia a cui credono tutti”. Non tutti credono in Dio, non tutti credono nei diritti umani, non tutti credono nei nazionalismi, ma tutti credono nei soldi.

In conclusione: noi umani controlliamo il mondo perché viviamo in una realtà duale. Tutti gli altri animali vivono in una realtà oggettiva. Anche nel nostro mondo ci sono pericoli, cibo, acqua e alberi. Con il passare dei secoli, però, sopra a questa realtà oggettiva, abbiamo costruito un secondo strato di realtà immaginaria, una realtà fatta di finzioni narrative, come nazioni, dei, denaro e multinazionali. E la cosa incredibile è che col passare del tempo questa realtà immaginaria è diventata sempre più potente, tanto che ora le forze più potenti al mondo sono proprio queste entità fittizie. Oggi, la stessa sopravvivenza di fiumi, alberi, leoni ed elefanti dipende dalle decisioni e dai desideri di entità fittizie, come gli Stati Uniti, Google, la Banca Mondiale. Entità che esistono solo nella nostra immaginazione.

 

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Ginevra Montanari

Nasce a Roma il 4 settembre 1993. Diplomata al liceo linguistico europeo Sacro Cuore, attualmente frequenta la facoltà di Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli. Da sempre appassionata di cinema, musica e teatro.
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