L’arte di turbare: Georges Braque in mostra a Bilbao

30/06/2014 di Simone Di Dato

George Braque, Bilbao, Mostra

E’ stata una delle personalità più significative del XX secolo, artista dal vivace e molteplice ingegno che con pittura, scultura e incisione ha saputo scrivere una pagina eccezionale dell’arte moderna, tra eleganti ritmi lineari, gravi accordi di colori e una poetica dello spazio sì armoniosa da risultare quasi musicale, sinfonica. Seppur meno bulimico di Pablo Picasso, suo geniale compagno di avventura, George Braque (1882-1936) riuscì a dare un enorme contributo alle diverse espressioni del Cubismo e non solo, sempre in bilico tra l’eredità della tradizione classica e l’audacia dell’avanguardia, assumendo a ragione il titolo di artista moderno per eccellenza.

Black Bird and White Bird
Black Bird and White Bird (L’Oiseau noir et l’oiseau blanc), 1960

In occasione del 50° anniversario della sua morte, il Guggenheim di Bilbao, vera istituzione in fatto di arte contemporanea, celebra fino al prossimo 21 settembre la figura memorabile di George Braque, e lo fa allestendo un’imponente retrospettiva che si propone di affrontare in maniera organica l’intero percorso artistico e creativo di questo protagonista indiscusso delle avanguardie storiche. Grazie ai prestiti straordinari del Centre Georges Pompidou, di altre importanti collezioni internazionali e al notevole patrocinio della Fondazione BBVA, la mostra riunisce circa 250 pezzi, tra cui i più grandi capolavori, diversi materiali, tra documenti e fotografie, per fare luce non soltanto sul suo processo creativo, ma anche sui diversi aspetti di vita che hanno influenzato idee e scelte artistiche, rivelando legami di amicizia tra i più considerevoli.

In un panorama di grandi personalità e figure di spicco, basti pensare ad Apollinaire, Renè Char, Erik Satie, Francis Ponge e Blaise Cendrars, Braque si ritrovò con Picasso a definire l’estetica del cubismo, spazzando via ogni dubbio su chi dovesse considerarsi l’esponente più rappresentativo del movimento. Se all’inizio è però Picasso a fare da battistrada, presto l’influenza diventa reciproca, innescando un processo tale che sarà poi un’impresa piuttosto complicata distinguere dove cominci Braque e dove finisca Picasso. Un sodalizio seppur non inedito (si pensi a Gauguin-Van Gogh, o Matisse-Derain), tra due anime fin troppo diverse, Picasso così estroverso ed iconoclasta, Braque riflessivo e controllato, che porterà alla nascita di un linguaggio moderno, un linguaggio di crisi, violento e brutale, ma soprattutto liberatorio, perché in fondo “l’Arte è fatta per turbare, sicchè è la Scienza a rassicurare”, come egli stesso scriverà in Il giorno e la notte.

Woman with a Palette (Femme à la palette), 1936Con un lavoro impegnativo, intelligente e curioso, il percorso espositivo si dirama in sei sezioni ben distinte, ognuna delle quali incentrata a indagare nello specifico la vita e il lavoro del maestro di Argenteuil. Disponendo di così numerosi capolavori, la retrospettiva analizza con minuzia e spirito critico l’intera opera di Braque tenendo presente i due capitoli emblematici della storia dell’arte moderna: le creazioni cubiste e i papiers collèrs, l’invenzione del collage appunto. Ad aprire le danze saranno le opere del periodo Fauvista che il maestro abbraccia dopo aver scoperto il lavoro di un gruppo di artisti del Salon d’Automne del 1905, influenzato da Andrè Derain e Henri Matisse. I pezzi di questo periodo esprimono così sentimenti ispirati dalla natura attraverso colori puri, risentendo però sempre di quel punto fisso che fu Paul Cezannè. Si passa dunque al Cubismo Analitico e i primi collage, creati tra il 1912 e il 1914, per approdare a nature morte, nudi e soprattutto le famose Canéphores, quei nudi femminili portatrici di ceste di frutta sul capo che scandalizzarono a sopresa il Salon del 1922, incarnando la complessità del tardo cubismo e le proporzioni anti accademiche dei colori. Colme di tensione sono invece quelle opere create durante il periodo della seconda guerra mondiale, dove lo stile si fa più personale e le superfici si colmano di colori forti e piani a trama, pezzi che ci accompagnano alla quinta sezione dove a farla da padrone è il tema degli uccelli, soggetti che testimoniano una mente sempre aperta e alla continua ricerca di tratti figurativi e strutturali più che mai evoluti.

George BraqueDurante gli ultimi anni della sua vita, Braque trascorse il suo tempo tra Parigi e Varengeville, iniziando una serie di paesaggi, sguardi panoramici e scenografie naturali che nulla mostrano se non quell’incontro tra cielo e terra, cielo e mare che chiudono la mostra, e che sono la prova evidente di quella realtà pittorica di cui il maestro aveva fatto il suo credo. E’ così che si conclude un’instancabile ricerca che ha portato spesso e volentieri ad un’arte tanto dissonante e poliedrica da uscire fuori dalle tele, col solo scopo di vibrare e stordire.

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Simone Di Dato

Nasce a Napoli il 19/05/1989, grande appassionato di archeologia e di arte, dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive alla facoltà di Storia dell'arte presso l'Università Federico II di Napoli.
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