L’arte di saper vincere le elezioni

10/06/2016 di Francesca R. Cicetti

La lite tra Movimento 5stelle e Pd raggiunge livelli eccezionali. Chi a Roma vota per la Raggi è intelligente e onesto, tutti gli altri dei bamboccioni venduti. Se saper perdere è un’arte, lo è anche saper vincere.

M5s

Gli elettori delle amministrative tengano a mente che serve stile per perdere, ma ne occorre anche per vincere. Perché anche se è lecito e quasi doveroso festeggiare i trionfi, non è altrettanto gradito lanciare uova in faccia agli avversari atterrati. O meglio: c’è modo e modo di gioire. Si può farlo in maniera pulita e leale, oppure lasciarsi andare a facili canzonature. Come quelle che popolano da giorni il profilo Facebook della candidata romana Virginia Raggi.

Il vantaggio della grillina alle amministrative romane è un successo senza pari. Non proprio inaspettato, ma comunque sorprendente per la sua novità. Per questo non c’è alcun bisogno di castigare gli sconfitti, già sufficientemente stremati dalla realtà dei fatti. Eppure molti sostenitori della Raggi questo non sembrano averlo capito. La sua pagina è un proliferare di grida e insulti rivolti a quel 25% di romani, voto più voto meno, che il 5 giugno hanno scelto Roberto Giachetti. Si schiamazza al suono di “pdioti”, un termine linguisticamente brutto (questo non lo si può negare) e anche ideologicamente insipido. Perché va da sé, è statisticamente improbabile che tutti quelli che non votano l’avvocatessa romana siano degli imbecilli. O peggio ancora, dei corrotti. E questo, per intenderci, è forse il termine più gentile che circola sui social negli ultimi giorni.

Tutti corrotti, tutti venduti. Tutti i voti frutti di parentele e brogli elettorali. Ma proprio tutti. Neanche uno si salva, neanche uno può aver scelto con consapevolezza di dare il voto all’avversario politico. E anche chi lo ha fatto, si è ridotto così per pochezza o stupidità. Almeno a giudicare dai commenti di chi si esprime su internet. E anche se incredibile per la sua irragionevolezza, questa lite tra tifoserie rivali ha raggiunto livelli eccezionali. Il leitmotiv è semplice: chi vota per la Raggi è intelligente e onesto, tutti gli altri (se va bene) dei bamboccioni venduti. Un insulto da una parte, una presa in giro dall’altra. Il tutto condito da risate e scherno da parte di chi sonnecchia comodamente sul divano, e punta il dito da un’anonima chat.

Il polverone viene per lo più dai sostenitori, ma anche i leader hanno le loro responsabilità. Si ripete quel che si vede: di fronte agli urli e ai gestacci, sfoderati anche in aula, la faida 5stelle-PD si trasferisce e si amplifica fuori dal Parlamento. Legittimando quasi gli elettori a un coro di grida starnazzate. “Pdioti” da una parte, “fascisti” dall’altra, medi alzati per tutti. E ognuno è convinto di rappresentare la verità alzando la voce più dell’avversario.

A prescindere da chi ottiene più consensi, le liti scalpitanti interessano solo chi non ha di meglio da dire o da fare. Sedarle con un’iniezione di rispetto e sportività sarebbe utile, se non altro a lasciarci tempo per discutere di contenuti reali, e di fatti concreti. Ogni scelta è una scelta, bisogna arrendersi a questa evidenza. E non mettere il muso se non coincide con la nostra.

Saper perdere è un’arte, ma lo è anche saper vincere. Per quanto la vittoria possa essere impressionante, netta, gioiosa, sventolarla di fronte alla concorrenza sbaragliata non è un atteggiamento consigliabile. Soprattutto se lo si fa a colpi di insulti e sfottò. Sportivo quanto un fallo in area. E inevitabilmente provoca un certo fastidio. Non solo negli sconfitti, ma anche in chi la partita l’ha vissuta dagli spalti.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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