L’Arabia Saudita passa dal Qatar

17/03/2014 di Stefano Sarsale

Venerdì 7 marzo, il Ministero degli Interni saudita, alla cui guida risiede il Principe Mohammed bin Nayef, ha inserito i Fratelli Musulmani (FM) all’interno della black list delle organizzazioni considerate terroristiche dal Paese. Già considerata illegale all’interno del’Arabia Saudita, i FM si aggiungono al “libro nero” del governo accanto ai gruppi di ispirazione qaedista come al-Nusra e ISIS (Stato Islamico d’Iraq e del Levante) tutti quanti, non a caso, implicati nella guerra civile siriana. La motivazione alla base della decisione presa da Ryadh avrebbe motivi religiosi e soprattutto politici e non avrebbe, dunque, nulla a che vedere con la diffusione del terrorismo internazionale.

Qatar-Nayef
Mohammed bin Nayef

Conflitti storici – Per comprendere tale decisione, è necessario porre la lente di ingrandimento sul vicino Qatar e sulle relazioni che lo legano all’Arabia Saudita: le divergenze tra i due paesi sono numerose , e la rivalità risale al passato, quando non mancavano conflitti tra due delle più grandi tribù della Penisola Araba, la tribù di Al Saoud (Anzah) – da cui la famigla reale saudita è discendente – e la tribu di Al Thani (Tamim) – originaria della zona di Najd in Arabia Saudita, famiglia ora governante nel Qatar. Per trovare il legame tra il Qatar e i FM è necessario, invece, fare riferimento ai più recenti fatti inerenti alla cosiddetta “Primavera Araba” quando il Qatar ha infatti adottato una propria linea politica schierandosi con i popoli e contro i vecchi regimi. Nel caso particolare dell’Egitto, Doha ha attivamente sostenuto i FM, non solo con finanziamenti ma anche mediaticamente attraverso il famoso e potente canale televisivo Al Jazeera, noto per la sua larghissima diffusione che va ormai molto più in la del solo mondo arabo.

L’influenza in Egitto e Siria – Durante tutta la fase ‘calda’, il Qatar è rimasto fedele e ha appoggiato i FM, per via del forte legame che lega il governo al movimento da oltre 20 anni. Le sue politiche non sono mai state gradite ai sauditi, soprattutto sul tema Egitto, dal momento che il Paese gode di una notevole importanza geo-strategica . Al contrario, l’Arabia Saudita e gli alleati del Golfo Persico hanno sostenuto con ingenti somme di denaro il Generale Al-Sisi, promotore del colpo di Stato egiziano nei confronti di Mohammed Morsi (si stima che più di 20 miliardi di dollari provenienti dall’Arabia Saudita siano finite nelle casse dello Stato egiziano). La rivalità tra Qatar e Arabia Saudita passa anche attraverso il conflitto siriano, anche se su questo fronte sembra che ad aver avuto la meglio siano stati i sauditi: lo dimostra la nomina di Ahmed Al Jarba come presidente del fronte anti Assad, al posto di Ghassan Hitto, esponente sostenuto dal Qatar.

La questione religiosa – L’altro aspetto che divide i due Paesi è quello religioso: il Qatar (ovviamente anche i FM) è forte promotore di una visione più moderata del wahabismo proprio dell’Arabia Saudita. Non sarebbe un bene per Ryadh che migliaia di giovani tornassero in patria dalla Siria, dopo essere stati a contatto con idee che difficilmente potrebbero inserirsi senza problemi nel rigido contesto saudita. A questo, va aggiunto che la diffusione di queste idee più moderate potrebbe favorire l’ascesa di un’influente formazione sociale e politica nel Paese. Per tentare di arginare questo pericolo, l’Arabia Saudita ha adottato una decisa politica di contrasto a fenomeni giudicati come terroristici. A tal proposito, merita un particolare riferimento la legge del 3 febbraio 2014 che sancisce la reclusione fino a 20 anni per tutti i cittadini colpevoli di aver combattuto con formazioni jihadiste all’estero. In questo modo, il governo ha cercato di porre un limite al numero di giovani sauditi che lasciano il Paese per unirsi ai tanti movimenti estremisti mondiali e in particolare quelli coinvolti nel conflitto siriano.

Il simbolo dei Fratelli Musulmani
Il simbolo dei Fratelli Musulmani

La situazione attuale – Ecco quindi come l’inasprimento della posizione saudita contro i Fratelli Musulmani si inserisce nel più ampio contesto della contrapposizione con il Qatar per la leadership nella regione del Golfo. Il finanziamento offerto ai FM dal Qatar ha permesso all’Arabia Saudita di raccogliere consensi dalle altre monarchie del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG). Così il 5 marzo si è ufficialmente aperta la crisi diplomatica, con il triangolo composto da Arabia Saudita, Emirati Arabi uniti e Bahrain che ha deciso di ritirare i loro ambasciatori dal Qatar. Una scelta senza precedenti dopo l’istituzione del Consiglio 30 anni fa. Secondo il comunicato ufficiale, Doha è accusata di aver sempre ostacolato le decisioni e le politiche adottate dagli altri membri del Consiglio, volte a costruire un blocco compatto per affrontare i problemi e i pericoli che minacciano l’area.

A questo punto al Qatar rimangono solo due possibilità per uscire da questo vicolo cieco. La prima è che Doha faccia marcia indietro e decida di sottostare alla volontà delle potenze del Golfo Persico, ridimensionando il proprio ruolo di mediatore nelle scottanti aree di crisi. La seconda opzione prevede, invece, di consolidare la propria posizione mantenendo contatti di routine con le monarchie ex-alleate. In questo modo Doha vaglierebbe la possibilità di ripetere una strategia simile a quella dell’Oman. Sarebbe così possibile per il Qatar intraprendere una sorta di politica estera ambivalente rinsaldando contemporaneamente i rapporti politico-economici con l’Iran. Sono quindi evidenti le conseguenze di quanto accaduto nei giorni scorsi: crisi diplomatica potrebbe provocare molteplici squilibri, e, soprattutto, potrebbe stravolgere i rapporti intra e trans-regionali. Il rischio è che il Qatar, deciso a percorrere la propria strada per raggiungere il ruolo di Paese leader nella regione, assuma il ruolo di “mina vagante” della politica estera mediorientale ed internazionale.

The following two tabs change content below.

Stefano Sarsale

Dopo la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali a Pisa 2011, consegue quella Magistale presso la LUISS Guido Carli di Roma con votazione 110. Consegue succesivamente una seconda laurea Magistale in Security and Terrorism presso l'università di Kent, Canterbury. Esperienze lavorative presso il Centro Studi Internazionali (Ce.S.I.) a Roma, Il Conflict Analysis Research Centre (CARC) a Canterbury, l'nstitute for National SecurityStudies (INSS) a Tel Aviv e l'European Strategic Intelligence and Security Centre (ESISC) a Bruxelles.
blog comments powered by Disqus