L’Angolo della Poesia 2016, tra ospiti illustri ed un tema dominate, il bacio.

27/07/2016 di Paolo Montanari

Si è conclusa, a Pesaro, la quinta edizione dell’Angolo della poesia, durante il quale abbiamo avuto l’opportunità di incontrare alcuni degli ospiti della rassegna: David Rondolino, il Prof. Sandro Giovannini e Maurizio Nichetti.

Angolo della Poesia

Si è conclusa, a Pesaro, la quinta edizione dell’Angolo della poesia, curata da Giuseppe Saponara, noto autore e regista che ha collaborato, nel corso degli anni, con personaggi del calibro di Renzo Arbore, Sergio Zavoli, Giovanni Minoli. Una rassegna dedicata, per il 2016, al tema del bacio, e che è confermato una volta di più il grande successo riscosso anno dopo anno, attraendo sempre più consensi di pubblico e critica. È stata un’edizione caratterizzata degli ospiti illustri, certo, ma anche e soprattutto dagli autori trattati: Pessoa, Borges, Szymborska. Poetessa polacca, quest’ultima, che tutt’ora incarna i passaggi principali della storia del Secolo Breve, dalla cultura polacca, della religiosità collettiva, all’adesione al comunismo sovietico, sino al ritorno ad una cultura laica ma libera, sino alla conquista del premio Nobel per la poesia.

Borges e Szymborska due simboli della libertà, di due culture diverse. Il primo con l’incubo della dittatura dei militari, oltre che alla perenne ricerca labirintica degli interrogativi esistenziali dell’uomo contemporaneo. La seconda che parla di amore. Un amore, però, che non prevede il bacio, per lei simbolo di eros, una dimensione che, in realtà, ha trovato poco spazio nei poeti scelti dal curatore. Anche nel fine ed elegante poeta meridionale, Calogero: figlio di una cultura provinciale, assorbe il pensiero poetico simbolista, contrastante con le correnti dei nuovi poeti che si vedono nei circoli fiorentini, milanesi e romani. Ciò che è certo  e che il pensiero sperimentale nei versi innovativi di Montale e dell’ermetismo, sino ad arrivare a Sanguineti, ha trovato infine una morte, anche se dignitosa; mentre il simbolismo poetico di Calogero rimane, anche se vi è la volontà di nasconderlo editorialmente. Una serata particolare è stata quella dedicata alla Beat Generation, in particolare all’italo-americano Corso. Qui libertà e amore sono divenuti strumenti radicali, come spesso li definiva la Gertrude Stein del gruppo, Fernanda Pivano.

In tutto questo, non senza critiche, è stata inserita un’intervista a Totò Cuffaro. Effettivamente un momento fuori contesto, che ha attirato la critica di gran parte dei presenti, venuti al cortile di Rocca Costanza ad ascoltare poesia. Il personaggio di Cuffaro è talmente conosciuto nei suoi aspetti negativi, che non occorre metterlo sugli altari e applaudirlo nè per i suoi tre libri, nè per la sua conversione a missionario-medico per tre settimane, in Burundi. Altrettante critiche, giustificate, va attirando la presenza di Toni Negri, fatto venire ad Urbino dall’”assessore alla Rivoluzione”, Vittorio Sgarbi.

Abbiamo avuto, nel corso dell’ultima settimana, l’opportunità di parlare con diversi ospiti. Alcuni ci hanno raccontato di episodi inediti e molto significativi, come il Professor Sandro Giovannini, scrittore, poeta, critico, e fondatore del centro Studi Heliopolis, che ci ha raccontato del suo incontro con un personaggio simbolo della poesia del 900, Jorge Luis Borges.

Professor Giovannini, lei ha rivelato, durante la rassegna, un curioso aneddoto riguardante due incontri con un personaggio del calibro di Borges. Ce lo racconta?
Nel 1977, dopo lunghe e inutili trattative con l’editore Franco Maria Ricci, che era divenuto l’editore italiano di Borges, io ed alcuni amici del Centro Studi Heliopolis decidemmo di contattare direttamente Borges. Si trovava a Venezia per un vernissage di presentazione di un suo libro di poesie. Lo raggiungemmo ed ebbi la straordinaria occasione di parlare con questo mito vivente: della sua poesia, del futuro dell’Argentina, fino ad intraprendere una vera e propria diatriba su Ezra Pound. Oggi si vuole ideologizzare un grande poeta americano con movimenti pseudo di destra, ma negli anni Settanta, in cui era forte la contrapposizione ideologica fra Destra e Sinistra, i contrasti erano molto sentiti e dibattuti anche con profonde riflessioni culturali. Vidi in Borges un intellettuale aperto e modesto, che ti ascoltava. Per me, giovane intellettuale di provincia, questo già era un grande risultato. Poi iniziai a presentarmi e a parlargli di Pesaro, che diede i natali a Rossini. Borges amava molto la musica lirica e negli anni che coincisero con la sua cecità, ascoltava molto le sinfonie di Rossini, che gli permettevano di vivere nel buoi e nella luce del labirinto umano. A un certo punto vidi che incominciò a divenire più serio e concentrato, ad uscire dalla veste ufficiale del protagonista della serata, in uno dei più favolosi locali veneziani. Mi incitò a continuare a parlare di Pesaro e, a quel punto, mi feci coraggio, invitandolo a ritirare un premio, che già da tempo avevamo pensato di attribuirgli.’

Poi cosa accadde?
Passò del tempo ed un giorno decisi di andare a Firenze, dove alloggiava in un importante albergo della città. Entrai nella hall dell’albergo e aspettai che il grande maestro, mito per tutti noi, scendesse dalla suite. Quindi lo convinsi a salire in macchina e ad andare a Pesaro. La nostra conversazione, durante il viaggio, fu in lingua spagnola, francese e italiana. Nel frattempo telefonai agli amici di Heliopolis e, comunicata la grande notizia, in un batter d’occhio la città fu tappezzata con manifesti BORGES A PESARO. Fu un evento unico, per la sede di Heliopolis, che si distingueva rispetto alle altre sedi culturali, che facevano capo a librerie, per la sua signorilità pur nella modestia dei mezzi. Mezza Pesaro, con intellettuali di sinistra e destra furono presenti all’assegnazione del Premio Labirinto d’Argento che poi, dall’anno successivo, venne assegnato dal comune di Palermo. Borges era emozionato e sicuramente faceva trapelare dei sentimenti sinceri. Il premio di Pesaro valeva più di tante manifestazioni culturali mondane, in cui lui, il poeta, era solo lo strumento di un meccanismo editoriale.’

Ci racconti dell’emozione di Borges di fronte alla tomba di Dante a Ravenna…
Riuscimmo a far alloggiare il poeta nell’abitazione del conte Albani, un uomo entusiasta della cultura, che superava le frontiere di destra e di sinistra. Il giorno dopo, accompagnai Borges, da solo, a Ravenna, per visitare la tomba di Dante.  Il poeta argentino di fronte alla tomba del Sommo Poeta, citò una frase che voleva coinvolgere l’esistenza di Dio. << Di fronte a Dante alla sua Commedia, mi pongo per l’ennesima volta il significato della morte e nella mia  fede in un iddio personalissimo; ma non sono così orgoglioso. Dio è per me l’infinito, o l’antica anànche, il Caso. E’ colui che, in una biblioteca infinitamente grande,illimitata e aperiodica, detiene il catalogo dei cataloghi>>.

Ebbe più la possibilità di riincontrare Borges?
No, se non sulla sua tomba in Svizzera, ma quel incontro pesarese e poi sulla tomba di Dante, a cui dedicò nove saggi danteschi, rimangono tutt’ora nella mia mente in maniera indelebile. Così scriveva della Commedia, Jorges Luis Borges: << La Commedia è un libro che tutti dobbiamo leggere. Non farlo significa privarci del dono più grande che la letteratura può offrirci, significa condannarci a uno strano ascetismo>>. Questo è stato Borges’.

Altro grande ospite della rassegna è stato David Riondino, noto attore, regista e cantautore torinese.

Maestro Riondino, lei nasce come musicista ed ha spesso cantato l’amore. Quest’anno il tema dell’Angolo della poesia è il bacio, l’atto esteriore e simbolico dell’amore. Che rapporto ha un intellettuale come lei poliedrico con l’amore, inteso nel significato più ampio che ci proviene principalmente dalla scuola dei philophes francesi, Barthes e Focault?
Per me l’amore è un sentimento molto importante. Già negli anni Novanta, nel 1991, composi vari brani, in particolare “Non svegliate l’amore’’. Era il periodo dell’inizio della crisi della coppia, ma quelle composizioni, come l’album Boulevard e Tango dei miracoli, passarono, nonostante l’impegno artistico accanto alle illustrazioni di Milo Manara, quasi inosservati. Capii allora che si stava entrando in un tunnel in cui difficilmente si riusciva a trovare una via d’uscita. Partecipare all’Angolo della poesia, significa riflettere anche se faticosamente su quegli anni, che incominciavano essere bui.

Nel 2012 maestro Riondino, insieme a Dario Vergassola, gira con Madame Bovary di Flaubert, in tournè. Bovary è il simbolo disperato della ricerca d’amore e l’ingenuità, i sentimenti traditi, sono il simbolo di quella decadenza dei sentimenti, a cui Lei prima faceva riferimento? 
E’ certamente madame Bovary il simbolo della crisi della coppia, di sentimenti che probabilmente non sono mai nati. L’instancabilità, la promiscuità, la leggerezza dell’essere.

La poesia è considerata da Borges, un percorso labirintico della mente. In Ungaretti è l’illuminazione improvvisa e tragica sull’esistenza umana. E per Riondino che cos’è la poesia? 
Nel festival All’improvviso, diretto da me in una struttura teatrale all’aperto, Teatro delle Rocce, ho voluto recuperare la dimensione poetica della messinscena teatrale. Meglio un’improvvisazione poetica, che oggi ancora si può ammirare. Perché il rapporto uomo, coppia, natura, nonostante la crisi, si può recuperare con progetti culturali mirati.

Chiudiamo questa raccolta di interviste con un ultimo, ma non per importanza, ospite, Maurizio Nichetti regista, tra gli altri, di Ratataplan e Ladri di Saponette, e ora docente a Milano per il Centro di cinematografia italiano e l’università IULM.

Dopo tanto cinema, docufilm, Nichetti ha scelto di fare il docente? 
In questo momento preferisco l’esperienza didattica, cioè stare con i ragazzi, perché loro rappresentano il futuro. Fare cinema è sempre più difficile, mancano i soldi. Ma di fronte alla crisi oggettiva e soggettiva dei ragazzi, soprattutto per la mancanza del lavoro, preferisco discutere e riflettere con loro, piuttosto che con quelli della mia generazione, che non hanno più nulla in cui credere. Il futuro sarà sempre il meglio; il passato non tornerà mai più.

Che ruolo avrà l’audiovisivo nel cinema e nella televisione? 
Avrà un ruolo sempre più determinante. Vi è stato il boom della fiction televisiva, che in un certo senso ha messo in crisi il cinema, non solo d’autore. Dobbiamo comprendere che i tempi in questo momento sono sempre più rapidi e veloci, e questo lo si vede anche nella realizzazione di film. Nel cinema italiano – questo influisce anche negli audiovisivi – non si utilizzano molto i dettagli e i primissimi piani, perché costa troppo, ed e i tempi diverrebbero più lenti. Il buon cinema che ne faceva largo uso, pensiamo a Bergman, Dreyer, Rossellini, Antonioni, non potrà più rinascere.

Qui all’Angolo della Poesia, il filo conduttore è il bacio. Quanto è importante per Maurizio Nichetti? 
La sua domanda si ricollega con una riflessione che stavo facendo, rispetto ai rapporti inter-relazionali con i giovani di oggi, che sono sempre più soli e legati al web. Il bacio come abbiamo visto in grandi film come Casablanca, ma anche nel meraviglioso film neorealista di Visconti, la Terra Trema, non si vedono più. Spesso, per i ragazzi, il bacio è virtuale. Pertanto il format ideato da Peppino Saponara, oltre all’aspetto culturale, ha questo merito di cercare di incontrare, e questo glielo auguro anche per il futuro, i giovani. Quando decisi, e fui il primo in Italia, di comunicare con i ragazzi con i due strumenti del cinema e del fumetto, compresi già le problematiche giovanili. Era l’inizio degli anni Ottanta. In tre miei film vi sono stati tre baci. Il bacio è l’apice di una storia.

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Paolo Montanari

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