L’analfabetismo? Una piaga da 1.2 bilioni di dollari

26/08/2015 di Iris De Stefano

Un’allarmante rapporto della World Literacy Foundation pubblicato il 24 agosto illustra i devastanti costi economici e sociali dell’analfabetismo nel mondo

Analfabetismo

Un’allarmante rapporto della World Literacy Foundation pubblicato il 24 agosto illustra i devastanti costi economici e sociali dell’analfabetismo nel mondo. L’organizzazione no profit è dal 2003 in prima linea a favore del riconoscimento dell’educazione come diritto umano primario, ponendosi come obiettivi l’innalzamento degli standard educativi per i segmenti di popolazione emarginati, la promozione dei benefici della lettura e l’introduzione di soluzioni culturalmente rilevanti e economicamente convenienti per combattere su scala globale l’analfabetismo.

Secondo la World Literacy Foundation sarebbe di ben 1.2 bilioni di dollari annui il costo dell’analfabetismo, quasi quanto il PIL messicano. Una persona su cinque, secondo l’organizzazione soffre di “analfabetismo funzionale”, per esso intendendo le capacità di lettura o scrittura di semplici parole ma l’impossibilità di applicarle alla lettura di foglietti illustrativi di medicine, la stesura di una domanda di lavoro o la complicazione di un assegno.

Un rapporto del 2010 dell’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, definisce l’analfabetismo funzionale come “misurato dalla stima delle capacità di lettura, scrittura e matematiche nei vari ambiti della vita sociale i quali influenzano l’identità individuale e il suo inserimento nella società. Da questa prospettiva, l’alfabetismo include non solo la lettura e scrittura ma anche l’acquisizione di quelle capacità necessarie per un comportamento effettivo e produttivo all’interno della società.”

Sarebbero, si aggiunge nel rapporto della World Literacy Foundation, ben 796 milioni le persone analfabete al mondo, con 67 milioni di bambini a cui viene privato ogni accesso alle scuole primarie e ben 72 milioni a quelle secondarie. Una scarsa alfabetizzazione, viene fatto notare dalla ong, comporta tutta una serie di limiti ad attività che richiedono anche minime capacità di pensiero critico o solide basi di calcolo e lettura. Tra gli altri, vengono elencate l’inabilità di capire le politiche del governo e la conseguente espressione di voto, il cattivo calcolo dei potenziali costi e benefici di un investimento, il mancato completamento di percorsi di studio specializzanti ma anche l’ incapacità di assistenza per i compiti a casa dei propri figli, il non riuscire a fare una cernita tra la molta disinformazione presente quotidianamente sui social network e addirittura il calcolare male il resto dovuto al supermercato.

I limiti che una cattiva educazione comporta sono evidenti, ed i costi sono sia economici che sociali.  Le persone con scarsi livelli di alfabetizzazione guadagnano infatti tra il 30 e il 42% in meno rispetto a chi ha una base educativa che comunque può proseguire gli studi, specializzandosi e ampliando le possibilità di progressioni lavorative. Inoltre, negare la possibilità a bambini di accedere alla formazione primaria e secondaria implica una conseguente perdita di produttività intellettive e possibili nuove idee o lavori.

Le perdite sociali sono anch’esse numerosissime, basti pensare che nei paesi in via di sviluppo un bambino nato da una madre capace di leggere ha il 50% in più di possibilità di superare i 5 anni di età, secondo un rapporto dell’Unesco. Generalmente, fa notare la World Literacy Foundation a scarsi livelli educativi si associano anche una cattiva igiene personale, comportamenti sessuali a rischio, gravidanze indesiderate e comportamenti criminali. Il legame tra il crimine, soprattutto in età giovanile e la scarsa alfabetizzazione è da tempo noto. Si stima che nelle prigioni di tutto il mondo tra il 60 e l’80% degli scontanti pene abbiano capacità di calcolo e lettera inferiori alla norma, percentuale che sale all’85% se si considerano invece i minori.

La garanzia di una equa formazione di base dovrebbe esser ritenuta un diritto universale dell’uomo e ogni stato, indifferentemente dal proprio sistema scolastico, dovrebbe fornire agli strati più bassi della popolazione la possibilità di poter accedere ad ogni livello di formazione, evitando così costi onerosi, non solo di tipo economico, ma soprattutto sociali, garantendo così un futuro soddisfacente alla propria popolazione e di conseguenza, a se stesso.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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