L’accordo sulla Grecia e la fine delle illusioni di Tsipras

24/02/2015 di Alessandro Mauri

L'accordo tra Grecia ed Eurogruppo segna una vittoria per i cittadini europei e una sconfitta delle ambizioni di Alexis Tsipras

Elezioni Grecia

Al termine di una settimana convulsa, l’accordo tra Eurogruppo e Grecia ha portato a una sostanziale sconfitta delle ambizioni del premier Alexis Tsipras, costretto a rinunciare alla ristrutturazione del debito e a gran parte delle iniziative promesse in campagna elettorale.

L’accordo dopo le tensioni – La settimana si era aperta con la richiesta ufficiale da parte della Grecia di una estensione dell’attuale programma di aiuti per 6 mesi, e sembrava che i partner europei avrebbero approvato questo piano, ma la Germania si è fermamente opposta e ha bocciato la richiesta definendola un “cavallo di troia”. Quello che mancava era infatti la garanzia che la Grecia avrebbe rispettato gli impegni presi, con particolare riferimento alla restituzione dei debiti e all’implementazione di una serie di riforme strutturali necessarie per rimettere in sesto la disastrata economia ellenica. Dunque Atene non ha più avuto possibilità di trovare scappatoie per sottrarsi alle condizioni dell’Eurogruppo, e la soluzione trovata è stata quella di un’estensione di quattro mesi del programma di aiuti, nonché di impegni nei confronti dei creditori, l’applicazione delle misure contenute nel Master Financial Assistance Facility Agreement (MFFA, vale a dire l’accordo economico già sottoscritto dai precedenti governi della Grecia) come requisito per ulteriori aiuti, e un elenco delle riforme che il governo di Tsipras intende approvare.  A questo punto, una volta approvato il piano, la Troika darà il via al pagamento, entro aprile, dell’ultima tranche di 7,2 miliardi di euro del piano di aiuti che raggiungerà così i 240 miliardi di euro, ma soprattutto permetterà alle banche greche di poter usare i titoli di stato ellenici come collateral per le operazioni di rifinanziamento da parte della Bce.

Poche concessioni alla Grecia – Se sarà portato a termine, l’accordo presenterà qualche piccola concessione per la Grecia, ben al di sotto delle richieste del governo di Tsipras: la dimensione dell’avanzo primario di bilancio (entrate meno uscite al netto delle spese per interessi) terrà conto della situazione congiunturale, ma Atene non potrà limitarsi ad un avanzo dell’1,5% ,contro il previsto 3% per il 2015, come invece aveva richiesto. Anche per quanto riguarda i fondi a disposizione per il sostegno al comparto bancario (fondi che rientrano nel piano Esfs), essi potranno essere utilizzati solamente per ricapitalizzare le banche e per costi di risoluzione delle crisi, mentre la Grecia aveva chiesto di poter utilizzare questi fondi per finanziamenti generalizzati, ma la sua linea non è passata. Dunque l’unico vantaggio che si farà sentire sensibilmente da questo accordo, ed è anche il più importante, è che si allontana lo spettro di un’uscita disordinata dall’euro (la cosiddetta Grexit), con le catastrofiche conseguenze che avrebbe su un’economia già fortemente compromessa dalla crisi.

Il premier greco – Alexis Tsipras

Nessuna alternativa – Del resto appariva chiaro fin dal primo momento, come abbiamo sottolineato non molto tempo fa, che il prolungamento del piano di aiuti fosse l’unica strada realisticamente percorribile, dal momento che una ristrutturazione del debito, oltre a colpire i contribuenti degli altri stati europei, avrebbe condannato la Grecia alla totale impossibilità di finanziarsi sui mercati. L’assenza di un tessuto industriale definibile tale, nonché di nicchie di eccellenza, inoltre, lascia la Grecia alla totale dipendenza degli aiuti provenienti dall’esterno per provare a rilanciare i pochi settori che caratterizzano l’economia di Atene: turismo e agricoltura su tutti. Ad aggravare la situazione, e a spingere le Grecia ad accettare le condizioni della Troika, c’è anche da sottolineare il continuo deflusso di capitali dal paese e la corsa agli sportelli e ai bancomat per ritirare i soldi depositati nelle banche dagli stessi cittadini che continuano a sostenere (almeno nei sondaggi) il partito di Syriza. Un chiaro segnale di quanto poco credibili fossero le promesse di Tsipras e di quanto i greci temessero di veder vaporizzati i propri risparmi in caso di fallimento delle trattative: secondo le stime i depositi bancari sono passati da 244 miliardi di euro pre-crisi a 160,3 miliardi in dicembre, fino ai 140 miliardi di febbraio.

Le riforme in campo – Le promesse elettorali di Tsipras, nonostante il tentativo di far passare questo accordo come una vittoria, sono state accantonate per lasciar spazio a una più realistica risoluzione dei problemi ellenici. Resta ancora da valutare quali misure Tsipras e il suo ministro dell’economia Varoufakis presenteranno all’Eurogruppo, ma le indiscrezioni parlano di almeno 7 miliardi di euro che deriverebbero per 2,5 miliardi dall’aumento della tassazione sui grandi patrimoni, specie quelli di armatori ed oligarchi, altri 2,5 miliardi dal recupero di debiti fiscali arretrati e 2,3 miliardi dalla lotta al contrabbando di sigarette e benzina. Queste misure dovrebbero evitare alcuni tagli imposti dalla Troika e permettere a Syriza di ottenere una piccola vittoria sul fronte interno, anche se già si susseguono voci di malumori all’interno del partito, che parlano di un tradimento nei confronti degli elettori. Ma alla fine pare abbia vinto la presa di coscienza di non poter in alcun modo portare avanti quanto promesso: sembra che il venir meno di qualsiasi illusione sarebbe stato il momento in cui è stata espressa la minaccia di dover mettere controlli sul movimento di capitali, come già successo a Cipro, visto che senza un accordo le banche greche non avrebbero più avuto fonti di finanziamento.

Un accordo che sicuramente andrà a vantaggio di tutti: i contribuenti europei (e noi italiani) non dovranno sopportare la ristrutturazione del debito greco, mentre la Grecia potrà contare ancora una volta sugli aiuti della Troika (gli unici in grado di tenere in vita Atene). Per il resto viene dimostrato ancora una volta che un conto sono le promesse elettorali, un’altra cosa è la realtà.

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Alessandro Mauri

Nato a Como nel 1991, studente universitario. Laureato in Economia e Management presso l'università degli studi dell'Insubria di Varese, studia Finanza, Mercati e Intermediari Finanziari presso la stessa università. Vincitore di diverse borse di studio della CCIAA di Varese. Nel 2013 ha partecipato al salone europeo della ricerca scientifica di Trieste per il progetto studenti.
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