La vita di Adele

19/11/2013 di Jacopo Mercuro

La vita di Adele

Erving Goffman – “Il genere, non la religione, è l’oppio dei popoli”

Ispirato alla graphic novel Il blu è un colore caldo, La vita di Adele è il film capolavoro vincitore della palma d’oro al Festival di Cannes 2013. Una storia d’amore e di formazione, un film sull’adolescenza e sulle scelte difficili, sul diventare adulti dopo aver sofferto la paura di non trovare il proprio posto nella vita.

Adèle è un’adolescente intelligente, piena di vita, ma estremamente confusa. Inizia una relazione con Thomas, un compagno di scuola che la lascia turbata e insoddisfatta. La sua visione del mondo comincia a vacillare il giorno in cui incontra una giovane ragazza dai capelli blu, Emma (Léa Seidoux). Dopo qualche tempo le due si ritrovano in un locale gay, da questo momento Emma si lascia conquistare dal fascino innocente di Adèle diventandone sua mentore nonché amante passionale. Il cuore del racconto è il rapporto tra le giovani, un rapporto completo sia dal punto di vista intellettuale che dal punto di vista fisico. All’interno dei due capitoli la protagonista di Kechiche attraversa l’adolescenza, passando in modo maturo e repentino all’età adulta, così da indirizzarla in una nuova avventura esistenziale.

La vita di Adele
Léa Seidoux, interprete di Emma

Il cinema di Abdel Kechiche non fa altro che rappresentare la realtà, riesce ad entrare nella finzione cinematografica per poi ritrovarsi, come per magia, nella vita di tutti i giorni. Continuamente al centro della storia, le due giovani, emozionano per il modo in cui, attraverso i loro occhi, sprigionano il desiderio. L’essere “loro” esplode continuamente sullo schermo, accompagnandole nei capitoli della loro esistenza. Il regista tunisino è stato abile a mostrare il problema dell’approccio alla propria sessualità, con coraggio e senza timore di far gridare allo scandalo. I turbamenti di cui soffre Adèle sono gli stessi che vivono molti adolescenti nel quotidiano, spaventati da una società che ama indirizzare ed etichettare creando la falsa identità di genere, costringendo a vivere nella paura del sentirsi diversi da quello che viene definito normale.

La macchina da presa non abbandona mai la protagonista, permettendoci di vivere la storia attraverso i suoi occhi, i continui primi piani hanno la capacità di evidenziare ogni minimo sguardo che puntualmente sprigiona emozioni. Lo spettatore si ritrova improvvisamente investito dalla potenza dei sentimenti, sensazioni che il cinema, soprattutto negli ultimi anni, raramente è riuscito a trasmettere. L’autore non ha lasciato nulla al caso, ha curato in modo maniacale ogni frame, mettendo a dura prova le due attrici che hanno lamentato l’eccessiva fatica alla quale sono state sottoposte. Kechiche da vita ad un opera formidabile per tecnica e contenuti, un film che si distende nel tempo, ma che si restringe nello spazio di luoghi circoscritti, come fosse una continua ricerca all’interiorità. È nei momenti di frattura che la pellicola mostra tutta la sua introspezione, in cui, come fosse uno specchio che riflette la vita reale, sono i momenti in cui ci ritroviamo tra le mani le chiavi per aprire le porte che proiettano al futuro

I complimenti, oltre che alla regia, vanno alla giovane Adèle Exarchopoulos, che, nonostante l’età, si dimostra un’attrice formidabile. Il suo sorriso irradia la scena illuminando gli occhi degli spettatori, totalmente assopiti dalla storia. Un’interpretazione naturale e spontanea che ha favorito il coinvolgimento del pubblico e l’immedesimazione in una pellicola che, nonostante superi le tre ore, non rischia di stancare, ma al contrario lascia un amaro nel finale, incuriosendo tutti su cosa accadrà alla giovane Adèle.

Un film per chi non dimentica gli anni passati, per chi si ritrova a vivere anni che coprono anni, per chi è stato accompagnato dalla solitudine, per chi ha paura di non trovare la giusta collocazione nella vita, per chi teme il giudizio sul proprio essere, per chi ama e ha amato, per chi è stato in grado di cambiare, per chi è consapevole che questa è la vita, e La vita di Adèle è vita.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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