La vigilessa, l’avvocato e gli imprenditori: il cerchio magico di Matteo Renzi

01/12/2014 di Ludovico Martocchia

Lotti, Carri, Bianchi, Boschi e Manzione: i cinque volti che gestiscono le relazioni, le nomine, le misure e gli atti legislativi del Palazzo. Un entourage ben orchestrato che governa l’Italia e i rapporti di Matteo Renzi

I fedelissimi di Matteo Renzi si contano sulle dita di una mano. Giorno dopo giorno, l’entourage di Palazzo Chigi sta facendo strada, incastrandosi perfettamente nei classici rapporti di potere tra pubblico e privato. E verrebbe da dire che l’epicentro di questo nuovo comando non è Roma, ma la Toscana. Come il premier fiorentino, il suo collaboratore Luca Lotti e l’imprenditore Marco Carrai, l’avvocato Alberto Bianchi, il ministro Maria Elena Boschi e la Vigilessa Antonella Manzione provengono dalla stessa regione. Ecco, loro sono i gerarchi del palazzo che hanno spodestato Graziano Delrio. Stranamente, lui non è toscano, ma questa è solo una nota di colore.

La VigilessaAntonella Manzione è partita dal gradino più basso della scala. Da professoressa di diritto, a capo dei vigili urbani di Firenze, ora è alla guida del Dagl (Dipartimento affari giuridici e legislativi della presidenza del consiglio): un incarico di altissimo livello, dato che le spetta la valutazione di tutta l’attività normativa del governo, un lavoro delicatissimo. Talmente delicato che la Corte dei Conti aveva inizialmente bocciato la sua nomina («non ha i requisiti»). Ora però la Governante – il soprannome le è stato affidato da qualche mese – non cede un centimetro nei confronti della burocrazia del Consiglio di Stato e del gabinetto del Ministero dell’Economia. È un tassello fondamentale del puzzle renziano, visto che ogni atto o nomina approvata da Palazzo Chigi deve passare per l’ex capo dei vigili fiorentini.

La regina – Se nessuno conosce Manzione, Maria Elena Boschi è ormai da tempo sotto i riflettori. Tiene in pugno le riforme costituzionali. Si vede spesso in televisione, soprattutto per la sua centralità nel dibattito istituzionale, ma anche per le sue doti, non certo nascoste. Non a caso si ricordano le battute sui social e le interviste di Enrico Lucci delle Iene. Lo stesso Berlusconi, la prima volta che l’ha incontrata aveva detto «lei è troppo bella per essere comunista», segue la risposta stucchevole del ministro: «i comunisti non esistono più».

Antonella Manzione, la "vigilessa" a capo oggi del Dagl,
Antonella Manzione, la “vigilessa” a capo oggi del Dagl, il Dipartimento per gli Affari Giuridici e Legislativi della Presidenza del Consiglio dei Ministri

Tralasciando il gossip della politica, l’aretina è una vera renziana della prima ora, non ha bisogno di presentazioni. Nei mesi scorsi affermava in parlamento: «noi non facciamo dimettere nessuno per un avviso di garanzia», una frase che solo cinque anni fa, se fosse stata pronunciata da un qualsiasi berlusconiano avrebbe generato un polverone di polemiche nel centrosinistra, che oggi si chiama Pd. I tempi cambiano, e le persone pure.

Il rapporto tra il premier e il ministro è strettissimo, le parole dell’uno potrebbero appartenere all’altro. Forse la Boschi (escluso Padoan) è l’unico ministro che mantiene un filo realmente diretto con il premier, in un legame che certo non può essere di parità.

“La” chiamavano Trinità – Eppure i tre registi del “potere toscano” sono Marco Carrai, Luca Lotti e Alberto Bianchi: la Trinità, come va di moda chiamarla nell’ambiente. Tra loro tre e Matteo Renzi, si gioca il destino delle nomine, dei programmi politici, delle misure e degli interessi economici. L’intreccio è abbastanza complesso. La Trinità (più Maria Elena Boschi) costituisce il consiglio direttivo della Fondazione Open, il nucleo finanziatore della Leopolda.

Luca Lotti – soprannominato “lampadina” – è l’unico della Trinità ad avere un incarico di governo (Sottosegretario all’editoria), ex capo gabinetto di Firenze, si è occupato delle nomine delle società pubbliche. Se sei un uomo d’affari o un cardinale o equivalenti, e vuoi avere una relazione stretta con il governo e con Renzi devi parlare con lui, o con i suoi due amici imprenditori (Andrea Conticini e Andrea Bacci).

Il consigliere dei tre, lo “zio saggio”, è l’avvocato d’esperienza Alberto Bianchi. È entrato nel Cda di Enel ed ha una condanna per danno erariale (4.7 milioni). È il primo incaricato a reperire fondi per la Leopolda (infatti è il presidente della fondazione prima citata). Anche lui ha svolto un fondamentale per le nomine, sembra aver forzato la candidatura di Francesco Starace all’Enel.

Uscito dall’esperienza politica nel 2009, l’imprenditore Marco Carrai si trova in una posizione di assoluto privilegio. Ha una fittissima rete di conoscenze e relazioni, da politici stranieri (soprattutto americani e israeliani) a banchieri di primissimo piano, come Fabrizio Palenzona e Lorenzo Bini Smaghi. È stato più volte nominato per la vicenda della casa di Firenze, si dice sia l’anello di congiunzione tra Renzi ed alcuni “poteri forti”, come i manager di Unipol e del Monte dei Paschi (l’Espresso).

Senza regolamentazione – In fin dei conti, il problema delle relazioni tra il potere pubblico e privato è sempre esistito in tutti gli stati occidentali. Il fatto che deve far riflettere è che in Italia siamo in una situazione di completo oscuramento. Nessuno parla di una regolamentazione del lobbying, che potrebbe rendere questi rapporti più chiari (questione di cui abbiamo spesso parlato, come a questo link)

 

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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