La vera storia di Foxcatcher

25/03/2015 di Jacopo Mercuro

Vincitore per la miglior regia a Cannes e nominato in ben sei categorie agli ultimi Oscar, Foxcatcher è l’ultima fatica di Bennet Miller, regista che conferma le sue grandi qualità dopo i successi avuti con Truman Capote e Moneyball (L’arte di vincere).

Foxcatcher

Dopo aver letto un articolo di giornale, che evidenziava le vicende di Mark e Dave Shultz, entrambi oro olimpico nella lotta libera ai giochi di Los Angeles 1984, Bennet Miller ha deciso di riportare sul grande schermo, la tragica storia dei due fratelli americani. Grazie ad un grande lavoro documentaristico, e alla grande prova attoriale di Channing Tatum, Mark Ruffalo e Steve Carrel (gli ultimi due canditati all’oscar), il regista americano è riuscito nell’intento di plasmare una pellicola che va oltre la semplice ricostruzione dei fatti, riuscendo a scavare nella profondità dell’anima dei protagonisti.

I fratelli Shultz, figli di genitori separati, hanno avuto un’infanzia difficile, costretti a subire i continui trasferimenti tra il padre e la madre. Dave (Mark Ruffalo) si è sempre preso cura del fratello minore Mark (Channing Tatum), fino a divenire suo partner e allenatore nella lotta libera. Fin dalle scene iniziali si capisce la sofferenza di Mark nel vivere all’ombra del fratello Dave. L’occasione di staccare il cordone ombelicale che li lega, arriva quando John Eleuthère du Pont (Steve Carrel), ricco filantropo americano, decide di ospitare Mark nella sua immensa tenuta, aiutandolo per la preparazione ai mondiali e per le successive Olimpiadi. Tra il giovane lottatore e du Pont nasce una forte amicizia, ma una serie di eventi inclinano il rapporto. Per aiutare il fratello, ormai abbandonato a se stesso, Dave, dopo aver rifiutato l’invito in passato, decide di trasferirsi con la famiglia nella tenuta Foxcatcher, rimanendoci fino al tragico epilogo.

Il film è riuscito nell’intento di racchiudere, in poco più di due ore, tutti i passaggi fondamentali di una storia realmente accaduta, esplorando a fondo anima e sentimenti dei protagonisti. Le tempistiche del girato hanno però costretto l’autore a modificare alcuni dettagli, staccandosi da quella che è stata la realtà, come testimonia Mark Shultz, l’unico sopravvissuto della storia.

Nel film si vede un emissario di Eleuthère du Pont che contatta Mark, e lo invita nella tenuta Foxcatcher, dove il ricco filantropo gli propone un trasferimento nella sua proprietà, così da potersi allenare in una struttura che gli rende merito. Nella realtà fu Dave ad essere contattato da du Pont che, dopo aver rifiutato l’invito, consigliò di contattare il fratello minore.

Dopo il trasferimento a Foxcatcher da parte di Mark, la pellicola mostra l’evolversi del rapporto tra il lottatore e du Pont, arrivando a mostrare scene che alludono ad una forte intimità. Le allusioni al rapporto omosessuale hanno irritato molto il reale Mark Shultz, affermando che il suo legame con du Pont non è mai andato oltre ad una forte amicizia. Mark ha chiesto più volte a Miller di eliminare le scene allusorie, criticando aspramente il regista, per poi fare marcia indietro. L’intento di Miller non era quello di insinuare un rapporto omosessuale tra i due, ma di trasmettere agli spettatori la sensazione di forte invadenza da parte di du Pont, cosa pienamente riuscita.

In una delle sequenze centrali, assistiamo allo strappo del rapporto tra Mark e du Pont, dove quest’ultimo umilia l’atleta, schiaffeggiandolo di fronte ai suoi compagni di squadra. Vediamo un Mark privo di ogni motivazione, che abbandona gli allenamenti e inizia a fare uso di cocaina. Prima che la situazione precipiti, du Pont convince Dave a trasferisi a Foxcatcher, dove riceve una pessima accoglienza da parte di Mark, che ormai vedeva il fratello come un rivale. In questo caso il film ha tagliato e incollato momenti diversi dalla realtà, così da poter comprimere il tempo. La pellicola mostra i due fratelli vivere contemporaneamente a Foxcatcher, ma in realtà Dave si stabilì nella tenuta di du Pont solo dopo l’abbandono del fratello.

Le ultime sequenze riguardano l’uccisione di Dave da parte di du Pont e il suo arresto. Il grande schermo mostra un du Pont destabilizzato dalla morte della madre, e un sempre meno interesse per la squadra di lotta libera, che comunque continua ad allenarsi a Foxcatcher. Dopo pochi mesi dalla partenza di Mark, Eleuthère du Pont uccide a colpi di pistola Dave, per poi provare a lasciare la casa, dove però lo attende la polizia. Questa versione si avvicina molto alla realtà, salvo la motivazione per cui du Pont decise di uccidere Dave e le circostanze dell’arresto. In realtà passarono anni, e non mesi, prima che Eleuthère du Pont uccise Dave, e tra l’altro i due erano diventanti anche molto amici, al contrario di quello che si vede nel film. A scatenare l’ira di du Pont fu la decisione di Dave, intenzionato a lasciare Foxcatcher subito dopo le olimpiadi. Anche l’arresto non fu facile come appare nel film; passarono giorni prima che si riuscì a trovare du Pont, che si era nascosto all’interno dell’immensa tenuta.

Il film si conclude con una scena che mostra Mark Shultz combattere in un incontro di arti marziali miste, cosa che fa pensare ad una nuova carriera del lottatore, ma in verità Mark partecipò solo a quell’incontro, per poi iniziare ad allenare nello Utha, presso la Brigham Young University di Provo.

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Jacopo Mercuro

Nasce a Roma il 30/03/1988. Si diploma al liceo classico per poi intraprendere gli studi di giurisprudenza. Fin da bambino ha una vera e propria passione per il grande schermo. Cresce nutrendosi di pane, film e musica rock. Predilige le pellicole d’oltreoceano tanto che sulla sua scrivania non manca mai una foto del monte Hollywood.
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