La Turchia di Erdogan, tra lo spettro autoritarismo e la minaccia terrorismo

02/04/2015 di Michele Pentorieri

I recenti attacchi sono il sintomo di un malcontento diffuso nei confronti di Erdogan. Che potrebbe invece sfruttarli a suo favore in vista delle elezioni

Erdogan, Turchia

Il 31 Marzo il magistrato Mehmet Selim Kiraz, che indagava sulle proteste che nel 2013 hanno infiammato Istanbul, è stato ucciso dopo un sequestro di diverse ore ad opera di due membri del gruppo di estrema sinistra Dhkp-C. Nel blitz, volto alla liberazione del magistrato, due membri delle forze di sicurezza turche sono rimasti uccisi, così come i due brigatisti. Kiraz è morto in seguito alle ferite riportate. La richiesta dei sequestratori, in breve, era una confessione pubblica dell’agente di polizia -per ora ancora non identificato- che, durante le proteste del 2013 a Gezi Park, aveva ferito a morte un quindicenne che attraversava la zona calda in maniera del tutto incidentale. Questo episodio, tuttavia, è solo uno dei cinque che in questi giorni hanno sconvolto la Turchia. Ci sono anche da registrare, infatti, l’irruzione di un mitomane nella sede dell’AKP -il partito di Governo-, il tentativo fallito di attentato alla questura di Istanbul, un pesante blackout che ha paralizzato il Paese e diversi allarmi bomba sugli aerei della Turkish Airlines.

In realtà, la gravità degli avvenimenti non è tale da far pensare ad una destabilizzazione dell’apparato statale. Ad essere molto alto è, semmai, il valore simbolico. Sono stati attaccati, infatti, il potere giudiziario, la sede del partito di governo e le forze di polizia, recentemente oggetto di una contestata riforma di cruciale importanza. Il Parlamento, nel quale spadroneggia l’AKP, ha approvato una legge che concede poteri straordinari alla polizia, accordandole addirittura la facoltà di agire senza il sostegno della magistratura. Per questo motivo, è forte la sensazione popolare che la polizia stia di fatto diventando il braccio armato del Governo. In tale ottica, gli attacchi possono essere visti come un ulteriore segno di un’insofferenza verso le strategie di governo dell’AKP che, soprattutto dalle proteste a Gezi Park, non si è mai sopita del tutto.

Al di là della reale portata di questi eventi, c’è da inserire l’accaduto nel quadro delle elezioni politiche che si terranno il prossimo Giugno. A tal proposito, il Presidente della Repubblica Erdogan si trova a dover affrontare più di un problema. La situazione politica è piuttosto complicata ed è dominata dalle incomprensioni con il Primo Ministro Ahmet Davutoglu. Quest’ultimo guida il Governo dallo scorso Agosto, per gentile concessione proprio di Erdogan, che confidava nella lealtà della sua “creatura” per garantirsi un’ampia maggioranza alle elezioni di Giugno 2015. Il rapporto tra i due, tuttavia, è tutt’altro che idilliaco ed i motivi di scontro sono diversi, dalla politica economica ai rapporti con il PKK.

Le frizioni principali sono due. La prima riguarda la scelta dei candidati da inserire nelle liste per le prossime elezioni. Davutoglu rivendica il potere di agire in autonomia, mentre Erdogan vuole incidere pesantemente sulla questione. La seconda si colloca ad un livello di analisi superiore e riguarda le riforme costituzionali tanto care al Presidente. Il sogno di Erdogan è quello di avviare una profonda riforma costituzionale che permetterebbe alla Turchia di diventare una Repubblica Presidenziale, marginalizzando il ruolo del Primo Ministro e conferendo un potere enorme al capo dello Stato. Davutoglu, dal canto suo, è quindi ben consapevole che una larga vittoria dell’AKP implicherebbe un inevitabile ridimensionamento della carica che attualmente ricopre.

Fino a qualche anno fa, l’atmosfera pesante e la deriva autoritaria che sembra interessare la Turchia avrebbero provocato l’intervento dei militari, secondo uno schema ricorrente nella storia della Repubblica Turca. Tramite il varo del pacchetto di riforme nel 2010, tuttavia, i poteri dei militari sono stati pesantemente ridimensionati –tra i consensi unanimi dei Paesi Europei- ed uno dei retaggi più importanti dell’era kemalista sembra andare sempre più scomparendo. Con il senno di poi, quella che sembrava una mossa in direzione di una futura adesione all’Unione Europea si è rivelata essere niente di più che la marginalizzazione di un contrappeso politico ad opera dell’allora Primo Ministro Erdogan, bramoso di potere.

Il filo che tiene insieme gli avvenimenti di questi giorni, le elezioni e le eventuali riforme costituzionali è allora la paura di Erdogan di un mancato exploit del suo partito alle elezioni. Ad essere in dubbio non è tanto la vittoria dell’AKP (i sondaggi gli assegnano ancora la maggioranza), ma semmai la possibilità di formare un Governo monocolore tanto auspicato dall’attuale Presidente. Qualora l’AKP non fosse in grado di raggiungere i numeri per governare il Paese in autonomia ed assicurarsi il controllo del Parlamento, l’unica strada sarebbe la formazione di una coalizione, eventualità che turba non poco il sonno del capo dello Stato. Per Erdogan, infatti, ciò significherebbe dire addio al suo progetto di stravolgere la Costituzione per attribuirsi maggiori poteri.

Senza dare seguito a pettegolezzi complottisti che vogliono lo stesso Presidente alla regia dei recenti fatti, quel che è certo è che, come riportato da al-Jazeera, il clima di tensione può favorire Erdogan. Mediante una strategia che ricorda quella di Netanyahu con i suoi elettori, il capo di Stato ha tutto l’interesse ad alimentare un clima di insicurezza nei cittadini turchi. Non è escluso, quindi, che il Presidente strumentalizzi gli avvenimenti come parte della sua campagna elettorale. L’atmosfera pesante, infatti, potrebbe spingere l’elettorato ancora una volta a preferire alle urne l’AKP che, malgrado i suoi metodi autoritari, sarebbe visto ancora come capace di garantire un certo grado di stabilità sociale.

The following two tabs change content below.

Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
blog comments powered by Disqus