La trappola libica tra IS e ambizioni egiziane

15/05/2015 di Michele Pentorieri

Le ennesime dichiarazioni che parlano di jihadisti alle porte dell’Europa nascondono la volontà di al-Thinni di avere carta bianca contro Alba Libica. Nel frattempo, al-Sisi valuta un intervento diretto.

Libia

“Nelle prossime settimane arriveranno in Italia anche terroristi dell’Is a bordo di barconi di migranti”. E’ quanto affermato qualche giorno fa da Omar al-Gawari, ministro dell’informazione del Governo libico di Tobruk, quello internazionalmente riconosciuto. Per far fronte a questa situazione ha proposto, com’era prevedibile, l’invio di armi all’esercito libico per aiutarlo a far fronte all’emigrazione di massa. In realtà, la questione è molto più profonda e coinvolge numerosi altri elementi.

In primis, non è difficile pensare che i proclami sensazionalistici del Governo di Tobruk siano strumentali ad un invio di armi che andrebbe soprattutto a rafforzare l’operazione “Dignità” guidata dal generale Haftar. Agitare lo spettro di un Is pericolosamente prossimo ad invadere l’Europa fa particolarmente presa sull’opinione pubblica del Vecchio Continente. Ma l’obiettivo del Governo di Tobruk è quello di arrivare a condizionare le scelte dei leader europei, sfruttando una visione cronicamente semplicistica che questi hanno del panorama libico eufemisticamente variegato. Al-Thinni, in pratica, mira a ridurre agli occhi degli europei il complicatissimo universo islamista libico ad un granitico blocco riunito sotto la bandiera nera di al-Baghdadi. La narrazione offerta ai Governi esteri è lineare e soprattutto di facile comprensione: l’Is ha in progetto di sbarcare in Europa, ergo l’operazione “Dignità” ha bisogno di risorse militari affinché si possa sventare il piano degli uomini di al-Baghdadi.

Qualche centinaio di chilometri più a Ovest ha sede il “Governo” –il virgolettato è d’obbligo visto lo scarso potere di controllo sul territorio, anche se un discorso analogo potrebbe valere anche per la controparte di Tobruk- di Tripoli, espressione della coalizione Alba Libica. Si raggruppano, in questa fazione, diverse milizie di ispirazione islamista, le famose brigate di Misurata e pezzi della minoranza berbera. Nessuno Stato riconosce questo Governo e la sua alleanza con Ansar al-Sharia non ha fatto altro che ridurre a zero la sua credibilità, già comunque scarsissima.

Nello scacchiere libico, Egitto ed Emirati Arabi Uniti sono i due Paesi che maggiormente cercano di dare sfogo alle proprie ambizioni geopolitiche. L’obiettivo principale dei due Paesi è quello di stroncare qualsiasi tentativo di ascesa dell’islam politico in Libia, in particolare il movimento dei Fratelli Musulmani. Sfruttando le pretese di Governo di al-Thinni a proprio vantaggio, Il Cairo ed Abu Dhabi lo spingono a far leva sulle paure europee di un’invasione via mare dell’Is, che in realtà sembra ben lontana dall’avvenire. La speranza è sia quella di ottenere la fine dell’embargo sulle armi attualmente vigente in Libia, sia quella di una maggiore legittimazione delle loro ingerenze nella politica libica. In questo modo, al-Thinni intensificherebbe la lotta ad Alba Libica, spacciandola per lotta all’Is. Dal canto loro, Egitto ed Emirati Arabi Uniti approfondirebbero la loro collaborazione con il Governo di Tobruk, sfruttando la retorica della guerra all’Is per tentare di sradicare i Fratelli Musulmani dalla Libia.

La trappola tesa da Tobruk all’Europa, con il sostegno o comunque il beneplacito di Egitto ed Emirati Arabi Uniti, rischia di essere di cruciale importanza per le sorti della Libia e delle formazioni terroristiche che vi hanno sede. In realtà, si sta già scivolando verso uno scenario a dir poco preoccupante. L’operazione “Dignità” sta avendo come unico effetto quello di coalizzare gli oppositori ad Haftar. Con ogni probabilità, l’argine principale all’affermazione definitiva dell’Is in Libia non è costituito tanto dalle soluzioni militari portate avanti dal generale, quanto dall’assenza di linee di frattura settarie sulle quali poter far leva, come avvenuto in Siria ed Iraq.

A ciò si aggiungano i progetti interventisti egiziani. Ossessionato da Fratelli Musulmani ed Alba Libica, al-Sisi ha garantito da subito il suo appoggio al Governo di Tobruk. Non solo: da qualche tempo sta addirittura pensando ad un intervento diretto in Libia. Tralasciando l’inesperienza che al-Sisi ha già mostrato di avere in termini di lotta al terrorismo –in Sinai la sua politica ha avuto l’effetto di rafforzare i jihadisti di Wilayat Sina’– la sua intraprendenza fa paura anche per altri motivi. Un intervento di al-Sisi in Libia indebolirebbe sicuramente la reputazione di Haftar, dando modo ad Alba Libica di estremizzare la sua retorica. Quest’ultima, infatti, condanna gli ideali controrivoluzionari, che in Egitto sono esemplificati proprio da al-Sisi. Inoltre, la lotta senza quartiere ad Alba Libica che ne conseguirebbe porterebbe molti islamisti ad avvicinarsi a posizioni più intransigenti e ad abbracciare i progetti di al-Baghdadi.

In definitiva, l’Europa deve stare molto attenta a non cadere nel facile allarmismo dando alle dichiarazioni del Governo di Tobruk più rilevanza di quanta non meritino. E’ sicuramente vero che l’Is sta guadagnando terreno in Libia, ma siamo ben lontani dall’essere invasi da jihadisti provenienti dal Nord Africa. Piuttosto, bisognerebbe cercare di dissuadere in ogni modo al-Sisi dall’intervenire direttamente e manu militari sul suolo del vicino occidentale, cominciando a dubitare maggiormente- come stanno già facendo gli Stati Uniti- della buona fede del militare egiziano. Di sicuro, sarebbe meglio non appoggiare apertamente un Governo libico a scapito di un altro. Ma soprattutto bisognerebbe tenere conto che un pieno appoggio alle mire di al-Thinni e di Haftar potrebbe significare un’estremizzazione della retorica di Alba Libica. Ergendosi a unica custode dei valori della primavera araba in Egitto, tale fazione avrebbe gioco facile nel puntare il dito contro le potenze europee ree di voler restaurare il regime precedente. A quel punto, non è escluso che le diverse fazioni islamiste possano coalizzarsi contro il nemico comune, creando terreno fertile per l’affermazione definitiva dell’Is in Libia.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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