La tragedia di Lampedusa e l’Unione Europea

14/10/2013 di Andrea Luciani

Immigrazione e Unione Europea

Immigrazione e Unione Europea –  Quella di Lampedusa, in cui hanno perso la vita quasi 300 persone, è solamente il simbolo di un cupo trend, al quale l’Italia e la comunità internazionale non sono, oggi come ieri, in grado di far fronte. Come ha ricordato Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, il conteggio delle vite inghiottite dal mare, è tenuto da diversi anni sul sito  fortresseurope.blogspot.it. Nel Paese il dibattito su come arginare oppure aiutare questo flusso è aperto. Nel frattempo l’Unione bacchetta il Governo. La Commissione migrazioni del Consiglio d’Europa ha accusato l’Italia di non essere «in grado di gestire un flusso che è e resterà continuo» e di essere diventata una calamita per «l’immigrazione» a causa soprattutto «di sistemi di intercettazione e dissuasione inadeguati».

Unione Europea e immigrazioneE l’Europa? – Il significato di questa affermazione è però dubbio. Infatti, mentre Strasburgo ha più volte condannato l’Italia, ci si domanda se, secondo l’Europa, sia necessario ritornare alle pratiche dei respingimenti (che però di fatto con-segnavano gli immigrati nelle mani degli aguzzini di Gheddafi). L’Unione Europea, dunque, condanna (giustamente) tale pratica, ma allo stesso tempo gli Stati dell’Unione non tollerano la situazione italiana e rimproverano le politiche sull’immigrazione del Governo. Il problema, però, rimane intatto, poiché quella stessa Europa che pretende di mettere bocca sulle azioni italiane, non è poi così ansiosa di condividere la difficoltà della gestione delle frontiere del Sud. Le ondate di sbarchi non possono essere una questione unicamente nostrana. Riguardano tutta l’Europa tutta, per non parlare poi di un dovere di tutela e salvaguardia dei diritti umani, sancito dalla CEDU del 1950 ed ormai annessa ai Trattati di Lisbona. Come il sindaco di Lampedusa invoca l’aiuto del Governo, sfidandolo a venire e a contare i morti, allo stesso modo Letta giustamente deve invocare l’intervento dell’Unione. 

Frontex – Poche ore dopo il naufragio e l’inizio della conta delle vittime, l’Europa aveva rispedito al mittente l’accusa di non cercare in alcun modi di affrontare il problema. «Abbiamo costruito il piano Frontex», era stata la risposta. Reazione che, a ben vedere, è esplicativa di quanto, le accuse portate a Bruxelles, siano tutto fuorché non fondate. La Frontex, infatti, è un’agenzia dedita, tra le altre cose, al pattugliamento dei confini europei. Sino ad oggi, missioni come Nautilus e Hermes (Francia, Germania, Grecia, Italia e Malta) si sono occupate – in modo più o meno fallimentare – di pattugliare i confini del Mediterraneo. Da dicembre avremo anche l’Eurosur, sistema di sorveglianza rinforzato, attraverso l’uso, ad esempio, di droni teleguidati. Con un problema. Nulla è ancora stato fatto riguardo al soccorso dei migranti, vera criticità dei piani europei. Come ha dichiarato Ska Keller, anche questa volta, tutto è creato per migliorare il pattugliamento, ma nulla nel senso di aumentare la coordinazione al salvataggio. Insomma, la strada, un’altra volta, non sembra essere quella giusta.

La Commissione a Lampedusa – Intanto, una settimana fa, una delegazione è scesa sull’isola capeggiata dal Presidente della Commissione, Josè Manuel Barroso. L’accoglienza è stata calda, ma sicuramente non calorosa. Striscioni e grida: “Assassini” e “Vergogna”. Le accuse, che si riferivano in particolar modo alle condizioni del centro di accoglienza, dove vivono oltre 800 profughi per una capienza di massimo 250, insieme con l’appello del sindaco di Lampedusa, hanno indotto la delegazione a passare per il centro di accoglienza, sebbene per pochi minuti.

Malmstrom, fronte unico: In ogni caso, qualche segnale positivo è sembrato arrivare. Il Commissario Europeo per gli Affari Interni, Cecilia Malmstrom, ha infatti dichiarato l’intenzione di inaugurare una missione Frontex per l’intervento comune su tutta l’estensione della frontiera sud. Enrico Letta, intanto, lavora per far inserire nel summit Europeo del 24 ottobre, il problema dell’immigrazione all’ordine del giorno.

Se qualcosa cambierà e l’Europa riuscirà ad adottare una politica di immigrazione comune per il bene dei profughi stessi, forse la tragedia di Lampedusa potrà avere il ruolo di aver spostato l’attenzione su un problema che fino ad oggi è rimasto ignorato e che invece avrebbe necessità di essere affrontato per il bene non solo dell’Italia, non solo dei profughi, ma dell’Europa stessa.

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Andrea Luciani

Nasce a Roma il 25/03 /1991. Appassionato di studi internazionali e fermo sostenitore del progetto dell'Unione Europea, è laureato in Scienze Politiche presso la LUISS Guido Carli, dove ora studia International Relations. Collabora con l'associazione ONLUS Intercultura con la quale è stato in Nuova Zelanda sei mesi nel 2009. Nel 2012-2013 conclude il programma Erasmus di sei mesi presso l'università si Sciences Po Paris.
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