La terra del petrolio. Il Texas Italiano: la Basilicata

01/04/2014 di Giovanni Caccavello

Secondo alcuni studi rilasciati da British Petroleum Italia, nel nostro paese si troverebbe un immensa quantità di petrolio. In Basilicata vi sarebbero infatti riserve petrolifere per quasi 1400 milioni di barili. Il governo, però sempre non interessarsi molto a questa scoperta

Oro nero – La notizia è di quelle che fanno riflettere. Secondo quanto riportato da British Pretroleum, sesta compagnia energetica del mondo per capitalizzazione di mercato, in Italia ci sarebbe un immenso giacimento petrolifero a disposizione. Secondo i dati rilasciati dalla multinazionale britannica, in Basilicata si troverebbero riserve petrolifere per quasi 1400 milioni di barili. Questa notizia, che sembra essere stata confermata recentemente anche da altre aziende leader nel settore, come la stessa ENI, Royal Dutch Shell e Total, apre scenari nuovi per il nostro Paese, da sempre considerato terra priva di grandi risorse naturali.

L’Italia, secondo quanto scritto a gennaio dal Wall Street Journal, a seguito di questa importantissima scoperta sarebbe così il terzo paese europeo per giacimenti di petrolio (1,378 millioni di barili di petrolio greggio), dietro solo a Norvegia (7,494 milioni) e Regno Unito (3,098 milioni).

I primi piccoli benefici – Nonostante il tipico immobilismo italiano (che purtroppo contraddistingue anche questa vicenda), nel corso degli ultimi anni qualcosina sembra essersi mosso. A seguito di studi sempre più attenti del suolo lucano, ENI e Royal Dutch Shell, tra il 2008 ed il 2012 hanno cercato in tutti i modi di aumentare l’estrazione di petrolio dando vita ad un mini-boom degli investimenti pagando alla regione Basilicata circa 500 milioni in diritti per il centro di estrazione della Val d’Agri. Il piccolo comune di Viggiano che “ospita” il centro di comando per le operazioni di estrazione, nel corso del 2013 ha ricevuto circa 20 milioni di Euro, poi prontamente riutilizzati per costruire migliori e nuove infrastrutture per i cittadini.

petrolio-basilicataLa situazione attuale – Questo, però, risulta essere l’unico aspetto positivo della vicenda visto che tutte le associazioni ambientaliste (e non solo) si sono immediatamente mosse per fermare gli investimenti e il futuro sviluppo dell’intero settore energetico Italiano. Il WWF, attraverso il sua direttrice italiana, Mariagrazia Midulla ha spiegato come il governo non debba assolutamente puntare sul petrolio ma solamente sulle energie rinnovabili. Al tempo stesso, nel corso dell’estate scorsa, circa 7000 balneari hanno protestato contro le operazione di trivellaggio, spiegano come il turismo sia più importante dei giacimenti di grezzo. Al momento attuale, ENI e Shell solo le uniche aziende energetiche ad avere i diritti per poter estrarre fino a 104 mila barili al giorno. Tutte le altre società, come la francese Total, possono estrarre fino ad 85 mila barili giornalmente.

Secondo alcune stime, un semplice raddoppio delle estrazioni di petrolio rispetto a quelle attuali permetterebbero all’Italia di aumentare il livello di indipendenza energetico nazionale, portando il consumo totale di energia oltre il 16%.

Altri problemi – Un altro problema, ben conosciuto, riguarda poi la burocrazia e la palude delle leggi italiane. I vari governi italiani che si sono susseguiti nel corso degli ultimi anni non hanno preso misure specifiche per poter semplificare in modo sensibile l’ingresso e lo sviluppo delle attività nel territorio lucano, mentre la vicenda sembra essere rimasta relegata ai margini del dibattito politico nazionale nonostante le importanti ripercussioni economiche per cui – secondo l’ex ministro dello sviluppo Zanonato – nel caso in cui le estrazioni di barile raddoppiassero, il governo potrebbe creare nel breve-medio periodo circa 25 mila nuovi posti di lavoro facendo guadagnare allo stato oltre 3 miliardi di Euro all’anno di tasse nette provenienti dal reddito generato da quelle nuove attività. Il problema vero, però, è che il governo non si è mai mosso in modo decisivo in quella direzione ma, anche in questo caso, è rimasto vittima delle resistenze delle comunità locali e degli ambientalisti che si oppongono al progetto.

Risultati – Se il governo riuscisse infatti a promuovere un piano industriale serio che favorisca e metta nelle condizioni migliori le multinazionali intenzionate ad investire nella produzione di petrolio, non solo creerebbe decine di migliaia di posti di lavoro e genererebbe reddito, ma permetterebbe all’Italia di risparmiare entro il 2020 oltre 14 miliardi di Euro sui 62 miliardi attualmente spesi per importare energia che potrebbero essere spesi in modo molto migliore (riducendo il debito, oppure tagliando le tasse, oppure ancora stimolando gli investimenti e i consumi).

Oltre a tutto questo, l’Italia potrebbe raggiungere molti dei vari impegni energetici internazionali nel corso dei prossimi anni solamente attraverso lo sviluppo e le attività energetiche che potrebbero venire implementate se il governo aprisse dei tavoli ad hoc per discutere la situazione.

Futuro – I dati rilasciati dalla British Pretroleum ci permettono di trarre delle conclusioni semplici ma significative. Facendo un semplicissimo calcolo, che non tiene conto dello sviluppo generato in un secondo momento da tutte le operazioni di ricerca, di investimento, di estrazione, di produzione, di raffinamento, legate ad un sviluppo armonico dei giacimenti petroliferi, possiamo tranquillamente dire che, se nel corso dei prossimi quaranta anni tutto il petrolio grezzo venisse estratto, il ricavo dalla vendita dei circa 1400 milioni di barili si aggirerebbe intorno al 120 miliardi di Euro, cioè circa 3 miliardi di euro all’anno. Oltre a questo è interessante far notare come secondo alcuni studi, che contrastano con la teoria ambientalista, le riserve di petrolio non sono destinate a finire nel corso dei prossimi decenni e nemmeno nei prossimi secoli e nel Mar Mediterraneo si potrebbero trovare ulteriori giacimenti di oro nero.

The following two tabs change content below.

Giovanni Caccavello

Studente universitario Comasco, nato nel 1991 studia Economia ed International Business attualmente presso la "University of Strathclyde", prestigiosa università di Glasgow, Regno Unito. Nel corso della scorsa estate ha lavorato due mesi come analista di mercato in Cina, a Shanghai e di recente ha partecipato al G8 giovanile tenutosi a Londra come "Ministro dello Sviluppo" per la delegazione Italiana.
blog comments powered by Disqus