La terra dei fuochi, il regno dei rifiuti tossici

12/10/2013 di Iris De Stefano

Terra dei fuochi

“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” Così recita l’articolo 32 della Costituzione, ma ci sono zone in Italia in cui questo articolo, fondamentale nella sua semplicità, è completamente ignorato.

Terra dei fuochi, CampaniaLa terra dei fuochi – Una di queste è in Campania dove c’è un triangolo, compreso tra Napoli e Caserta, diventato famoso come la terra dei fuochi. Moltissimo se ne è parlato negli ultimi giorni, soprattutto grazie ad un servizio de Le Iene, trasmesso la settimana scorsa. Ma è storia vecchia per chi vive nella regione. Non si sa chi abbia inventato questa definizione, all’inizio utilizzata solo per identificare il triangolo tra Giugliano, Villaricca e Qualiano ( trentanove discariche in uno spazio di circa 110 km quadrati con una popolazione totale di 150 mila persone ) ma poi allargatasi fino a comprendere lo spazio tra i due capoluoghi. Data in pasto al grande pubblico da Roberto Saviano, che la utilizza come titolo dell’ultimo capitolo di Gomorra, la definizione terra dei fuochi indica quella zona di territorio campano in cui è soliti vedere altissime colonne di fumo nero, risultato degli incendi di rifiuti tossici sversati nelle discariche, regolamentate o meno, o semplicemente riversati in piena campagna e poi bruciati da bambini, generalmente rom, pagati dai clan 50 euro ad incendio. Moltissimo si è scritto sul business dei rifiuti per le mafie e specialmente per la camorra, che li importa dalle grandi aziende e dai comuni sia del nord Italia che da Germania e Sviezzera, e li sversa nelle discariche, nelle cave, in aperta campagna o sul ciglio delle strade, imbottendo ogni spazio disponibile. Perfino i serbatoi sotterranei delle stazioni di benzina dismesse.

I rifiuti speciali – Secondo l’ articolo 184, comma 3, del decreto legislativo 152 del 2006, sono considerati speciali i rifiuti da attività agricole e agro-industriali; quelli derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo, i rifiuti da lavorazioni industriali ed artigianali; quelli da attività commerciali e di servizio; i derivanti da attività di recupero e smaltimento di rifiuti, da potabilizzazione ed altri trattamenti delle acque, da depurazione delle acque reflue e delle emissioni in atmosfera; i rifiuti derivanti da attività sanitarie; i macchinari e le apparecchiature deteriorate ed obsolete; i veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e le loro parti ed il combustibile derivato da rifiuti. Essendo rifiuti speciali ( e senza elencare quelli pericolosi ) dovrebbero essere smaltiti utilizzando procedure che non danneggino l’ambiente, comportando spese onerose per le industrie e i comuni. Proprio in quel momento, così come spiegato anche dal pentito Carmine Schiavone, interviene la camorra a cui viene appaltato, a poco prezzo, lo smaltimento.

Le conseguenze – Le problematiche che si sono venuti così a creare sono vari: i rifiuti compattati in discariche abusive o semplicemente riversati nelle campagne hanno iniziato ad inquinare il terreno e le falde acquifere, contaminando le colture della zona, le quali, in teoria, non dovrebbero essere utilizzate ma, in pratica, continuano a produrre mangime per gli animali (la zona è famosa per la produzione di mozzarella) e alimenti che vengono venduti ovunque in Italia ed in Europa, a volte grazie alla falsificazione degli esami. La magistratura ha, solo per dare un esempio, scoperto, grazie alle rivelazioni di un pentito, che un olio altamente tossico, simile all’amianto, era stato smaltito in quantità pari a 300mila tonnellate, come concime nelle campagne del casertano. Si stima che ogni discarica campana sia riempita al 50% da rifiuti tossici illegali, grazie a tangenti pagate ai custodi delle discariche e segnate quindi nei libri paga dei capi dei clan. L’ombrello di ricaduta dei fumi prodotti dai roghi ( ovvero diossina ) e quelli prodotti dalle reazioni chimiche dei materiali pericolosi investe inoltre tutta la zona, con sostanze che vengono inalate dalla popolazione, con il risultato di un incidenza di tumori di quasi tre volte la media italiana e il 100% in più negli ultimi venti anni di tumori ai polmoni e alla vescica.

Le polemiche –  Quella della terra dei fuochi non è una storia nuova; in Campania se ne parla da almeno 10 anni e da 5 con maggiore insistenza, con la popolazione locale che denuncia le istituzioni di collusione con i clan, il cui business dei rifiuti è diventato, insieme al traffico di droga, la prima fonte di guadagno. In Italia però sembra esser diventata notizia solo dopo il servizio di Nadia Toffa della settimana scorsa. Su Twitter l’hashtag #terradeifuochi è rapidamente diventato trending topic, generando discussioni che purtroppo non si sono trasferite sui giornali o in televisione; big della televisione o della musica hanno idealmente adottato un comune della zona, facendosi fotografare con un cartello recante scritto il nome di un comune “X non deve morire”, idea nata da Selvaggia Lucarelli, nota blogger e conduttrice radiofonica. Un putiferio ha inoltre scatenato l’articolo di Mario Adinolfi, ex parlamentare PD e ora blogger che, cercando di riassumerlo in otto tweet, ha scritto nell’ultimo: “si sono fatti devastare tacendo dalla camorra che ha interrato per anni rifiuti tossici, ora fanno le manifestazioni. Che popolo di merda”. Forma completamente sbagliata, ma se letto nel contesto dell’articolo, non meritevole della valanga di insulti che ha ricevuto l’autore.

Il governo? – Il nocciolo della questione è, quindi, la mancanza totale di iniziativa da parte del governo: non bastano le parole di Napolitano che ha definito, durante un vertice alla Pretura di Napoli di dieci giorni fa, quella della “terra dei fuochi” un’emergenza sanitaria nazionale, non bastano le foto dei personaggi famosi, non bastano i cinque milioni di euro stanziati dalla Regione né i cortei, fattisi quotidiani ormai, da Roma e da Bruxelles tutto tace. Gli interessi politici ed economici sono enormi, la situazione economica disastrata, una parte del tessuto sociale infettato e colluso e la sensazione è che ci si trovi davanti ad un problema più grande di noi. Secondo le ultime stime della Regione non basterebbero 80 anni di bonifiche per riportare la zona alla normalità e come sappiamo, 80 anni sono circa 80 volte più della durata media di un governo italiano; intanto, si continua a morire.

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Iris De Stefano

Nata a Napoli il 02/10/90 dopo la maturità classica ha studiato Relazioni Internazionali a "L'Orientale" di Napoli e alla LUISS Guido Carli di Roma. Esperienze in Belgio e in Spagna.
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