La teoria delle ombre

22/01/2016 di Nicolò Di Girolamo

In "La teoria delle ombre", Paolo Maurensig, con la descrizione di pochi giorni solitari e ritirati, riesce a farci partecipi tutta della vita straordinaria e piena di ombre di Aleksandr Aleksandroviç Alekhine

Alekhine

Nella notte del 23 marzo 1946 morì Aleksandr Aleksandroviç Alekhine, ancora detentore del titolo di campione mondiale di scacchi. Fu trovato, la mattina successiva, in una stanza d’albergo a Estoril, vicino Cascais; poteva sembrare assopito, così appoggiato sullo schienale della sedia, davanti ai piatti vuoti della cena e vicino alla scacchiera intonsa che ancora aspettava di dare forma alle sue analisi serali.

Sono tempi lontani, in cui il circuito professionale del gioco attirava molta più attenzione di quello del calcio come di molti altri sport e così venne scattata una foto della scena del decesso che sarebbe stata pubblicata su molti quotidiani e che ancora oggi è facilmente reperibile sul web.

La fotografia in questione è agghiacciante. Forse semplicemente a causa del terribile soggetto che ritrae: ovvero la morte, ma forse anche per qualche altro motivo che non è facile cogliere di primo acchito. Magari è la presenza della scacchiera ad acuire la sensazione di angoscia che si collega a questa immagine tragica. È possibile che uno spettatore si aspetti che in una fotografia del genere – o meglio in un attimo del genere- ovvero l’attimo in cui l’anima si congeda dalla vita terrestre, un dettaglio così materiale, così caratterizzante e vivido, un tale simbolo della mera esistenza quotidiana del defunto non debba trovare spazio. Secondo logica l’anima dipartente dovrebbe avere tempo di allontanarsi dalle sue passioni secolari prima di consegnarsi alle gelide braccia della morte.

Purtroppo non sempre è così e forse per questo foto simili non dovrebbero mai essere scattate. Contaminano l’ultimo ricordo di un’esistenza, lo trasformano in un terrificante monito, come una testa infilzata su una picca, simbolo dell’ennesima vittoria della falce che mortifica le passioni umane.

Comunque sia la foto in questione è indubitabilmente molto comunicativa, si direbbe suggestiva, se il termine non apparisse tremendamente cinico in questo caso particolare, e probabilmente è stata una delle principali fonti di ispirazione per l’ultimo libro di Paolo Maurensig: La teoria delle ombre.

In questo avvincente romanzo, Maurensig suffraga le teorie secondo cui la morte di Alekhine non sia stata causata da asfissia come sostiene l’esame autoptico bensì sia stata frutto di un omicidio. La vicenda si svolge a Estoril, negli ultimi giorni di vita del leggendario campione, mentre questi si prepara in attesa della sfida con il nuovo pretendente al titolo mondiale: il sovietico Mikhail Botvinnik, frutto della scuola bolscevica, simbolo di una nuova generazione di russi.

Con la descrizione di questi pochi giorni solitari e ritirati, Maurensig riesce a farci partecipi di tutta una vita straordinaria e piena di ombre come quella di Alekhine, attraverso le paure e i ricordi del suo personaggio, lo scrittore ci rende infatti presenti alla morte dell’ultimo uomo di un’epoca. Infatti Alekhine era un aristocratico, uno degli ultimi rappresentanti della grande russia zarista, cocciutamente sopravvissuto ai capricci della storia, contro ogni probabilità.

La parte più affascinante di questo scritto consiste nella figura assolutamente negativa del protagonista. Alekhine è stato un uomo disturbato, afflitto da vari problemi psicologici, i più evidenti dei quali si erano manifestati con i diversi matrimoni avuti con donne molto più anziane di lui, che hanno fatto pensare a diversi psichiatri fosse uno degli esempi più lampanti del complesso di Edipo. C’è addirittura chi ha riconosciuto nel suo stile di gioco aggressivo e feroce un bisogno patologico di prevaricare e distruggere l’avversario. Inoltre alcune delle sue sconfitte più inspiegabili sono state attribuite al suo alcolismo sconsiderato.

Ciò che è importante considerare è che Maurensig non cerca in nessun modo nel suo romanzo di smussare i difetti del suo eroe tragico, né di avvicinarlo al pubblico, svelando magari buoni sentimenti ipotetici e nascosti. Lo scrittore ne fornisce un quadro onesto e senza pudore, sicuro che la grandiosità della sua figura decadente e altezzosa sarà abbastanza affascinante da tenere incollato il lettore alle pagine del libro.

Così è, in effetti. Basterebbero alcune pagine per giustificare l’acquisto del romanzo. La scena dell’intervista in cui Alekhine affronta il nemico dell’opinione pubblica nella veste del giornalista, che lo vorrebbe distruggere in quanto simbolo di un’epoca ripudiata, è semplicemente maestosa. Quando l’autore descrive l’aristocratico russo che si mette in posa di fronte alla fotocamera è possibile immaginare i suoi occhi chiari, severi, gelidi e taglienti che affettano l’obbiettivo e cogliere tutta la dignità di una fiera che acquista alterigia percependo l’approssimarsi della sua ora.

Alekhine è stato accusato di collaborazionismo con i nazisti, come di buona parte dei delitti che prevede il codice penale, abbandonato dalla sua patria che ha cessato di esistere e svilito dai suoi colleghi; ciononostante, pur col fiato corto e i dolori al fegato, il suo sguardo temibile non si è spento fino all’ultimo istante della sua vita. Una grande storia, magistralmente raccontata.

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Nicolò Di Girolamo

Nasce a Trieste nel 1993 e consegue la maturità classica alla Scuola Navale Militare Francesco Morosini di Venezia. In seguito si iscrive al corso di lettere moderne all'università di Firenze. Lettore accanito fin dalla tenera età, divide le proprie passioni tra vela, cinema e, naturalmente, libri di vario genere.
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