La Syriza italiana, quattro motivi per cui fallirà

22/07/2015 di Ludovico Martocchia

Obiettivo fissato, raduno in vista. Tsipras è il modello di riferimento, ma gli interpreti sono i reduci sconfitti della sinistra italiana. Perché una Syriza all’italiana non può funzionare?

Civati, Vendola, Syriza

L’unione fa la forza. Lo stanno capendo a sinistra? Forse, almeno si spera. A cosa possano servire decine di partitini comunisti, radicali ed extreme-left nessuno lo ha mai capito. Tantomeno il padre antico del socialismo scientifico, un certo Karl Marx, che aveva come primo obiettivo la creazione di un unico movimento internazionale dei lavoratori (ricordiamo: proletari di tutto il mondo unitevi). Ma insomma, non è necessario rispolverare l’Ottocento per capire che l’estrema sinistra italiana abbia bisogno di guardare altrove, all’estero, precisamente in Grecia, e dire “toh, lì si governa”. Così, da Sinistra ecologia e libertà a Rifondazione comunista, da Nicola Fratoianni a Paolo Ferrero, è cominciata a girare la voce: obiettivo Syriza italiana, sulle orme dell’Altra Europa con Tsipras. Ma una formazione del genere potrà avere successo? Probabilmente no, eccone quattro motivi.

1 – Un passato indigesto. Secondo le indiscrezioni, a entrare nel sistema solare degli tsiprioti italiani potrebbero essere, oltre ai fuoriusciti Dem come Pippo Civati – con la sua novella creatura Possibile – e Stefano Fassina, anche i dinosauri (udite udite) Pierluigi Bersani, Gianni Cuperlo, Massimo D’Alema, Alfredo D’Attorre, Rosy Bindi, più Roberto Speranza. Se così fosse, se queste voci venissero confermate, la nuova Syriza italiana partirebbe con un pesante svantaggio iniziale. Ovvero il bassissimo livello di popolarità di cui godono questi personaggi. La classe dirigente del Pd, capitanata da Cuperlo, è stata sonoramente sconfitta alle primarie del 2013 e alle elezioni politiche dello stesso anno con Bersani candidato premier. Così come, se partecipassero alla riunione anche Rifondazione e altri partiti comunisti, di certo non se ne trarrebbe gran profitto. La Sinistra arcobaleno non ha superato la soglia di sbarramento del 4 per cento nel 2008, mentre gli eredi di questa formazione non sono andati benissimo nelle consultazioni successive. Dove si vuole arrivare? Alexis Tsipras ha vinto in Grecia perché si è proposto come completamente nuovo, non ha nulla a che fare con molte delle tradizioni politiche qui sopra elencate. Non ha avuto nessun incarico prima di diventare premier (soprattutto per la giovane età), né aveva su di sé un’ombra pesante come quella del passato della sinistra italiana: una sinistra fallimentare e ormai indigesta all’elettorato, che spesso ha preferito non andare a votare o scegliere altre strade.

2 – Magari ci fosse un vuoto politico. L’altra caratteristica dell’ascesa di Syriza – quella ellenica, l’originale – è stata la presenza di un vuoto politico e di una crisi economica senza precedenti. In Italia non si può dire altrimenti. Che piaccia o no, il cosiddetto vuoto e lo squilibrio sistemico, sono stati sfruttati già da Matteo Renzi, che si è preso tutto il malloppo: segreteria del più grande partito di centrosinistra, governo italiano dopo soli settantasei giorni, consensi elettorali. Con questo non si vuole sostenere che il fiorentino resisterà altri vent’anni, ma che senza dubbio ha anticipato la sinistra radicale, ha occupato lo spazio che si era creato e difficilmente lo lascerà. Tecnicamente i margini possibili di adesione alla nuova formazione potrebbero essere più ristretti di ciò che aveva a disposizione il leader ellenico.

3 – AAA cercasi leader. È un discorso che si fa spesso: chi si incaricherà del fardello della leadership? E principalmente, emergerà un capo tra tanti capetti? Questo è da vedere. Se sulla barca tsipriota saliranno i vari D’Alema e Bersani, il rischio di avere di nuovo fazioni e correnti come il vecchio Pd è alquanto probabile. Chissà se Civati avrà le spalle larghe per scegliere un incarico così gravoso, che da Berlinguer in poi, in pochi hanno saputo tenere. E chissà se glielo permetteranno. Le divisioni interne sono la caratteristica principale della sinistra italiana, nel Paese non si vede uno Tsipras all’orizzonte.

4 – Esiste un’alternativa all’austerità? Il quarto motivo è il più complesso. Se per assurdo in Italia ci fosse lo spazio per un leader stile Tsipras, che politica economica innovativa potrebbe avanzare? Lo abbiamo visto con la Grecia, un’alternativa all’austerità sembra inaccettabile da parte dell’Unione europea. Sebbene, la situazione di Roma sia assai differente da quella di Atene, quindi margini di flessibilità sarebbero da considerare. Tuttavia, lo stesso Tsipras in Grecia paradossalmente, pur essendo carico del consenso di un referendum storico, ha mostrato tutte le sue debolezze, perché in Italia dovrebbe essere altrimenti?

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Ludovico Martocchia

Nato e cresciuto nella periferia romana. Ha frequentato il Liceo Scientifico Francesco D'Assisi, ora studia Scienze Politiche alla Luiss. Da sempre appassionato di politica, si interessa anche di filosofia, storia, economia e sport. Ma prima di ogni cosa, libero pensatore.
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