La svolta delle Filippine: addio all’alleanza con gli USA

02/11/2016 di Michele Pentorieri

Il nuovo Presidente Duterte si è già reso protagonista di dichiarazioni nettamente anti-americane. Obama glissa, ma il suo “pivot to Asia” è a rischio

La visita del Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte a Pechino della scorsa settimana sembra accelerare il processo di progressivo allontanamento del paese del sud-est asiatico dall’orbita statunitense. Dichiarazioni come “gli Stati Uniti hanno perso” o “le Filippine lasciano gli Stati Uniti” non hanno però, almeno visibilmente, sconvolto più di tanto l’amministrazione Obama, che preferisce trasferire la gestione del problema al prossimo inquilino della Casa Bianca.

Rodrigo Roa Duterte è stato eletto dal popolo filippino 16° Presidente del Paese, insediandosi lo scorso 30 Giugno. Primo mindanaoense a ricoprire la carica, si è da subito fatto notare per le sue espressioni forti, arrivando ad insultare il Papa ed Obama. Fin da quando ricopriva la carica di sindaco della città di Davao si rese protagonista di politiche repressive, molte della quali hanno previsto anche l’uso della violenza (anche preventiva). Per tale motivo, il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite rilasciò una lunga serie di dichiarazioni volte a condannare tali politiche durante tutto il 2009.

Le Filippine hanno sempre rappresentato uno dei baluardi della strategia di contenimento messa in pratica dagli Stati Uniti a discapito della Cina. Anche lo stesso Obama ha molto puntato sul Paese in quest’ottica. Uno dei successi maggiori della politica estera di Obama – insieme alla normalizzazione delle relazioni con Iran e Cuba – è stato infatti il cosiddetto “pivot to Asia“, di cui il Ttp (Trans Pacific Partnership) costituisce senza dubbio l’esempio più importante. L’accordo di libero scambio, firmato anche se non ancora ratificato, esclude la Cina e stringe ulteriormente i rapporti tra USA e Pacifico sud-occidentale. Vale la pena sottolineare come il passato ruolo anti-cinese delle Filippine era tuttavia merito del vecchio Presidente, Benigno Aquino III, che non ha potuto ricandidarsi per raggiunto limite di mandati. Responsabile di programmi economico-sociali che hanno portato il Paese a registrare tassi di crescita molto alti, ma anche pesantemente criticato per la corruzione dilagante all’interno del suo Governo, Aquino è stato quindi costretto a passare il testimone a Duterte. I legami di quest’ultimo con la Cina non sono affatto nuovi, visto che durante la campagna elettorale era stato accusato di ricevere fondi da un non meglio identificato imprenditore cinese.

Anche sul fronte militare, le intenzioni di Duterte sembrano voler danneggiare gli USA. “Voglio, magari nei prossimi due anni, il mio Paese libero dalla presenza di truppe militari straniere” ha dichiarato, precisando che è pronto ad abrogare gli accordi militari che legano i due Paesi. In ogni caso, ad oggi, la presenza militare statunitense nel Paese si è notevolmente ridotta. Fino a qualche anno fa erano presenti numerose e grandi basi statunitensi nell’arcipelago. Oggi gruppi di forze speciali sono presenti solo sull’isola di Mindanao, per condurre azioni di contrasto a gruppi terroristici affiliati allo Stato Islamico come Abu Sayyaf. Dutert tuttavia, vede nella presenza di truppe statunitensi sull’isola una delle cause principali dell’inasprimento della lotta separatista operata dal Fronte di Liberazione Islamico Moro.

Come anticipato, Obama non ha per ora reagito in maniera chiara, e a questo punto diventa sempre più evidente come il suo successore dovrà subito confrontarsi con una sfida importante. Innanzi tutto, bisognerà capire quanto ci sia di costruito nell’atteggiamento di Duterte e quanto sia effettivamente deciso a dare seguito alle sue dichiarazioni. E’ infatti probabile che la strategia USA comprenda il lasciar “sfogare” il Presidente filippino, per dargli successivamente modo di mostrare il suo carisma e la sua fedeltà alle promesse elettorali davanti ai suoi concittadini. Nel frattempo, il portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti John Kirby, ha dichiarato che il governo degli Stati Uniti è rimasto “basito” di fronte alle dichiarazioni di Duterte. Dall’altro lato, tuttavia, il portavoce Eric Schulz ha tenuto a ricordare che “non abbiamo ricevuto alcuna richiesta ufficiale da parte dei funzionari Filippini di modificare alcune delle molte questioni su cui operiamo in maniera bilaterale”.

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Michele Pentorieri

Nasce a Napoli nel 1991. Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, dove si laurea nel 2012. Consegue la Laurea specialistica con lode in Relazioni Internazionali presso la LUISS “Guido Carli", attualmente impegnato in un tirocinio all'IFAD.
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