La supermamma non esiste

28/09/2016 di Francesca R. Cicetti

Dovrebbero essere gli uomini, oltre le donne, a ribellarsi per lo stereotipo della mamma tutto fare contro il marito incapace di impugnare un aspirapolvere: un pregiudizio che finisce per ferire entrambe le parti

Uno spettro si aggira per la rete: è lo spettro delle battute sessiste. E per una volta non stiamo parlando di scherzi ai danni delle minigonne. Le ragazze non c’entrano. Tutti i papà del mondo dovrebbero unirsi per contrastare il massacro delle vignette che li ritraggono alle prese con i figli. Non dei padri di famiglia, ma degli scimmioni dal dubbio umorismo, incapaci di occuparsi del pargolo come farebbe la degna consorte. Perché la mamma è sempre la mamma. E saper cambiare un pannolino diventa, per il web, quasi una questione genetica: chi porta gonna e tacchi lo sa fare. Chi indossa la cravatta, invece, proprio no.

Tutti i padri del mondo dovrebbero ribellarsi agli spot nei quali, incapaci di far meglio, appendono i propri pargoli a testa in giù e li ripuliscono dai resti della pappa. A quelle immagini in cui il bagnetto per il bimbo è preparato in una pentola. E anche agli stereotipi per cui se si entra in una casa sporca, la colpa deve essere necessariamente della moglie pigra. È vero, il pregiudizio dovrebbe offendere le donne. Ma anche gli uomini. Come se loro, i mariti, non avessero le capacità necessarie neppure per afferrare una scopa dal lato giusto.

La lotta all’idea di supermamma dovrebbe partire da qui. Non dalle femministe, ma dai papà. Che in fin dei conti dovrebbero anche essersi stancati dell’idea imbarazzante e superficiale che circola su di loro. Che siano, cioè, capaci solo di riparare un rubinetto gocciante. Che il corso dei loro pensieri segua sempre una linea dritta, senza deviazioni. Mentre invece sono le mogli dal mantello svolazzante ad essere super. Sono loro che, quando l’uomo va a dormire, rassettano casa, stirano i panni, lavano le stoviglie, puliscono i soprammobili e baciano i bambini. Poi, alla fine, vanno a dormire anche loro.

Se le donne non sono ancora indignate a sufficienza per il mito della supermamma, dovrebbero esserlo gli uomini. Sono loro ad essere relegati a bambocci incapaci di riempire un biberon. Loro a passare per dei maschioni che, per carità, portano il denaro a casa. Ma una volta superata la soglia hanno bisogno anche di chi gli infili le ciabatte. Perché la verità è che il mito maschilista della donna di casa ferisce la moglie tanto quanto il marito. Lei è stilizzata dalla società come una macchietta pulisci-pavimenti. E lui come un incapace che impugna l’aspirapolvere al contrario. Entrambe le categorie ne escono ammaccate e malconce.

Lo stereotipo incombe. E fa male dirlo, ma sono gli stessi protagonisti a foraggiarlo. Le donne, coltivando il mito della moglie multitasking, che stira, lava, lavora e bada ai figli, impiegando tutti e quattro gli arti per metterci meno tempo. Non sarebbe una debolezza, ma anzi una conquista di civiltà, ammettere che il marito dia una mano. E gli uomini, invece, adagiandosi nel coccolato mito dell’uomo incapace compiere qualunque faccenda domestica. Niente di cui vantarsi.

Inutile dirlo, qui non si parla delle madri lavoratrici, costrette dalla necessità ai quotidiani salti mortali. Ma di quel pregiudizio sottile per il quale non si lasciano mai i bambini soli con il compagno, non si affidano al marito le pulizie di primavera, non gli si dà l’incarico di fare la spesa. E lui non si offre per nessuna di queste mansioni. Allora, la donna soffre il preconcetto ed è costretta a trasformarsi in una supereroina. Ma l’uomo lo soffre a sua volta, per la pigra incapacità della quale lo si accusa. Il maschilismo non conosce genere.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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