La strategia dell’eccesso che non sempre paga

10/03/2016 di Francesca R. Cicetti

Dalla chiusura dei ristoranti indiani di Storace alla rimozione dei cassonetti di Bertolaso: ormai sempre più spesso è una gara a chi la spara più grossa. Insistere su queste tattiche tuttavia ha controindicazioni. E l'elettorato, che si sveglia solo per un rumore abbastanza forte, è difficile da tenere sveglio.

Forse è una teoria azzardata, ma l’impressione è che nessuno abbia più voglia di ascoltare proposte articolate. O ancora peggio, proposte di senso. Altrimenti non si spiegherebbe la standing ovation all’intenzione di Storace di chiudere tutti i ristoranti indiani di Roma, qualora l’India non dovesse restituire all’Italia i due marò. In breve, un programma così ingiusto, inutile e imbecille che ci si domanda come possa essere stato concepito e come possa essere stato applaudito. Non solo perché trasforma due italiani, loro malgrado, in strumenti di propaganda e creature quasi mitologiche, non meglio identificate se non in coppia. Come gli Orazi e i Curiazi, i due marò. Ma anche perché vendicarsi a tradimento su un piatto di pollo al curry ha dell’assurdo e nessuno, nemmeno Storace, può aver pensato di farne una valida strategia politica.

Eppure in campagna elettorale niente (o quasi) viene detto a caso. Quindi anche un programma come questo deve avere un suo fondamento strategico. Forse non è realizzabile, o almeno lo si spera, ma è servito al suo scopo. Chiacchierare, lanciarsi in grida ridanciane e soprattutto rivendicare universalmente l’ingiustizia della questione indiana. La domanda è perché non farlo in maniera più modesta.

La ragione è la stessa che spinge Bertolaso a proporre di eliminare i bidoni dell’immondizia per impedire ai rom di rovistarvi dentro. Un’idea altrettanto stupefacente per la sua inutilità, ma altrettanto significativa. Le proposte moderate non attirano più. Le proposte articolate sono troppo difficili da seguire, tra un tweet e un post di Facebook. Quindi tanto vale lanciarsi in una strategia completamente opposta. L’elettore assonnato si sveglia solamente per un rumore abbastanza forte, quindi perché non lanciare una bomba? Che poi sia una granata irrealizzabile e sconclusionata, è un dettaglio trascurabile. L’importante è fare abbastanza chiasso.

Ma la questione dell’eccesso è più delicata di così. Non basta sventolare vessilli con poco o nessun senso. Non basta far sollevare la testa al cittadino addormentato, ma è necessario convincerlo a rimanere sveglio. E possibilmente a votare per il partito preferito. Sia chiaro, a volte la strategia dell’eccesso paga. A volte paga davvero moltissimo, dopo vent’anni di berlusconismo dovremmo saperlo bene. Ma deve provenire da una personalità ancora più estrema dell’estrema proposta, da qualcuno a cui si è disposti a perdonare ogni sproporzione. Non certo da Bertolaso o da Storace, che appartengono a tutt’altra categoria. E in bocca ai quali affermazioni del genere non fanno sorridere, ma provocano solamente la pelle d’oca. Per risvegliare dalla pigrizia l’elettore, forse farebbero meglio a studiare una strategia diversa.

A proposito di eccessi: sembrerebbe che per i candidati alle elezioni romane non ci sia nessuna speranza. La vincitrice designata è Virginia Raggi, lo dicono le stelle. Il Divino Otelma, Primo Teurgo della Chiesa dei Viventi, Gran Maestro dell’Ordine Teurgico di Elios, si è espresso in diretta radiofonica, informando cortesemente Giachetti e i suoi avversari della vanità della loro lotta. Il destino del Campidoglio è già scritto, tanto vale che risparmino il loro tempo.

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Francesca R. Cicetti

Nata a Roma, classe 1993, è laureata in Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove si sta specializzando in Governo e Politiche. È autrice di un romanzo di fantascienza, testi teatrali e numerosi racconti, pubblicati da vari editori. Dal 2012 collabora con alcuni quotidiani online per i quali si occupa di cinema, politica e cultura.
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